Il decreto bollette che sarà presentato al Consiglio dei ministri la settimana del 16 febbraio accende l’interesse degli analisti. Secondo Equita, gli interventi che stanno emergendo dalle indiscrezioni sul provvedimento per incidere sulla formazione del prezzo elettrico, avranno implicazioni dirette ma diverse per i titoli del settore.
Per la banca d’affari tra le misure più rilevanti c’è l’ipotesi di sospendere il costo della Co2 previsto dal sistema europeo Ets (Emission trading system) per il gas utilizzato nella generazione termoelettrica. La Co2 pesa oggi per circa 30 euro a megawattora sull’elettricità all’ingrosso. Equita definisce la misura rilevante, ma ancora con bassa visibilità: non sono chiari i meccanismi di applicazione, le coperture finanziarie né la compatibilità con le regole europee. Il costo potenziale potrebbe arrivare fino a circa 5 miliardi, ipotizzando 153 terawattora di produzione da gas.
Un secondo intervento riguarderebbe la riduzione del differenziale tra il prezzo del gas del Title transfer facility (Ttf) dei Paesi Bassi e quello del Punto di scambio virtuale (Psv) italiano, oggi intorno a due euro per megawattora e responsabile di un impatto stimato in 3-4 euro sul prezzo finale. L’allineamento potrebbe avvenire tramite contratti con operatori incaricati di fornire liquidità al mercato. Equita segnala anche la possibile riduzione degli oneri di trasporto del gas e di altre componenti oggi presenti in bolletta, con l’effetto di abbassare il costo all’ingrosso dell’energia e quindi anche il prezzo elettrico, mantenendo invariata la spesa per il cliente finale.
Tra le ipotesi che perderebbero invece forza, Equita cita l’estensione dello spalma-incentivi agli impianti solari, ritenuta non praticabile e troppo onerosa per il bilancio pubblico; la misura sarebbe stata particolarmente negativa per Erg, che dispone di produzione solare incentivata in Italia.
Sul fronte azionario, l’analisi afferma che queste indicazioni «confermano le intenzioni del governo di agire sulla riduzione dei prezzi elettrici», con impatti negativi prevalentemente sui produttori esposti alla generazione rinnovabile. La sensibilità a una variazione di 10 euro per megawattora del prezzo dell’elettricità è stimata in circa -2% sul margine operativo lordo per Erg, tra -1% e -2% per A2A, intorno a -1% per Iren e inferiore all’1% per Enel limitatamente alla parte italiana.
La casa d’affari conferma quindi una view più neutrale sui titoli esposti alla power generation — A2A, Iren ed Erg — osservando che, nonostante il rialzo dei prezzi energetici legato alle temperature nei primi mesi dell’anno, il prezzo medio italiano risulta di circa 10 euro per megawattora inferiore al 2025. Il prezzo unico nazionale ha inoltre perso circa 40 euro nelle ultime settimane, scendendo dal picco di 160 a circa 120 euro per megawattora, a conferma di uno scenario di normalizzazione verso un plateau più alto: circa 110 euro nel 2026 e 95 euro nel 2030.
Nel contesto italiano, Equita ritiene invece che il mercato attribuisca un premio maggiore agli asset infrastrutturali, in particolare nelle reti elettriche, nel servizio idrico e nel segmento dei rifiuti. Per questo conferma una view positiva su Enel, Hera, Italgas e Acea. (riproduzione riservata)