No, Jeffrey Epstein non è Satoshi Nakamoto, l’inventore del Bitcoin. Ma dai milioni di documenti pubblicati nel fine settimana dal dipartimento di Giustizia Usa, emerge che l’ex finanziere, suicidatosi in carcere a New York nel 2019 mentre scontava una condanna per abusi sessuali e traffico internazionale di minori, il Bitcoin lo conosceva bene.
Epstein ha donato circa 850.000 dollari al Mit, che in parte sono serviti a sostenere la Digital Currency Initiative (Dci) nel 2015. Questo fondo ha pagato gli stipendi di sviluppatori chiave di Bitcoin Core come Gavin Andresen durante un periodo di crisi finanziaria della Bitcoin Foundation.
Non ci sono evidenze che Epstein abbia influenzato lo sviluppo del bitcoin, ma i documenti mostrano che era in contatto con figure prominenti del settore, inclusi incontri con il co-fondatore di Tether Brock Pierce e l'ex Segretario al Tesoro Usa Larry Summers per discutere di bitcoin.
Epstein nel 2014 ha partecipato anche a un round di finanziamento seed da 18 milioni di dollari per Blockstream, una società di infrastruttura Bitcoin co-fondata da Adam Back, con un investimento cresciuto da 50.000 a 500.000 dollari tramite fondi del Mit Media Lab,
Back è celebre per essere stato citato da Satoshi Nakamoto nel libro bianco di Bitcoin (Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System) nella sezione dedicata alla Proof-of-Work. In questo testo, Satoshi riconosce Hashcash, un sistema inventato da Back per contrastare lo spam via email, come il predecessore tecnologico fondamentale per il mining di Bitcoin.
Back ha precisato su X che «nel 2014, durante il roadshow di Blockstream per gli investitori del seed round, l'azienda venne presentata all'allora direttore del Mit Media Lab, Joi Ito. Successivamente, Blockstream incontrò Jeffrey Epstein, all'epoca descritto come socio accomandante del fondo di Ito. Il fondo in seguito investì una quota di minoranza».
Nel 2016, Epstein ha scritto in un'email di aver «parlato con alcuni dei fondatori di Bitcoin», da lui definiti «molto entusiasti» di un'idea per una valuta digitale conforme alla Sharia per il Medio Oriente; questa affermazione non è verificata e non specifica chi fossero questi «fondatori», alimentando speculazioni sull'identità plurale di Satoshi Nakamoto, il creatore pseudonimo del bitcoin.
Inoltre, email del 2014 mostrano Epstein parlare con il co-fondatore di Palantir Peter Thiel sulle pressioni anti-Bitcoin. Nel 2018, poi, Epstein ha consultato Steve Bannon sulla tassazione e sulle regole per le criptovalute.
Il dipartimento di Giustizia Usa ha comunque chiarito che non ci sono prove di uso illegale di criptovalute da parte di Epstein. (riproduzione riservata)