Quotarsi in borsa fondendosi con un veicolo di fatto vuoto, costituito ad hoc. È il meccanismo alla base delle spac (Special Purpose Acquisition Company): la scatola si fa carico dell’iter di ipo, raccoglie capitali e individua una società target che, in questo modo, diventa automaticamente quotata una volta acquisita. In Italia non se ne parlava da un po’, ma a fine luglio una nuova spac ha suonato la campanella di Palazzo Mezzanotte. Si chiama Ehi!, ha raccolto 35 milioni di euro e ha già individuato l’azienda che porterà sul mercato: Unica, specializzata in bonifiche ambientali e rigenerazione di aree industriali dismesse.
È presto per dire se le spac torneranno in auge, ma di certo in passato questo tipo di operazione ha portato a Piazza Affari più di 20 società, soprattutto tra il 2015 e il 2019. Alcune sono cresciute esponenzialmente nel tempo, come Sesa e Avio, altre invece sono uscite dal radar della borsa o arrancano come Sicily by car.
Negli Stati Uniti una spac, Digital World Acquisition Corp, nel 2024 ha condotto al Nasdaq niente meno che Trump Media, la società del presidente Donald Trump a cui fa capo la piattaforma Truth Social. Per quell’operazione furono raccolti capitali per circa 1 miliardo di dollari, anche se il record di spac più ricca di sempre è di Pershing Square Tontine Holdings, veicolo sponsorizzato dal gestore di hedge fund Bill Ackman, che nel 2020 ottenne sulla fiducia ben 4 miliardi dagli investitori. Tuttavia, Ackman non ha mai trovato la target e la sua spac ha chiuso nel 2022 restituendo quanto versato agli aspiranti quotisti.
A Milano i numeri sono chiaramente più contenuti. Ehi! ha un budget di 35 milioni che servirà per l'ipo di Unica, impresa da 81,6 milioni di euro di ricavi e 6 milioni di utile nel 2025. La struttura dell’operazione differenzia tuttavia questa iniziativa dalle spac tradizionali. Il veicolo non punta ad acquisire il controllo della target, ma a entrare con una partecipazione di minoranza significativa, destinando oltre metà della propria dotazione a questa transazione. In più, se la quotazione di Unica non sarà perfezionata entro il 30 settembre, Ehi! si impegna a sottoscrivere un poc (prestito obbligazionario convertibile) fino a 7,5 milioni.
La prima spac di diritto italiano è arrivata nel 2013 ed è l'attuale Sesa, gruppo It quotato sul segmento Star. Nei 13 anni passati dalla fusione con il veicolo Made in Italy 1 la società è diventata un big dei servizi digitali per le imprese da 3,6 miliardi di fatturato (+7,9%) nel 2025. L’espansione del business, spinto da una strategia di acquisizioni in serie, è andata di pari passo alla crescita del titolo che è arrivato a toccare 175 euro per azione nel 2022. Ora vola più basso, intorno a 94 euro, ma nell’ultimo anno è tornato a guadagnare (+36%).
Negli anni di maggiore popolarità delle spac si sono distinti almeno due progetti che hanno portato a Palazzo Mezzanotte quattro società ciascuno: Industrial Stars of Italy, promossa da Giovanni Cavallini, Attilio Arietti, Davide Milano ed Enrico Arietti, e Space, sostenuta dalla Space Holding di Sergio Erede.
La prima ha cominciato quotando nel 2015 Lu-Ve, specializzata in scambiatori di calore ad aria e sistemi di refrigerazione e condizionamento. Si tratta di un gruppo da 605 milioni di vendite (+2,8%) e 38 milioni di profitti (+10,5%) nel 2025, che gode di un momento favorevole grazie anche alla forte domanda di sistemi di raffreddamento per data center. Ciclo premiato sul mercato, dove Lu-Ve ha quasi raddoppiato il valore nell’ultimo anno.
Le spac della serie Space hanno invece fatto da veicolo per le ipo di Fila, Avio e Aquafil, tutte e tre ancora in borsa, alle quali si aggiunge Guala Closures che è stata delistata nel 2021. La società delle matite colorate ormai ha superato il decennio di quotazione e in un anno ha registrato un rialzo di oltre il 25%. Ancora meglio ha fatto Avio, le cui azioni arrivano da un rally che le ha viste crescere di oltre il 350% in tre anni.
Non è andata altrettanto bene ad Aquafil, che dall'ipo ha ceduto circa l'80%, o a Sicily by car. L’azienda siciliana, attiva nel campo del noleggio auto, è stata la quarta e ultima business combination di Industrial Stars of Italy. Quotata nel 2023, non brilla in borsa: dall’ipo ha perso quasi il 70% e solo negli ultimi 12 mesi ha accusato un calo superiore al 20%. In più, nei mesi scorsi le strutture del gruppo in Sicilia sono state danneggiate da tre incendi a poca distanza l’uno dall’altro. Nemmeno i conti hanno dato soddisfazione agli investitori, dal momento che il 2025 si è chiuso con una perdita di 7,2 milioni (a fronte dell’utile di 3 milioni registrato nel 2024) nonostante un aumento del 14,6% del valore della produzione a 165 milioni. Tre le ultime business combination non vola nemmeno Franchi Umberto Marmi: -60% in tre anni e -27% a 12 mesi.
Infine, quasi una spac su tre ha abbandonato la borsa italiana. L’ultimo addio è stato quello di Antares Vision, delistata tramite opa qualche mese fa. Ma negli anni passati hanno seguito lo stesso percorso Illimity Bank, acquisita da Banca Ifis nel 2025, Salcef, Sicit, Cft, Guala Closures e Zephyro. (riproduzione riservata)