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Donald Trump, presidente Usa
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La carenza di munizioni degli Usa è peggiore di quanto si pensi e cosa rischia Trump in caso di altre guerre

di Seth G. Jones (Wall Street Journal)*
23 marzo 2026, 11:56 Ultimo aggiornamento: 11:57

Il conflitto con l’Iran è un promemoria urgente del fatto che gli Stati Uniti hanno bisogno di una base industriale della difesa capace di sostenere una guerra ad alta intensità contro i propri avversari, soprattutto la Cina. L’amministrazione Trump ha adottato misure importanti per aumentare la produzione di alcune munizioni, riformare un sistema di acquisizione antiquato e creare incentivi per l’innovazione del settore privato. Ora è fondamentale accelerare questi cambiamenti.

Scorte insufficienti e minacce crescenti

Sono giustamente aumentate le richieste di incrementare le scorte di munizioni a lungo raggio per attacchi di precisione, così come quelle destinate ai sistemi di difesa aerea Patriot, Thaad e altri. Tuttavia, la sfida è molto più ampia dell’Iran. Gli Stati Uniti non dispongono di munizioni sufficienti per sostenere i propri piani di guerra in caso di un conflitto prolungato con Cina, Russia o Corea del Nord. I pianificatori militari dovrebbero essere particolarmente preoccupati per la Cina, che possiede capacità di gran lunga superiori a quelle iraniane. La base industriale cinese, già impostata su un’economia di guerra, ha prodotto migliaia di missili ipersonici, da crociera e balistici in grado di colpire con precisione, oltre a milioni di droni. Le basi statunitensi, gli aerei, le navi e le altre infrastrutture operative all’interno della First Island Chain - che si estende dal Giappone verso sud attraverso Taiwan, le Filippine settentrionali e il Borneo - sono altamente vulnerabili agli attacchi.

Le risposte avviate e le lacune da colmare

La minaccia cinese rende essenziale che gli Stati Uniti dispongano di un numero sufficiente di munizioni a lungo raggio e sistemi senza pilota per colpire navi, aerei e obiettivi terrestri a distanza. Le forze armate statunitensi necessitano inoltre urgentemente di più sistemi di difesa aerea e attrezzature per proteggere le infrastrutture critiche: arsenali vuoti non scoraggeranno la Cina. L’amministrazione Trump ha iniziato ad affrontare alcuni di questi problemi. Il Pentagono si è impegnato a ricostruire quello che definisce l’«arsenale della libertà» e a porre la base industriale della difesa su un assetto da economia di guerra. Nel 2025 il vice segretario alla Difesa Steve Feinberg ha istituito un Munitions Acceleration Council per aumentare la produzione di 12 sistemi d’arma critici, dagli intercettori Patriot ai missili antinave a lungo raggio. Ha inoltre promosso riforme per snellire un sistema di acquisizione estremamente lento, ridurre regolamentazioni soffocanti e valorizzare un settore privato innovativo.

Urgenza, investimenti e strategia futura

Ma serve fare di più e rapidamente. Il Pentagono dovrebbe finanziare con urgenza contratti pluriennali per diverse munizioni critiche già autorizzate dal Congresso, come il Joint Air-to-Surface Standoff Munition, lo Standard Missile 6 e il Patriot Advanced Capability 3, oltre a sostenere ricerca, sviluppo e produzione di alternative più economiche. Accordi strategici non vincolanti con le aziende non bastano: l’assenza di impegni solidi crea rischi inutili per le imprese e indebolisce una catena di approvvigionamento già fragile, con pochi fornitori di componenti essenziali. Un’altra priorità è mantenere l’operatività di aerei e navi, come i caccia F-35, i bombardieri B-2, i trasporti C-17 e i cacciatorpediniere Arleigh Burke, fondamentali soprattutto nell’Indo-Pacifico. Inoltre, le basi statunitensi nella regione necessitano urgentemente di infrastrutture rafforzate, difese aeree e sistemi di protezione. Nel breve termine, una richiesta supplementare di fondi al Congresso - stimata in 200 miliardi di dollari - rappresenta la soluzione più immediata. Nel lungo periodo, l’amministrazione dovrebbe mantenere la promessa di aumentare il budget della difesa di 500 miliardi entro il 2027, investendo in sistemi avanzati per contrastare la Cina. La guerra in Iran è solo l’ultimo campanello d’allarme: è tempo di accelerare. (riproduzione riservata)

*Il signor Jones è presidente del Dipartimento Difesa e Sicurezza presso il Center for Strategic and International Studies e autore di «The American Edge: The Military Tech Nexus and the Sources of Great Power Dominance».



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