Prende avvio oggi alle 15 italiane a Washington la prima plenaria del Board of Peace, l’organizzazione internazionale istituita dagli Stati Uniti del presidente Donald Trump con l’obiettivo dichiarato di «promuovere la stabilità, restaurare un governo affidabile e legittimo, e assicurare una pace duratura nelle aree afflitte o minacciate da conflitti».
Secondo il Financial Times, Jp Morgan sarebbe in trattative col governo americano per fornire al nuovo organismo servizi bancari, come facilitazione dei pagamenti da e verso il consiglio di amministrazione, aggiunge il rapporto.
Formalmente istituito il 22 gennaio 2026 a Davos durante il World Economic Forum, il focus iniziale del Board of Peace è il piano di pace per Gaza dell’Onu, 20 punti in cui si articola la ricostruzione della Striscia e che richiedono circa 70 miliardi di dollari da investire e gestire. La Casa Bianca ha affermato di aver già raccolto 5 miliardi di dollari di finanziamenti da indirizzare verso Gaza, anche se non è ancora chiaro quali Paesi li abbiano versati.
L’occhio del Board, secondo molti critici e osservatori, è destinato ad allungare inevitabilmente l’occhio verso altre zone di conflitto. L’organizzazione vuole infatti porsi come alternativa a istituzioni come l’Onu: Trump ne è il presidente a vita con poteri estesi di direzione e arbitrato. Il capo della Casa Bianca può inoltre disporre l’entrata di un Paese su invito, a patto che sia versata una somma iniziale di un miliardo di dollari.
Tra i Paesi aderenti si annoverano a oggi Argentina, Albania, Armenia, Azerbaijan, Bahrain, Bielorussia, Bulgaria, Cambogia, Egitto, El Salvador, Ungheria, Indonesia, Giordania, Kazakhstan, Kuwait, Kosovo, Marocco, Mongolia, Pakistan, Paraguay, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan e Vietnam.
Non hanno aderito Francia, Norvegia, Slovenia, Svezia e Regno Unito. Tra gli invitati che invece non hanno ancora confermato l’adesione ci sono Cambogia, Cina, Croazia, Germania, India, Italia, l’esecutivo dell’Ue, Paraguay, Russia, Singapore, Thailandia e Ucraina.
L’invito inizialmente rivolto al Canada guidato da Mark Carney è stato invece ritirato da Trump a causa di tensioni tra i due leader.
L’Italia, nella persona del ministro degli Esteri Antonio Tajani, parteciperà al Board of Peace come Paese osservatore. La decisione è motivata da incompatibilità costituzionali con l’adesione piena, legata all'articolo 11 dello Statuto. «Ci serve più tempo», ha commentato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che vede comunque la presenza italiana come necessaria, visto il ruolo che Roma vuole avere nella ricostruzione della Striscia. (riproduzione riservata)