Il 20 gennaio scorso, in coincidenza con l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, il bitcoin ha toccato il record di tutti i tempi a 108.786 dollari. Da quel giorno la criptovaluta creata da Satoshi Nakamoto ha subito un crollo del 25%. Un dato che però non preoccupa il tedesco Eric Demuth, co-fondatore e ceo di Bitpanda, broker leader in Europa per la compravendita di criptovalute con i suoi 5 milioni di utenti. «Succede da sempre. Grande volatilità, ma se guardiamo al lungo periodo il trend del bitcoin è sempre in ascesa», dice dall’alto della sua esperienza, visto che ha fondato la sua società insieme a due austriaci (Paul Klanschek e Christian Trummer) nell’ormai lontano 2014. In questo arco di tempo ha visto rialzi e ribassi pazzeschi e ai mari in tempesta ci è abituato perché ha lavorato per due anni e mezzo come meccanico sulle grandi navi container.
A un certo punto, però, ha deciso di abbandonare il sogno di diventare capitano di una nave ed è tornato sulla terraferma per iscriversi all’Università di Vienna, dove ha studiato finanza. Scopre il bitcoin nel 2013 tramite amici. All’inizio è scettico, lo considera una sorta di divertimento su Internet, ma poi, dopo che persone fidate lo spingono ad approfondire l’argomento, arriva a comprenderne il potenziale. E così, assieme a Klanschek, entrato nel mondo cripto già nel 2010, fonda una società per rendere l’acquisto di bitcoin più semplice, trasformando un processo all’epoca complesso, che richiedeva di fare bonifici, per esempio, in Giappone o in Polonia, in un’esperienza facile, simile a quella di un negozio online.
Una scommessa vincente e che piace subito agli investitori, visto che le raccolte di fondi procedono senza problemi, tanto che l’ultima valutazione ufficiale della società è di 4,1 miliardi di euro (è quindi un unicorno). Valutazione che risale all’ormai lontano 2021. «Sì, è passato tanto tempo, ma non abbiamo più avuto bisogno di raccogliere denaro», spiega Demuth. «Tenderei a dire che ora Bitpanda vale molto di più, visto che l’intero mercato cripto sta andando bene e adesso c’è anche la spinta che viene dagli Stati Uniti grazie all’Amministrazione Trump. Inoltre non stiamo facendo solo un'attività di vendita al dettaglio. Con la nostra soluzione tecnologica Bts forniamo alle banche e ad altre istituzioni della finanza tradizionale l'infrastruttura per creare una propria offerta di asset digitali per gli investitori retail». Demuth è davvero soddisfatto: «Dopo le elezioni negli Stati Uniti tante banche ci hanno contattato perché si sono rese conto che la questione non è più eludibile, devono partecipare al mondo cripto. Penso che quest’anno negli Stati Uniti molte banche lanceranno la loro stablecoin. E probabilmente, con un paio d’anni di ritardo, questa tendenza arriverà anche in Europa».
Sembra che ormai il Vecchio Continente sia destinato a rimanere indietro sul fronte della tecnologia. E Demuth ne è assolutamente convinto: «Il problema è che gli europei cercano sempre di incasellare qualcosa di nuovo in una legge o in un regolamento vecchio. E questo non funziona. Il vantaggio di avere un regolamento in modo che tutti sappiano che cosa possono fare vale solo per una situazione di status quo. E i risultati di questa mentalità si vedono: quante grandi aziende di infrastrutture per l'intelligenza artificiale ci sono in Europa? Zero».
Per non infilarsi in una spirale depressiva è meglio cambiare discorso. Bitpanda è molto impegnata nelle sponsorizzazioni sportive, in particolare nel tennis e nel calcio, dove ha in corso partnership con squadre del calibro di Milan, Bayern Monaco e Paris Saint-Germain. «Il mondo cripto è perfetto perché combina la finanza e l’intrattenimento», osserva Demuth. Un riferimento alle meme coin? Assolutamente no. Il ceo d Bitpanda è lapidario: «Ora sono in difficoltà, non hanno un grande futuro». (riproduzione riservata).