Sale l’attesa sui mercati per i conti delle big tech. Il 30 aprile pubblicheranno la trimestrale Microsoft e Meta, il giorno dopo Apple e Amazon. Alphabet invece li ha diffusi il 24 aprile e ha battuto le attese su utili e ricavi.
Le Magnifiche 7 (Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla) vengono da mesi complicati per colpa dell’incertezza creata sui mercati dai dazi di Donald Trump: da inizio 2025 il caos tariffe ha fatto perdere 2.500 miliardi di capitalizzazione ai giganti di Wall Street. Per gli analisti di Wedbush, i conti di Microsoft, Amazon, Meta e Apple saranno «ottimi» grazie alla forte domanda di servizi cloud, alla pubblicità digitale e all’intelligenza artificiale.
Microsoft dovrebbe battere le attese nel terzo trimestre. Gli analisti interpellati da FactSet si aspettano un utile di 3,21 dollari per azione su un fatturato di 68,43 miliardi. Per Truist, però, le previsioni sul trimestre in corso saranno «conservative»: «Ci aspettiamo una guidance conservativa alla luce della crescente incertezza macro».
Nonostante il clima teso sui mercati, le migrazioni al cloud e l’AI dovrebbero sostenere il business di Azure nella seconda metà del 2025. Microsoft, inoltre, potrebbe beneficiare del nuovo round di finanziamento di OpenAI e del recente aumento degli utenti di ChatGpt.
Anche per Meta gli analisti vedono un trimestre in crescita. Il consensus Bloomberg indica un fatturato di 41,38 miliardi (+13,5%) su base annua, ma in calo rispetto al trimestre precedente (-14,5%). L’utile per azione invece dovrebbe crescere a 5,253 dollari (+11,5% su base annua).
Nel 2024 il business della raccolta pubblicitaria si è ripreso e Meta ha beneficiato del taglio dei costi. Le inserzioni resteranno toniche anche in questo trimestre, mentre sul fronte dell’efficienza gli analisti restano concentrati sul metaverso, divisione che continua a generare perdite significative ma strategica nel lungo periodo. L’altro punto cardine è l’AI, in particolare la sua monetizzazione dopo l’inserimento sulle piattaforme (Facebook, Instagram e WhatsApp) del gruppo.
Amazon potrebbe pagare l’impatto dei dazi più delle altre big tech. Oppenheimer ha abbassato il target price su Amazon a 220 dollari dai precedenti 260 dollari e ha mantenuto il rating outperform. Il gigante dell’e-commerce ha mantenuto le stime sull’utile per azione del primo trimestre di 1,39 dollari su un fatturato di 155,6 miliardi, ma ha abbassato le previsioni per i trimestri successivi.
I contraccolpi maggiori dai dazi dovrebbero arrivare dal terzo trimestre perché «la maggior parte dei venditori su Amazon ha scorte sufficienti fino a maggio per ritardare gli aumenti di prezzo», spiega Oppenheimer. «Riteniamo che gli investitori sarebbero favorevoli se Amazon Web Services (la divisione cloud) crescesse di un valore medio-alto per il 2025 e se l’e-commerce guadagnasse quote rispetto alla vendita al dettaglio in generale, anche se i margini dovessero contrarsi in modo significativo».
Per Apple i prossimi mesi saranno cruciali. La Mela ha deciso di spostare in India la produzione di iPhone destinati agli Stati Uniti, in modo da ridurre l’impatto dei maxi dazi imposti da Trump alla Cina. Wedbush rimane ottimista sulle prospettive a lungo termine di Apple, con un focus su «1,5 miliardi di iPhone e 2,4 miliardi di iOS installati».
Una mano arriverà anche dall’imponente «attività dei servizi per proteggersi dai ribassi in questo contesto di mercato nervoso». Per questi motivi gli analisti di Morgan Stanley hanno alzato il target price a 235 dollari dai precedenti 220 dollari, mantenendo il rating overweight. Il nuovo prezzo obiettivo implica un aumento del 12% del valore delle azioni. (riproduzione riservata)