skin track
Mark Zuckerberg
Mark Zuckerberg
Fisco Leggi dopo

Big Tech contro il Fisco italiano: Meta, X e LinkedIn fanno ricorso contro l’Iva sui dati personali

21 luglio 2025, 17:40 Ultimo aggiornamento: 17:45

I tre colossi contestano le richieste fiscali per il mancato versamento dell'Iva sui servizi gratuiti. La disputa potrebbe ridefinire il modello di business digitale e influenzare il quadro normativo europeo

Meta Platforms, X (ex Twitter) e LinkedIn hanno presentato ricorso contro gli avvisi di accertamento inviati dall’Agenzia delle Entrate, impugnando le richieste fiscali relative al mancato versamento dell’Iva sull’accesso gratuito degli utenti ai loro servizi online. Lo riferisce Reuters, citando quattro fonti a conoscenza diretta del dossier.

I ricorsi sono stati depositati presso una Corte di giustizia tributaria di primo grado, dopo che le aziende non hanno fornito risposta entro la scadenza prevista alle contestazioni fiscali. Le cifre richieste dallo Stato italiano ammontano a 887,6 milioni di euro per Meta, circa 12,5 milioni per X e oltre 140 milioni per LinkedIn, per diverse annualità comprese tra il 2015 e il 2022. Tuttavia, il procedimento attualmente riguarda solo le annualità in scadenza fiscale: 2015–2016 per Meta e 2016 per X e LinkedIn.

Un cambio di strategia del Fisco italiano

Per quanto le somme non siano particolarmente rilevanti rispetto alla dimensione dei tre colossi, il punto contestato dalle aziende è il principio di fondo: l’approccio dell’amministrazione fiscale italiana, se confermato, potrebbe alterare radicalmente il modello di business dell’intero settore digitale.

L’Agenzia delle Entrate sostiene che le registrazioni gratuite alle piattaforme (come Facebook, Instagram, X o LinkedIn) configurino in realtà operazioni imponibili: uno scambio economico tra dati personali degli utenti e accesso a un servizio digitale, assimilabile a una permuta soggetta a Iva. Un’impostazione che le imprese respingono con fermezza.

La posizione delle aziende

Meta ha dichiarato a Reuters di aver «collaborato pienamente con le autorità rispetto ai nostri obblighi derivanti dalla legislazione europea e nazionale», ma ha aggiunto di essere «fortemente in disaccordo con l’idea che l’accesso da parte degli utenti alle piattaforme online debba essere soggetto al pagamento dell’Iva». LinkedIn ha fatto sapere di non avere «nulla da condividere al momento», mentre X non ha risposto a richieste di commento.

Un caso che può cambiare le regole del digitale

Si tratta della prima volta in cui l’Italia non riesce a raggiungere una transazione con una Big Tech in ambito fiscale, scegliendo invece la via del contenzioso completo. Un segnale chiaro di un cambio di strategia da parte dell’amministrazione, che non si limita più a puntare solo al recupero delle somme ma mira a fissare un principio giuridico generale: quando l’uso gratuito di un servizio genera valore attraverso i dati, questo valore deve essere fiscalmente rilevato.

Secondo esperti citati da Reuters, l’impatto potenziale di questa impostazione potrebbe estendersi ben oltre i social network: dalla grande distribuzione ai media digitali, fino al trasporto aereo e ai servizi online gratuiti basati sulla profilazione. Inoltre, visto che l’Iva è una tassa armonizzata a livello europeo, la posizione dell’Italia potrebbe influenzare l’intero quadro comunitario.

Ora la palla passa alla Commissione Ue

Non è detto, comunque, che si arrivi al processo vero e proprio. Le fonti spiegano che il governo italiano si sta preparando a chiedere un parere consultivo alla Commissione europea, attraverso il Comitato Iva, organo tecnico indipendente che si riunisce due volte all’anno. I quesiti, elaborati dall’Agenzia delle Entrate sia sul piano giuridico sia su quello quantitativo, saranno formalmente inoltrati dal ministero dell’Economia, con l’obiettivo di inserirli all’ordine del giorno della prossima riunione, prevista tra fine ottobre e inizio novembre 2025.

La risposta, se tutto procede come previsto, potrebbe arrivare nella primavera del 2026. Anche se non vincolante, un eventuale parere negativo da parte del Comitato potrebbe spingere l’Italia a ritirarsi dalla linea intrapresa, per evitare di restare isolata a livello europeo. Nessun commento è arrivato finora da parte dell’Agenzia delle Entrate né del Ministero dell’Economia (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza