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Bce, ecco l'agenda 2026 per le banche. I messaggi di Claudia Buch, presidente della Vigilanza, nell’intervista a MF
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Bce, ecco l'agenda 2026 per le banche. I messaggi di Claudia Buch, presidente della Vigilanza, nell’intervista a MF

29 gennaio 2026, 17:00

Questo articolo è stato pubblicato su Macrobussola, la newsletter di Francesco Ninfole che fa il punto sull’economia globale con focus su banche centrali e settore finanziario. Per riceverla ci si può iscrivere qui.

Nei giorni scorsi ho potuto incontrare Claudia Buch, presidente della Vigilanza Bce sulle banche, che ha spiegato in questa intervista esclusiva su MF gli ambiti principali su cui si concentrerà quest’anno la supervisione di Francoforte.

Buch ha illustrato in modo ampio la prospettiva Bce sulle banche in tema di credito, redditività, capitale, dividendi, consolidamento, AI e digitalizzazione. Nella newsletter di oggi riassumo i concetti più importanti sottolineati dalla numero uno della Vigilanza.

Redditività. Oggi “la situazione delle banche europee appare positiva” tuttavia “occorre molta attenzione perché ci sono molte incertezze” legate al contesto macro e geopolitico. Per Buch occorre “essere molto cauti nel proiettare nel futuro i buoni risultati che stiamo vedendo ora”. Perciò “le banche devono essere prudenti nella valutazione della redditività e nella pianificazione del capitale” e dovrebbero “investire nella resilienza a lungo termine in termini di capitalizzazione, ICT e capacità operativa”.

Nuove banche digitali. “La digitalizzazione porta nuovi operatori e nuovi modelli di business” ma una maggiore concorrenza “può aumentare gli incentivi ad assumere maggiori rischi” perciò la Bce secondo Buch dovrà assicurarsi che le nuove banche digitali “abbiano una solida governance del rischio”.

Digitalizzazione. La digitalizzazione “può accelerare i pagamenti e renderli più efficienti” e “molte banche stanno sperimentando l’intelligenza artificiale per accelerare la fornitura di servizi e ridurre le attività manuali”. Tutto ciò è “molto apprezzato e ben accetto”. Tuttavia “i modelli di business digitali possono essere più esposti agli attacchi informatici” che negli ultimi anni “sono quasi raddoppiati e sono diventati più intensi”.

AI. “Le attività di routine possono ora essere svolte in modo molto più efficiente dall’intelligenza artificiale”. La domanda chiave per Buch è “se l’intelligenza artificiale sia sempre uno strumento valido per l’analisi prospettica dei rischi e se possa introdurre nuovi bias nelle decisioni di concessione dei prestiti”.

Npl e prestiti. L’offerta di credito da parte delle banche “non è oggi limitata dai requisiti patrimoniali o dalla vigilanza”, anche se “l’incertezza percepita dalle imprese e dalle famiglie può ridurre la domanda di prestiti”. I crediti deteriorati “sono quasi al livello più basso dell’ultimo decennio dell’Unione bancaria” a circa il 2% dei prestiti. Esistono però “alcune sacche – nel settore degli immobili commerciali e dei prestiti alle pmi – in cui stiamo assistendo a piccoli aumenti dei non-performing loan”. Lo scenario nel complesso positivo però può cambiare secondo Buch e la Bce sta valutando le pratiche di prestito delle banche.

L’esame sul credito. Gli standard di concessione dei prestiti sono considerati “un indicatore anticipatore dei potenziali crediti in sofferenza” e perciò è stato avviato un progetto sul tema. “Finora non riscontriamo un deterioramento degli standard” ma occorrono per Buch “dati più accurati”. La Bce comprende “la necessità di essere molto snelli e proporzionati” e esaminerà criteri come i rapporti loan-to-value o i debt service-to-income. In ogni caso il progetto “non riguarda i volumi di prestiti”.

Dividendi. “La Bce non decide in merito ai dividendi, ma le banche. Tuttavia, esaminiamo la pianificazione del capitale degli istituti su un orizzonte temporale di tre anni. E vogliamo che le banche tengano conto dell'incertezza”, ha detto Buch. “Le banche devono valutare l'interesse legittimo degli azionisti a ricevere payout rispetto alle riserve che le banche vogliono avere in relazione a potenziali rischi futuri”.

