Sembrava che una volta superata la soglia dei 65.200 dollari, il 27 settembre, il bitcoin avesse la strada spianata per battere il record di tutti i tempi, toccato il 14 marzo a 73.737,94 dollari. E invece le cose non vanno quasi mai come dicono gli analisti tecnici. Perché ci sono infiniti fattori che influenzano gli andamenti dei prezzi e li fanno deragliare.
Nel caso del bitcoin, in questo momento, è soprattutto la politica a dettare il sentiment. Proprio quella politica dalla cui influenza la prima delle criptovalute promette di liberarsi. E non si parla qui della politica monetaria della Federal Reserve, che con il taglio dei tassi immette liquidità nel sistema e quindi aumenta il denaro disponibile per gli investimenti nel Bitcoin, ancora considerato un asset molto rischioso. Si parla invece della politica pura (o politicante, a seconda dell’angolo da cui la si guarda), ovvero delle elezioni presidenziali americane.
Per farla breve: anche i bitcoiner, forse soprattutto loro, sono lì fermi ad aspettare chi vincerà la sfida per la Casa Bianca tra Donald Trump e Kamala Harris. Perché il candidato repubblicano si è espresso chiaramente a favore delle criptovalute promettendo che una volta tornato alla Casa Bianca farà degli Stati Uniti la loro capitale mondiale, mentre la candidata democratica ha affrontato l’argomento poche volte rimanendo sul vago, al massimo esprimendo apprezzamento per la blockchain e usando quindi il linguaggio tipico di chi odia il settore (il tormentone è in sostanza questo: la blockchain è un’innovazione interessante, ma le cripto sono una truffa).
E poi si sa che se la Harris fa discorsi generici sul tema per non alienarsi una parte dell’elettorato (tutti sembrano propensi a credere che queste elezioni si decideranno per un pugno di voti nei cosiddetti stati in bilico come la Pennsylvania), il suo partito annovera i più accaniti proibizionisti, come la senatrice Elizabeth Warren, che l’anno scorso aveva addirittura promesso di mettere in piedi un’armata anti cripto. Insomma, la convinzione è che se vincerà la Harris, la regolamentazione del settore sarà così stringente da distruggerlo.
Plan B, uno dei molti pseudonimi che fanno tendenza e conta quasi 2 milioni di follower su X, ha postato che, in caso di vittoria di Trump, a fine novembre il bitcoin salirà a 100.000 dollari per poi arrivare fino a 200.000 a gennaio. Plan B non ha scritto che cosa succederà se alla Casa Bianca entrerà invece Harris, ma circolano previsioni di crollo a 40.000 dollari se non addirittura a 30.000. Di fronte a questa incertezza, nel frattempo sono in pochi a prendere posizioni impegnative.
A meno di un clamoroso cambiamento nei sondaggi, è molto probabile che il mondo cripto resterà alla finestra fino al giorno delle elezioni, il 5 novembre. Sperando nella vittoria di Trump. (riproduzione riservata)