«Questo calo è orribile non per la sua portata, ma perché è ingiusto». Così ha scritto Samson Mow, uno dei più celebri veterani del mondo cripto, descrivendo in modo esemplare lo stato d’animo odierno dei bitcoiner. In pratica siamo alla disperazione. E d’altronde in molti già da qualche settimana riflettono: ma se da ottobre a oggi il bitcoin è andato giù mentre azioni, oro e argento battevano record su record, adesso che su questi mercati sembra cominciata l’inversione di tendenza, che nuova botta possono prendere le criptovalute?
La situazione è questa: il bitcoin ha sfondato al ribasso quota 70.000 dollari. E alle ore 21:40 veniva scambiato a 63.367 dollari, decisamente sotto il livello di circa 69.000 dollari del 5 novembre 2024, giorno della vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali. Proprio da quel giorno era partito il rally che ha portato il bitcoin a toccare il nuovo record di tutti i tempi il 6 ottobre 2025, a 126.080 dollari. Da quel picco il calo è stato del 49,6%. Mentre negli ultimi sette giorni il ribasso è del 24,2%. E nelle ultime 24 ore la caduta è del 13,2%.
E a proposito del presidente Usa, World Liberty Financial (Wlf), la società cripto sostenuta dalla famiglia Trump, nelle ultime ore ha venduto una parte significativa delle sue riserve di Bitcoin. Secondo i dati on-chain di Lookonchain e Arkham Intelligence, Wlf ha venduto 73 Wbtc (una versione tokenizzata del bitcoin sulla rete ethereum) per un valore di circa 5,04 milioni di dollari a un prezzo media di circa 69.000 dollari. Wlf detiene ancora circa 267 Wbtc, valutati circa 18 milioni di dollari.
Dall’inizio della settimana, evidenziano i dati di Coinglass, sono state liquidate posizioni lunghe e corte in criptovalute per un valore superiore a 2 miliardi di dollari. E secondo Simon Peters, crypto market analyst di eToro, «ad accentuare il movimento al ribasso, in particolare, è stata la liquidazione delle posizioni long a leva».
«Il bitcoin non si basa più sull'hype, la storia ha perso un po' di trama, si basa solo sulla liquidità e sui flussi di capitale», ha detto a Cnbc Maja Vujinovic, ceo delle risorse digitali presso Fg Nexus.
E in effetti manca la narrazione. Dopo la quotazione degli Etf a Wall Street nel gennaio 2024 e l’insediamento alla Casa Bianca di un presidente che promette di fare degli Stati Uniti la capitale mondiale delle criptovalute, il mondo cripto non sa come reagire di fronte a questo crollo inaspettato, nessuno è riuscito ancora a trovargli una spiegazione convincente. A meno che non sia ancora valida la teoria dei cicli quadriennali, che era stata archiviata perché, come tutti avevano spiegato, l’ingresso della finanza tradizionale e la decisione di Trump di puntare sulle cripto l’aveva resa ormai obsoleta.
Ecco cosa dice la teoria dei cicli: una volta avvenuto l’halving, un evento automatico che riduce della metà la quantità di nuovi bitcoin creati e assegnati ai miner ogni circa 10 minuti, in passato il nuovo record del bitcoin era stato registrato circa 530 giorni dopo. L’ultimo massimo di tutti i tempi, quello dello scorso ottobre, è stato toccato 533 giorni dopo l’halving del 20 aprile 2024.
Ma il brutto arriva adesso: una volta toccato il nuovo record, il bitcoin è sceso in media dell’80% prima di ricominciare la nuova fase di rialzo, a circa 13 mesi dal picco. Se così fosse, questa volta il mercato orso dovrebbe durare fino a novembre, con il bitcoin che arriverebbe a toccare un minimo di 25.200 dollari. (riproduzione riservata)