Nuovo record storico per il bitcoin in un giorno tutt’altro che casuale. Oggi, 22 maggio 2025, ricorre infatti il quindicesimo anniversario della prima, storica transazione in criptovaluta: due pizze da 40 dollari acquistate dal britannico Jeremy Sturdivant in cambio di 10.000 bitcoin.
Un quantità di cripto che, se fossero state mantenute in portafoglio (e Sturdivant, con profondo rammarico, non lo ha fatto) oggi varrebbero ben 1,11 miliardi. Infatti in mattinata il bitcoin ha raggiunto la quotazione record di 111 mila dollari per unità.
Sul perché la regina delle divisi digitali abbia ripreso a correre senza sosta dopo il crollo successivo al Liberation day di Donald Trump (2 aprile) si è espresso James Butterfill, capo della ricerca nella società di gestione specializzata in cripto CoinShares. «Il bitcoin è mosso da un momentum positivo, da un crescente ottimismo intorno alla regolamentazione negli Stati Uniti, e dal continuo interesse da parte degli investitori istituzionali.
Storicamente il prezzo della più grande tra le divise digitali si è mosso in parallelo rispetto al Nasdaq, ma da un po’ di tempo a questa parte le due traiettorie stanno divergendo: «Il rally è stato aiutato anche dalle paure macroeconomiche: dopo il recente downgrade al debito Usa da parte di Moody’s il bitcoin è visto sempre più come una copertura contro l’instabilità», ha aggiungo Butterfill.
A sdoganare il bitcoin, dopo giganti del risparmio gestito del calibro del ceo di BlackRock Larry Fink, è stata di recente anche Jamie Dimon, amministratore delegato di Jp Morgan: da sempre scettico verso le cripto, lo scorso 19 maggio il numero della grande banca d’affari ha dichiarato che Jp Morgan permetterà ai clienti di comprare bitcoin, ma che non li terrà in custodia.
Al contempo, Dimon ha puntualizzato che il bitcoin non è uno strumento trasparente, che non c’è chiarezza intorno ai suoi possessori e che viene usato anche per crimini come «traffico sessuale e terrorismo».
«Il 2025 è l’anno dell’adozione mainstream delle criptovalute», commenta Luciano Serra, country manager Italia di Boerse Stuttgart Digital. «Secondo gli ultimi report, oggi una persona su dieci nel mondo ne possiede. In Germania, il 13% della popolazione ha già investito in cripto, e oltre un terzo si dichiara interessato a farlo».
In questo contesto la regolamentazione, secondo l’esperto, è tutt’altro che negativa: «Quadri normativi come il regolamento europeo Micar stanno contribuendo in modo significativo alla diffusione delle criptovalute, rafforzando la fiducia degli investitori istituzionali e rendendo più chiaro il quadro per gli operatori del settore», evidenzia Serra.
Se c’è una persona che sta seguendo le vicende finanziarie degli ultimi giorni con profondo rammarico quella è quindi Jeremy Sturdivant. Inglese, 34 anni, salì brevemente agli onori delle cronache proprio nel maggio del 2010, quando fu protagonista della prima transazione in bitcoin della storia.
Due pizze da 40 dollari che Laszlo Hanyecz, una leggenda nella community dei fan cripto, gli pagò 10.000 bitcoin. Ma Sturdivant oggi non è un miliardario: come ha dichiarato in un’intervista a The Sun, usò i suoi 10 mila bitcoin (che nel frattempo avevano acquisito un po’ di valore in più) per pagarsi una vacanza negli Stati Uniti con la fidanzata, rinunciando così all’impronosticabile corsa di uno strumento finanziario che, da innocente gioco che circolava nei forum dei nerd, è diventato il quinto asset più capitalizzato al mondo (2.200 miliardi) dopo l’oro, Microsoft, Nvidia e Apple. (riproduzione riservata)