I rumor sul maxi derisking spingono Bff in borsa. La banca specializzata nel factoring con la pubblica amministrazione sta cercando di recuperare quanto perso il 30 marzo (-54%) dopo l’arrivo dei commissari mandati da Bankitalia ad affiancare il cda.
Il 23 aprile il titolo dell’istituto ha guadagnato il 3,4%, chiudendo a 2,11 euro dopo che MF-Milano Finanza ha scritto della maxi-cartolarizzazione, fino a un miliardo di euro, che Bff sta studiando per ridurre il profilo di rischio ed evitare un aumento di capitale.
«Gli impatti dipenderanno da come l’operazione verrà strutturata», è il commento di Equita (rating «reduce» e target price di 2,5 euro). E in ogni caso «il quadro complessivo resta complesso e soggetto a diversi rischi limitando la visibilità sull’evoluzione del business».
Sempre il 23 aprile se n’è parlato anche in commissione Banche del Senato ma l’audizione di Giuseppe Siani, capo dipartimento della Vigilanza, è stata secretata. Il funzionario ha comunque spiegato che la «gestione di Bff prosegue regolarmente e la continuità dei servizi di pagamento e di banca depositaria resta inalterata».
Buona parte dell’incertezza potrebbe venire meno dopo che Bff presenterà i veri conti del 2025, rivisti con l’aiuto dei commissari Francesco Fioretto e Raffaele Lener. La banca guidata dal ceo Giuseppe Sica provvederà entro il 30 aprile, chiarendo così l’impatto delle riclassificazioni chieste da Banca d’Italia nell’ultima ispezione: in totale si ipotizzano circa 1,3 miliardi.
Intanto è partito il recupero in borsa perché le azioni hanno guadagnato il 47% dal 31 marzo, anche se resta molta strada da fare per tornare ai 3,18 euro precedenti all’arrivo dei due funzionari. Il bilancio è ancora più negativo se si allunga l’orizzonte temporale: la capitalizzazione è risalita sopra 400 milioni, ma è lontana dai 2,4 miliardi raggiunti nella primavera del 2024.
Il calo del titolo ha attirato l’interesse di alcuni potenziali compratori. Secondo fonti di mercato si tratta di fondi internazionali e di banche italiane come Sella e Cherry Bank. Ma non tutti guarderebbero all’intero perimetro: l’istituto di Biella, ad esempio, potrebbe mirare alla banca depositaria, uno dei tre business insieme al factoring e ai servizi di pagamento.
In ogni caso si tratta ancora di fasi molto preliminari, anche perché qualsiasi possibile compratore vorrà prima conoscere il reale impatto dell’ispezione sui conti del 2025. (riproduzione riservata)