«Ovviamente non sono io Satoshi». Così Peter Todd ha smentito la rivelazione del documentario Money Electric: the Bitcoin Mystery, trasmesso ieri sera dalla rete televisiva americana Hbo in cui si dice che l’inventore del Bitcoin è lo stesso Todd, uno sviluppatore canadese 39enne.
In un'email a CoinDesk, Todd ha scritto che il regista Cullen Hoback, meglio conosciuto per aver identificato la persona dietro la teoria della cospirazione di QAnon in un documentario precedente, sempre trasmesso da Hbo, si sta «arrampicando sugli specchi».
In effetti Hoback non ha convinto nessuno. Va bene, fin da giovanissimo Todd è interessato alla crittografia ed è amico di Adam Back, che aveva una relazione epistolare (ovviamente via e-mail) con Satoshi. Dal punto di vista tecnico, poi, Todd è abilissimo e Satoshi usa un linguaggio tipico dei canadesi anglofoni. Un po’ poco, a dire il vero.
Quella che dovrebbe essere la pistola fumante scoperta nel documentario si basa su un post del 2010 su un forum pubblico in cui Todd rispondeva a uno dei post di Satoshi. Hoback sostiene che il post di Todd era una continuazione di quello di Satoshi, ma inviato per sbaglio da un account con il nome di Todd invece che di Satoshi. Davvero Hoback si arrampica sugli specchi.
I bitcoiner hanno comunque tirato un sospiro di sollievo: Satoshi Nakamoto resta nell’anonimato. Questo consente a Bitcoin di operare come un sistema decentralizzato privo un'autorità centrale. L'assenza di una figura nota aiuta a mantenere la fiducia nella rete stessa invece che in un individuo. Il Bitcoin non ha quindi un padrone, contrariamente alle altre criptovalute create successivamente, che sono tutte di proprietà di una società in cui il fondatore ha più quote degli altri. E così il documentario non ha avuto nessun effetto sui prezzi: alle ore 14:50 il bitcoin perdeva l’1% a 61.767 dollari.
Se fossero state date prove ineccepibili sulla vera identità di Satoshi, il bitcoin sarebbe sicuramente crollato, almeno nel breve periodo, perché la criptovaluta avrebbe avuto un padrone, che non potrebbe modificare la blockchain ma che avrebbe comunque in mano 1,1 milioni di bitcoin (attualmente valgono quasi 68 miliardi di dollari) e quindi la possibilità di manovrare il mercato a suo piacimento. Ma proprio il fatto che in tutti i 15 anni di vita del bitcoin questo tesoro non sia mai stato toccato rende davvero molto improbabile che il suo inventore sia ancora vivo e vegeto. (riproduzione riservata)