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Bitcoin riserva strategica? Nell’America di Trump non è più un’utopia

di Antonio Lanotte*
15 novembre 2024, 19:10 Ultimo aggiornamento: 19:55

Una proposta di legge depositata al parlamento della Pennsylvania consentirebbe al Tesoro dello Stato di allocare in Bitcoin fino al 10% dei suoi circa 7 miliardi di dollari di fondi statali | Il Bitcoin è già morto 415 volte

L'amministrazione Trump avrebbe intenzione di eliminare le imposte sulle plusvalenze sulle criptovalute emesse da società registrate negli Stati Uniti. Se attuata, questa mossa esenterebbe gli investitori americani dalle imposte sui profitti ottenuti dalla detenzione di alcuni asset digitali. Se ciò dovesse accadere, questo cambiamento potrebbe portare un significativo afflusso di capitali verso le criptovalute con sede negli Stati Uniti e sostenere gli incentivi economici nazionali, allineandosi con l'obiettivo dell'amministrazione di affermare gli Stati Uniti come leader globale nel settore degli asset digitali.

L’amore di Trump per le cripto

Questa esenzione fiscale potrebbe stimolare un notevole afflusso di investimenti verso il settore dei crypto-asset statunitensi, poiché gli investitori sarebbero maggiormente incentivati a detenere e scambiare asset digitali senza l'onere fiscale sulle plusvalenze. Con meno costi fiscali, investitori e aziende potrebbero preferire le criptovalute americane, aumentando la competitività del mercato nazionale rispetto ad altri Paesi. Un ambiente favorevole alle criptovalute attirerebbe nuove startup, acceleratori e venture capitalist, supportando un’ulteriore crescita dell’industria crypto-tech negli Stati Uniti.

Posizionandosi come un Paese leader nell’adozione di tecnologie blockchain e asset digitali, gli Stati Uniti potrebbero guadagnare una posizione dominante a livello globale, attrarre talenti internazionali e influenzare gli standard globali nel settore delle criptovalute. È bene chiarire come in tal caso, la legislazione si applicherebbe solo agli asset emessi da entità registrate all'interno dei confini statunitensi, anche se ci preme ribadire ancora una volta che trattasi di fenomeni a-territoriali per natura, destinazione e utilità. Tuttavia, un percorso di delocalizzazione delineato consentirebbe alle entità straniere di ristabilirsi negli Stati Uniti per beneficiare di questa esenzione.

Se la politica di esenzione fiscale sulle plusvalenze venisse implementata, si tratterebbe di un vero e proprio punto di svolta per criptovalute statunitensi come Cardano (ADA), Algorand (ALGO), Ripple (XRP) e Hedera Hashgraph (HBAR). Questi asset digitali, già riconosciuti per le loro solide basi tecnologiche e, in alcuni casi, per i legami con organizzazioni e istituzioni statunitensi, potrebbero beneficiare enormemente, aumentando il loro appeal per gli investitori nazionali.

Fuga verso gli Stati Uniti

Con l'eliminazione delle imposte sulle plusvalenze, gli investitori potrebbero spostarsi verso crypto-asset emessi da società statunitensi, riducendo la loro esposizione verso token emessi da enti esteri. Questo vantaggio competitivo non solo attrarrebbe capitali nazionali, ma potrebbe spingere investitori stranieri a rivolgersi alle criptovalute statunitensi per evitare restrizioni fiscali più pesanti nelle proprie giurisdizioni.

In tal caso, tale politica potrebbe incentivare altri paesi a riconsiderare il trattamento fiscale delle criptovalute, con l’obiettivo di mantenere competitività e attrarre investimenti. Questo potrebbe dare vita a una concorrenza regolamentare internazionale, con normative più favorevoli per il settore cripto. Gli investitori, incluse istituzioni finanziarie e fondi, potrebbero rivedere le loro strategie, bilanciando i portafogli in favore degli asset digitali statunitensi, con potenziali ripercussioni sulle valutazioni delle criptovalute straniere. Aumentando l'accesso ai capitali e riducendo l'impatto delle imposte, le criptovalute statunitensi potrebbero sperimentare una maggiore stabilità. Questa condizione potrebbe incentivare ulteriormente il loro uso, non solo per scopi speculativi ma anche come mezzi di pagamento e strumenti finanziari.

Bitcoin riserva strategica?

A tal proposito, molti addetti ai lavori hanno indicato che diversi Stati Usa potrebbero introdurre una legislazione a sostegno di una «Riserva strategica di Bitcoin», segnando un'espansione delle iniziative crittografiche a livello statale. Per esempio è il caso dello Stato della Pennsylvania che con la nuova proposta di legge, denominata «Pennsylvania Bitcoin Strategic Reserve Act», appena presentata alla Camera dei Rappresentanti. La proposta legislativa è la prima del suo genere e consentirebbe al Tesoro dello Stato di allocare fino al 10% dei suoi circa 7 miliardi di dollari di fondi statali in Bitcoin, per contribuire a combattere l'inflazione e diversificare gli investimenti al di là di attività tradizionali come obbligazioni e riserve di denaro.

«Il Pennsylvania Bitcoin Strategic Reserve Act è un passo lungimirante verso la sicurezza del futuro finanziario del nostro Stato», ha dichiarato a Fox Business il deputato repubblicano della Pennsylvania Mike Cabell, sponsor della legge. «Integrando il Bitcoin nelle nostre riserve, non solo proteggiamo la Pennsylvania dall'impatto implacabile dell'inflazione, ma posizioniamo anche il nostro Stato come leader nella resilienza e nell'innovazione finanziaria».

L'idea di creare riserve strategiche di Bitcoin da parte degli Stati Uniti e dei suoi singoli Stati rappresenta un’evoluzione significativa nel panorama delle criptovalute, con potenziali ripercussioni geopolitiche ed economiche. Se concretizzata, questa politica segnerebbe l'inizio di un'integrazione formale degli asset digitali nei bilanci governativi, con Bitcoin in posizione privilegiata come riserva di valore e strumento di diversificazione. In tal caso, il prezzo di Bitcoin è destinato a salire sensibilmente.

L’adozione di Bitcoin da parte di vari Stati americani creerebbe un precedente globale, rafforzando il ruolo del Bitcoin come «oro digitale» e favorendo una maggiore stabilità e legittimità del mercato cripto. Riserve statali di Bitcoin proteggerebbero i bilanci pubblici da inflazione e fluttuazioni valutarie, promuovendo un nuovo approccio di gestione patrimoniale in chiave digitale.

Un esempio per altri Stati

Con altri cinque Paesi che considerano la creazione di riserve di Bitcoin, è probabile che il settore crittografico venga riconosciuto come una risorsa strategica anche fuori dagli Usa, stimolando una competizione tra nazioni per stabilire chi detiene la maggior quantità di asset digitali. Una mossa del genere rafforzerebbe l’influenza economica dei Paesi con riserve di criptovalute, accrescendo il loro peso nel settore finanziario globale. Questa politica segnerebbe una trasformazione nell’approccio governativo verso i cripto-asset, consolidandone l’importanza come risorse strategiche e accelerando il percorso verso un sistema economico globale sempre più digitale. (riproduzione riservata)

*Chartered Tax Adviser and Senior Auditor, International Tax Advisor and Business Consultant, Of Counsel Deotto Lovecchio & Partners



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