Negli ultimi due anni, i mercati degli asset digitali si sono mossi in stretta sintonia con le aspettative sui tassi di interesse. Oggi, tuttavia, questa relazione sembra iniziare a indebolirsi, con implicazioni potenzialmente positive per il bitcoin. I recenti dati relativi all’occupazione negli Stati Uniti sono risultati nettamente inferiori alle previsioni di mercato. Le aspettative indicavano un aumento di circa 60.000 nuovi posti di lavoro, mentre il dato effettivo ha registrato una contrazione di 90.000. In un contesto di mercato più tradizionale, una sorpresa negativa di una tale portata avrebbe innescato una significativa revisione delle probabilità di taglio dei tassi. Questa volta, tuttavia, la reazione del mercato è stata molto più contenuta. Il temporaneo aggiustamento delle aspettative si è rapidamente riassorbito, lasciando i mercati sostanzialmente nella stessa posizione di partenza. Probabilmente ciò riflette un cambiamento nel principale fattore che guida il pricing degli asset globali: non è più il mercato del lavoro, ma il petrolio (e l’attuale crisi geopolitica) che ne influenza l’andamento.
Non è possibile prevedere quanto durerà l’attuale crisi né quale livello raggiungerà il prezzo del petrolio. La direzione del rischio, tuttavia, è chiara: più a lungo la situazione si prolunga, maggiori saranno i danni accumulati sull’economia. Gli effetti a breve termine sulla politica monetaria sono già evidenti in quanto la probabilità di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve a giugno è scesa a circa il 23%, il livello più basso registrato in questo ciclo. I recenti dati sull’inflazione (Cpi), pur in linea con le attese, sono stati quasi subito superati dagli eventi: questi riflettevano ancora i prezzi della benzina più bassi precedenti alla crisi, mentre negli Stati Uniti i prezzi del carburante sono nel frattempo cresciuti di circa il 25%. Il prossimo rilevamento dell’inflazione, previsto per l’inizio del mese prossimo, mostrerà per intero l’impatto di questo aumento.
In un contesto segnato dall’aumento del rischio inflazione, dalle ridotte aspettative di tagli dei tassi e da prospettive di crescita più deboli, ci si sarebbe ragionevolmente aspettati un ribasso del bitcoin. Invece, così non è stato. Dall’inizio della crisi, il bitcoin è salito di circa il 6-6,5%, mentre l’oro ha registrato un aumento di circa l’1-1,5% e le azioni sono scese.
Diversi fattori si sono combinati al momento giusto con gli indicatori tecnici che hanno segnalato la prossimità a un minimo di mercato. Metriche aggiuntive, come il rapporto Mvrv, suggerivano che il bitcoin fosse sottovalutato rispetto al valore realizzato. In aggiunta, con l’intensificarsi della crisi, si è riaffermato un modello già noto: il bitcoin tende a performare bene durante le turbolenze geopolitiche, grazie alle sue caratteristiche di asset non sovrano e immune alla regolamentazione centralizzata. La fuga dai Treasury statunitensi rafforza l’idea che la fiducia degli investitori nei tradizionali asset rifugio sia sotto pressione, aprendo spazio per alternative. È infatti da tre settimane consecutive che si registrano afflussi nei prodotti d’investimento in asset digitali, un segnale significativo: gli investitori istituzionali stanno trattando il bitcoin come un asset da detenere durante le turbolenze geopolitiche e non come uno da liquidare.
L’attuale contesto non intacca la tesi strutturale di lungo periodo a favore degli asset digitali. I segmenti legati al reddito disponibile (come il trading speculativo e i meme coin) potrebbero incontrare difficoltà qualora le condizioni economiche si restringessero e i bilanci delle famiglie fossero messi sotto pressione. Tuttavia, lo slancio politico e regolamentare a favore dell’adozione delle stablecoin, in particolare negli Stati Uniti, resta solido e sostanzialmente isolato dalle dinamiche dello shock petrolifero. La tesi dell’hybrid finance – ossia la convergenza tra infrastrutture finanziarie tradizionali e infrastrutture basate su blockchain – continua a svilupparsi secondo la propria traiettoria. I dati macroeconomici hanno perso rilevanza come driver del bitcoin, mentre la geopolitica ne è diventata il fattore dominante. Per ora, questa transizione sta giocando a favore del bitcoin. (riproduzione riservata)
*head of research di CoinShares