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Bce, Christine Lagarde e le nuove voci di uscita anticipata
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Bce, Christine Lagarde e le nuove voci di uscita anticipata

di Angelo De Mattia
02 luglio 2026, 02:00 Ultimo aggiornamento: 07:04

Le speculazioni su un'uscita anticipata della presidente della Bce alimentano incertezze e pressioni, mentre si discute sulla continuità francese alla guida dell'istituzione europea

A margine del convegno dei banchieri centrali di Sintra, in Portogallo, è tornata nei diversi conciliaboli la voce di una possibile anticipata fine del mandato della presidente della Bce, che si dimetterebbe all'inizio della primavera del prossimo anno per dare modo al presidente Emmanuel Macron, il cui mandato scade a fine maggio, di decidere chi le succederà, così come accaduto con la Banca di Francia, il cui governatore François Villeroy de Galhau si è dimesso consentendo a Macron di nominare il successore, Emmanuel Moulin, entrato in carica lo scorso 2 giugno. L’intento era ed è di evitare che queste decisioni divenissero (nel primo caso) e ancora possano diventare (nel secondo) competenza di una maggioranza politica e di un governo di estrema destra che potrebbe uscire dalle elezioni politiche francesi del 2027.

Dunque Lagarde, il cui incarico termina a fine 2027, anticiperebbe l'uscita di sei/sette mesi, non più come tempo fa si era vociferato, cioè una fine del mandato già quest’anno. La conseguente collocazione della presidente riguarderebbe il contesto politico-istituzionale francese.

È difficile giudicare positivamente un'operazione del genere qualora rispondesse al vero. Intanto le voci, specie se ricorrenti, di un termine anticipato, sia pure solo di alcuni mesi, finiscono per alimentare altre voci e soprattutto pressioni da parte di chi direttamente o indirettamente è interessato perché l'anticipo sia maggiore; ne può scaturire un contesto di incertezza, se non di instabilità.

La scelta del successore di Lagarde

Ma poi se, come pare, l'operazione viene compiuta per dare continuità al vertice della Bce con un o una francese, allora il calcolo potrebbe risultare errato perché prevarrebbe la regola della rotazione: la presidenza non è una sinecura francese, per cui bisognerebbe scegliere anticipatamente il nuovo presidente partendo dal fatto che l'ultimo è la presidente francese. A questo punto le banche centrali dei principali Paesi fondatori non potrebbero di certo essere escluse da candidature dei rispettivi vertici, a cominciare dall'Italia.

Non confligge affatto la già intervenuta presidenza italiana (Mario Draghi), come non ha costituito un ostacolo per la francese Lagarde la precedente presidenza del francese Jean-Claude Trichet. E le qualità in Italia esistono pienamente. In ogni caso il disegno francese, se fondato, offre l'immagine di una manipolazione che riguarda il rapporto tra i governi e la Banca Centrale Europea, della quale vanno invece valorizzate autonomia e indipendenza. Ed è su questo versante, quello cioè delle regole e del loro rafforzamento, che bisogna agire per evitare che qualsiasi governo compia forzature, fino magari a considerare quasi un proprio emissario chi starebbe al vertice di una banca centrale.


Quando, non molto tempo fa, si erano diffuse voci su vicine dimissioni di Lagarde, la presidente, anche se non immediatamente, smentì questa eventualità assicurando che sarebbe rimasta al vertice della banca per tutto il mandato. Ora c'è bisogno di un’ulteriore drastica, definitiva smentita (ovviamente se si è in condizione di farla) e in ogni caso occorre chiarezza piena. Non può esservi opacità sul futuro di una delle maggiori banche centrali a livello globale. (riproduzione riservata)



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