No, non è ancora arrivato il tanto atteso decoupling fra il bitcoin e il Nasdaq. Lo scorso 4 aprile, a fronte del crollo del 5% dell’indice azionario, la criptovaluta aveva registrato un leggero rialzo mantenendosi intorno a quota 83 mila dollari. Ma una rondine non fa primavera e nei giorni seguenti la correlazione il bitcoin e il Nasdaq è tornata ai livelli soliti, intorno al 70%.
E l’ultima analisi di JPMorgan, firmata da Nikolaos Panigirtzoglou, è impietosa: l'oro sta attirando afflussi sia nei mercati degli Etf che in quelli dei futures, spinti dagli investitori che cercano sicurezza in un contesto di incertezza macroeconomica. Bitcoin è invece rimasto indietro, con un calo dell'interesse speculativo nei futures.
Gli Etf sull'oro a livello globale hanno registrato 21,1 miliardi di dollari di afflussi netti nel primo trimestre del 2025. Anche i futures sull'oro hanno visto un aumento degli acquisti da parte degli investitori speculativi a partire da febbraio, secondo gli analisti.
Il bitcoin, invece, «non ha beneficiato dei flussi verso i beni rifugio che hanno sostenuto l'oro», sottolinea l’analisi di JPMorgan. Secondo le stime di Grok, l’intelligenza artificiale di X, nei primi tre mesi dell’anno gli Etf sul bitcoin hanno comunque registrato afflussi netti per poco più di 1 miliardo di dollari.
Per quanto riguarda le quotazioni, dal 2 aprile, il giorno in cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato i nuovi dazi mondiali, a giovedì 16, il bitcoin è sceso del 2,3%, il Nasdaq del 7,3% e lo S&P500 del 7%. Mentre l’oro è salito del 6,2%.
Nonostante tutto, all’inizio di aprile il numero uno di BlackRock, Larry Fink, nella lettera agli investitori ha sottolineato che «se gli Stati Uniti non tengono sotto controllo il loro debito, se i deficit continuano a crescere, l'America rischia di perdere quella posizione a favore di asset digitali come il bitcoin». Ma si sa, quella di Fink è una scommessa a lungo termine. (riproduzione riservata)