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Bce, gli analisti vedono tassi stabili. Ma euro forte ed export cinese possono cambiare il quadro. Ecco perché
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Bce, gli analisti vedono tassi stabili. Ma euro forte ed export cinese possono cambiare il quadro. Ecco perché

06 febbraio 2026, 20:00 Ultimo aggiornamento: 08 febbraio 2026, 10:09

Nell’Eurozona l’inflazione è vicino al 2% e la crescita resiste. Ma la Bce dovrà monitorare l’apprezzamento del cambio e il riorientamento delle esportazioni di Pechino verso l’Ue

Lo scenario economico può apparire calmo per la Bce. La fiammata inflazionistica dovuta a Covid e Ucraina è alle spalle. La crescita ha ripreso un po’ di slancio ed è vicina al potenziale. I tassi sono scesi al 2% a giugno e da allora non sono stati toccati. La maggior parte degli analisti ritiene che non ci saranno nuovi interventi quest’anno. Nel complesso è una situazione favorevole, soprattutto se la si paragona a quella di un paio di anni fa.

Eppure la Bce non potrà mettere il pilota automatico nel 2026, come già aveva indicato il governatore finlandese Olli Rehn in una recente intervista su Milano Finanza. In prospettiva i rischi sono «bilanciati», secondo la presidente Bce Christine Lagarde. Ma altri governatori hanno evidenziato già il 6 febbraio, cioè un giorno dopo l’ultimo consiglio direttivo della banca centrale, che i pericoli sull’inflazione sono soprattutto al ribasso. A gennaio il carovita dell’Eurozona è calato all’1,7%, quindi sotto il target del 2% nel medio termine.

I timori in questa direzione arrivano soprattutto da due ambiti: il rafforzamento dell’euro e il riorientamento di prodotti cinesi a basso costo verso l’Europa. «Esiste un rischio reale che l’inflazione sia inferiore alle previsioni», ha detto Rehn. «Un modesto segnale in tal senso è già emerso dai dati di gennaio». Lagarde non si è detta preoccupata per quel valore. Ma anche il governatore francese Villeroy de Galhau ha sottolineato il pericolo di un’inflazione più bassa delle attese (in Francia il carovita è sceso addirittura allo 0,4% a gennaio).

Il rafforzamento dell'euro

Il primo punto d’attenzione riguarda il cambio. Villeroy ha ricordato che «se l’euro dovesse apprezzarsi ulteriormente in modo significativo, ciò comporterebbe una riduzione dell’inflazione». Il presidente francese Emmanuel Macron vuole affrontare il tema del cambio anche nella prossima riunione dei leader europei.

Lagarde non ha usato gli stessi toni: ha ricordato che l’euro-dollaro non è cambiato in modo significativo dall’estate e viaggia attorno alle medie storiche. Oggi il cambio è attorno a quota 1,18. Tuttavia pochi giorni fa aveva superato 1,20.

Unicredit prevede tassi stabili quest’anno ma il capoeconomista Marco Valli ha osservato che «i tagli dei tassi tornerebbero nell’agenda della Bce se la moneta unica dovesse apprezzarsi in modo rapido e consistente, con il cambio sul dollaro a 1,25 o oltre».

La pressione cinese

Il secondo ambito di preoccupazione riguarda l’export cinese. I dazi di Donald Trump hanno limitato gli scambi verso gli Stati Uniti. Così Pechino guarda soprattutto all’Ue come mercato di sbocco per i prodotti che produce (ma non consuma) a livello domestico. Il rischio era stato sottolineato già un anno fa al Forex dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta.

Villeroy ha evidenziato che nella seconda metà del 2025 le importazioni cinesi nell’Eurozona sono aumentate di oltre l’11% in volume e sono diminuite di oltre il 10% in termini di prezzo: «Quando si combinano i due fattori, si ottiene un effetto disinflazionistico piuttosto forte», ha detto.

Sul carovita ci sono comunque anche rischi al rialzo, legati innanzitutto a un possibile aumento dei prezzi dell’energia in caso di nuove tensioni geopolitiche (per esempio in Iran). Lagarde ha poi detto di guardare con particolare attenzione a salari e servizi. La Bce ha inoltre indicato come possibile fattore inflazionistico i piani dei governi (soprattutto governo tedesco) su infrastrutture e difesa.

La crescita resiste

Sul fronte del pil, le ultime notizie sono positive per l’Eurozona. La crescita «rimane resiliente in un contesto globale difficile», secondo la Bce. L’economia è sostenuta da «bassa disoccupazione, solidi bilanci del settore privato, graduale aumento della spesa pubblica ed effetti positivi dei precedenti tagli dei tassi». Allo stesso tempo per Francoforte «le prospettive rimangono incerte». Perciò la politica monetaria resterà «agile», come ha detto Lagarde, cioè sarà pronta ad adeguarsi a eventuali cambiamenti dello scenario.

In tema di crescita, la presidente Bce ha evidenziato che «la grande storia» riguarda gli investimenti, in particolare quelli privati e legati all’intelligenza artificiale. In chiave futura per Lagarde «la cosa davvero interessante sarà capire come l’AI influirà sulla produttività e sull’inflazione».

Il ruolo dell’AI

L’intelligenza artificiale potrebbe favorire la crescita e nello stesso tempo ridurre l’inflazione anche nell’area euro, sebbene in misura inferiore rispetto agli Usa. Ma se l’Europa vorrà aumentare la crescita in modo duraturo, dovrà fare passi avanti anche nel quadro istituzionale: perciò la Bce ha inviato ai leader Ue una «checklist» con raccomandazioni per progredire su Savings and Investments Union, euro digitale, mercato unico e semplificazione normativa. (riproduzione riservata)



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