Dazi. “I dazi incidono sulla solidità finanziaria delle imprese, che a sua volta può influire sulle banche. Finora non abbiamo riscontrato impatti significativi. Tuttavia, non conosciamo l’effetto a medio-lungo termine. Questo è uno dei motivi per cui quest’anno chiediamo alle banche di effettuare uno stress test inverso” sui rischi geopolitici.

Rischio cyber. Nell’ultimo stress test sul tema “in generale le banche erano preparate” ma c’erano “aree di miglioramento” in alcune. “Continuiamo a collaborare con le banche e a individuare le carenze”.

Competitività. “A livello di sistema è più difficile definirla. L’idea che un intero sistema bancario o mercato sia in concorrenza con un altro è un po’ un’analogia errata. Ciò di cui abbiamo bisogno a livello internazionale non è la concorrenza tra mercati, ma la cooperazione globale” per affrontare i rischi sulla stabilità finanziaria.

Additional Tier 1. Questi strumenti possono essere convertiti in azioni nel caso in cui sia necessario assorbire perdite. La task force di alto livello della Bce ha suggerito di valutare se questi strumenti possano essere resi meno complessi per migliorarne la capacità di assorbimento delle perdite. Per Buch “le potenziali preoccupazioni sarebbero considerate in un eventuale futuro processo legislativo”.

Fusioni. “Alcuni indicatori di integrazione, tra cui le fusioni e le acquisizioni transfrontaliere, sono diminuiti negli ultimi anni”. La crescente digitalizzazione, per esempio, "apre nuove opportunità” sulle fusioni. Così per Buch “sarebbe auspicabile che gli ostacoli all’integrazione fossero rimossi, in modo da poter sfruttare queste opportunità e consentire alle banche di crescere”. Il ruolo Bce è “garantire che non vi siano assunzioni di rischi indebiti, che siano in atto adeguati sistemi di governance e che siano rispettati i coefficienti prudenziali. I confini non hanno importanza per noi. Valutiamo le fusioni nazionali utilizzando gli stessi criteri delle fusioni transfrontaliere”.

Il ruolo dei governi nell’M&A. “L'idea dell'unione bancaria è quella di garantire che i confini non abbiano importanza, che gli stessi standard prudenziali si applichino in tutti i Paesi e che venga promossa l'integrazione dei mercati. Questo dovrebbe essere anche nell’interesse dei governi”.

Unione bancaria. “Il grande elemento mancante è l’assicurazione europea sui depositi. Mi auguro che i leader politici compiano ulteriori progressi su questo progetto, perché è un complemento naturale alla vigilanza europea”.

Euro digitale. “Le banche non dovrebbero temere l’euro digitale, tutt’altro. L’euro digitale è concepito per sostenere i modelli di business digitali delle banche”. I costi per le banche “sarebbero gestibili rispetto ai tipici budget IT”. Soluzioni puramente private fornite da soggetti non bancari potrebbero rappresentare “una minaccia competitiva maggiore” per le banche tradizionali.

Basilea3. “L’Europa dovrebbe continuare nel percorso di introduzione di Basilea 3. Le banche attualmente non hanno difficoltà a soddisfare i requisiti patrimoniali del nuovo regime di Basilea 3. Il rischio di mercato è aumentato, quindi è importante avere protezioni. Poche banche sono colpite dalle regole sui rischi di mercato (Frtb) e, nel complesso, il potenziale aumento dei requisiti patrimoniali appare gestibile”. La Bce è a favore di una partenza delle norme Frtb nell’Ue da gennaio 2027.

Cartolarizzazioni. “Abbiamo un progetto che mira a velocizzare il processo di approvazione per le cartolarizzazioni con trasferimento significativo del rischio, mantenendo gli stessi standard di resilienza di prima. Tuttavia, la cartolarizzazione non è priva di rischi, come abbiamo visto durante la crisi finanziaria globale. Avremmo quindi delle preoccupazioni se gli standard prudenziali venissero abbassati”, in particolare sulle cartolarizzazioni sintetiche.

Banche italiane. Hanno una “buona redditività e capitalizzazione. I crediti deteriorati sono diminuiti in modo significativo. Sono ancora leggermente più alti rispetto alla media dell’area euro, ma il quadro generale è favorevole”. Allo stesso tempo per Buch “c’è incertezza su ciò che il futuro potrebbe riservare e su come potrebbero evolversi i rischi geopolitici. Questo non riguarda in modo specifico l’Italia: è un discorso generale. I mercati hanno una valutazione del rischio benevola e non stanno prezzando i rischi geopolitici. Le banche devono trovare modi per affrontare questa incertezza e rimanere resilienti”. (riproduzione riservata)

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