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Bitcoin, l’aumento dell’aliquota incentiva l’evasione

di Massimo Simbula*
16 ottobre 2024, 20:10 Ultimo aggiornamento: 20:21

La norma viola i principi di equità fiscale e disincentiva gli investimenti nel settore | Bitcoin, in Italia l’aliquota sulle plusvalenze salirà al 42% nel 2025. La nuova stretta nella manovra approvata dal governo

Sta creando parecchio stupore la notizia relativa alla volontà del governo Meloni, di incrementare l’imposizione fiscale sulle plusvalenze derivanti dalla vendita di bitcoin, portando la ritenuta dall’attuale 26% al 42%. Lo ha annunciato il vice ministro dell’Economia, Maurizio Leo, durante la conferenza stampa sulla manovra fiscale 2025 in occasione della quale avrebbe presentato le misure fiscali approvate nel consiglio dei Ministri di martedì 15 ottobre.

Si tratta chiaramente di una norma che viola i più basilari principi di equità fiscale, trattando fattispecie del tutto simili (se non identiche) in maniera radicalmente diversa con un incremento dell’imposizione fiscale delle plusvalenze da bitcoin di oltre il 61% rispetto alla ritenuta attualmente vigente.

Una misura iniqua

Analizzando la misura annunciata, sulla quale non abbiamo ulteriori dettagli, non possiamo non evidenziare quanto segue. Innanzitutto, come già detto, si tratta di una misura del tutto iniqua poiché vi sono asset le cui plusvalenze sono soggette a una tassazione variabile, a seconda della tipologia del prodotto o strumento finanziario, che oscilla tra il 12,5% e il 26%, oltre ai casi particolari di esenzione (come per esempio la vendita di partecipazioni in startup Innovative dopo un determinato periodo di detenzione).

In secondo luogo, c’è un tema legato al rischio di evasione fiscale. La lotta all’evasione deve, necessariamente, accompagnarsi alla diffusione della percezione che il carico tributario è allocato seguendo criteri di equità tanto sostanziali quanto procedurali. Le disparità di trattamento a favore di specifici settori economici e categorie di contribuenti aumentano la percezione di un fisco iniquo e ingiusto e stimolano i non beneficiati a cercare altre strade per contenere il proprio carico fiscale, a «farsi giustizia da soli». Come evidenziato in dottrina, infatti, ciò può facilmente portare alla «disintegrazione» dell’imposta personale progressiva sul reddito complessivo sotto il proliferare dei trattamenti tributari differenziati.

Un altro, non meno rilevante aspetto, è l’evidente disincentivo a investire in un asset tecnologico di straordinario interesse come i bitcoin. Incrementare le plusvalenze sulla compravendita di questo asset non farà che allontanare tutte le aziende e i privati che intendono operare in questo settore dall’Italia, rischiando di creare così, oltre al rischio di evasione, vere e proprie fughe di capitali all’estero o peggio complesse operazioni di estero-vestizione.

La rabbia contro i presunti arricchiti

Ci si chiede come mai il governo Meloni, che in effetti non ha dato grande prova di sensibilità verso l’innovazione (e verso l’equità) come già accaduto per la proposta di imporre un capitale sociale minimo alle startup innovative di almeno 20.000 euro, abbia ora deciso di fare cassa adottando questa soluzione.

Una risposta potrebbe essere legata all’età anagrafica dell’elettore medio italiano, che probabilmente non solo non ha una rilevante competenza nel settore digitale, ma altrettanto probabilmente non vede di buon occhio la schiera di presunti «arricchiti» del mondo cripto e potrebbe sostenere il governo Meloni ritenendo questa una misura invece ispirata al «chi più ha più paghi».

Tuttavia, sarebbe bene non lasciarsi andare a improvvisate (e forse incostituzionali) misure fiscali e invece valutare quali potrebbero essere i vantaggi nel lungo periodo a cui potrebbe portare lo sviluppo di economia digitale legata al mondo delle criptoattività e dell’innovazione in genere.

Si veda, per esempio, la Francia che, anche grazie ai percorsi regolatori già attuati in ambito MICAR (la regolamentazione europea sulle criptoattività) e ai player presenti sul territorio, sta già divenendo un Paese estremamente attrattivo con molti capitali investiti nel settore. (riproduzione riservata)

*Studio legale Simbula



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