È uno dei segreti meglio custoditi del mondo e la rete televisiva americana Hbo ha promesso di svelarlo nella serata di martedì 8 (quindi nelle prime ore di mercoledì 9 ottobre in Italia): un documentario dovrebbe rivelare chi si nasconde dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, l’inventore del Bitcoin.
L’autore del documentario è Cullen Hoback, regista di Q: Into the Storm, che ha svelato chi c'è dietro la teoria del complotto QAnon, che ha fatto molto parlare di sé nel 2016 durante la sfida tra Donald Trump e Hillary Clinton per la Casa Bianca.
Su Polymarket, la piattaforma di scommesse dove si paga in criptovalute, fino a ieri il nome più indicato come vero Satoshi era quello di Sam Sassaman con il 36% di probabilità, seguito da Hal Finney con il 21%, entrambi già morti. Nettamente staccati sono Adam Back con il 7% e Nick Szabo con il 4%, entrambi viventi. Ma nella serata di lunedì 7 è passato in testa Szabo con il 24,2%, seguito da Sassaman con il 18,5%. Szabo è l’inventore di BitGold, una valuta digitale decentralizzata in cui per la prima volta si poneva l’accento sulla distribuzione comunitaria della gestione della valuta e sulla creazione di un algoritmo Proof of Work per limitarne la produzione ed evitare fenomeni inflazionistici.
Si pensa invece che Sassaman, che si è suicidato nel 2011 dopo una lunga lotta contro la depressione, sia Satoshi perché autore di numerose pubblicazioni accademiche sulla crittografia, in cui ha espresso il suo forte impegno ideologico per la privacy e la decentralizzazione. Ad aumentare le speculazioni sul fatto che Sassaman sia Satoshi è la data delle rispettive scomparse. Sassaman si è tolto la vita il 3 luglio 2011, poco dopo che Satoshi ha inviato l’ultima sua mail il 23 aprile 2011.
Hal Finney, uno sviluppatore di software e crittografo noto per essere stato la prima persona al mondo ad avere ricevuto bitcoin da Satoshi Nakamoto (10 per la precisione), è invece morto nell’agosto 2014, tre anni dopo la scomparsa di Satoshi, e questo rende quanto meno curioso il fatto che in quell’arco di tempo non abbia mai venduto nemmeno uno degli 1,1 milioni di bitcoin minati dall’inventore della criptovaluta, che all’epoca valevano circa 640 milioni di dollari. Oggi i bitcoin attribuiti a Satoshi Nakamoto, che sono distribuiti su circa 22.000 indirizzi, valgono circa 67,5 miliardi di dollari e non sono mai stati toccati.
Sono vari i motivi per cui l’inventore del Bitcoin si è trincerato dietro uno pseudonimo ed è sempre rimasto anonimo. Prima di tutto questo consente che Bitcoin operi come un sistema decentralizzato senza un'autorità centrale. L'assenza di una figura nota aiuta a mantenere la fiducia nella rete stessa piuttosto che in un individuo.
L’anonimato ha inoltre protetto Satoshi dal diventare il bersaglio di attività criminali o interventi governativi. La sua scelta di rimanere nascosto sposta inoltre l'attenzione dall'identità personale alla tecnologia stessa. Ciò consente alla comunità Bitcoin di valutare e adottare la tecnologia in base ai suoi meriti piuttosto che alla personalità del suo creatore (cosa che non succede per tutte le altre criptovalute, che hanno invece un capo carismatico, per esempio Vitalik Buterin con Ethereum). (riproduzione riservata)