L’annuncio di possibili dimissioni anticipate della presidente della Bce, Christine Lagarde, su cui ha scritto Roberto Sommella su Milano Finanza con condivisibili considerazioni, in particolare sulle possibili successioni, Italia ovviamente in primis per molte ragioni, suscita valutazioni negative anche sotto il profilo dell'indipendenza della Banca centrale e dell’impiego delle porte girevoli.
Annunciare ora che lascerà la carica anzi tempo (con alcuni che prevedono le dimissioni poco prima dell'inizio della campagna elettorale per le presidenziali francesi e comunque in tempo per parteciparvi; altri prima ancora, ma c’è pure chi pensa a dimissioni dopo l’esito delle votazioni per un possibile incarico governativo tecnico), significa trasmettere una condizione di provvisorietà del vertice della Banca centrale, aperta altresì alle azioni di chi cercasse di accelerare la fuoriuscita.
Sia chiaro: non mancano i casi di presidenze o comunque di presenze in governi tecnici da parte di ex governatori: si pensi a Mario Draghi e, prima di lui, a Carlo Azeglio Ciampi o all’attuale premier del Canada Mark Carney, per citarne alcuni. Ma siamo sempre in presenza di una vocatio, di una chiamata in momenti da stato di eccezione che inducono a rivolgersi a personalità ritenute super partes.
Non è la stessa cosa del caso di Lagarde, che annovera esperienze politiche in tempi non vicini (oltreché professionali), transito nel settore finanziario (Fondo monetario internazionale) poi in quello monetario (Bce) e ora la previsione di un ritorno alla politica. Fruttuoso scambio di competenze ed esperienze? O, piuttosto, porte girevoli che non appaiono coerenti con ciò che si chiede a un banchiere centrale, anche per l’indeterminatezza dell'attuazione di ciò che si è annunciato.
Forse coerenza vorrebbe semmai che, predisposta in un contesto di fuge rumores la fine dell’incarico, poi la si annuncia e la si attua magari entro un mese. C’è il problema della successione? Certo, ma non bisogna dare per scontata la lunghezza di questi tempi perché in tal caso saremmo alla patologia del funzionamento istituzionale. Comunque la si rigiri, quella della Lagarde non è stata una mossa apprezzabile, maggiormente se vista alla luce del sano principio secondo il quale le dimissioni si danno, non si annunciano.
Quanto al contesto politico francese, oggi ne dovremmo sapere di più per la sentenza che sarà emessa dalla Corte d’appello di Parigi sulla interdizione dell’assegnazione di cariche pubbliche a Marine Le Pen. La vicenda Lagarde fa tornare in ballo altri casi di alte cariche pubbliche scoperte e di soluzioni transitorie. In primis, permane il caso Consob che il 13 prossimo terrà, a Milano, l’annuale incontro con il mercato con il discorso di apertura della presidente vicaria Chiara Mosca.
In questi giorni si fa avanti anche una nuova ipotesi di soluzione dello gnommero gaddiano della successione a Paolo Savona, il cui mandato è terminato l’8 marzo. Si ipotizza che Carmine di Noia, già commissario Consob, poi passato a un’alta carica Ocse spettante all’Italia, possa rientrare per la presidenza della Commissione, mentre il commissario Federico Cornelli, che ugualmente è in possesso di doti di competenza ed esperienza, passi all’Ocse.
Resta, poi, la candidatura di Carlo Comporti, anch’egli componente il collegio di vertice Consob, all’Esma. Sarebbe una valorizzazione di tre particolari capacità, nel segno dell'autonomia intellettuale e istituzionale. Un tris molto difficilmente contestabile con persone che alla credibilità nazionale uniscono quella europea e internazionale. È auspicabile che, dati i tempi, tutto ciò non sia paradossalmente un demerito. (riproduzione riservata)