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Banco Bpm va avanti sull’opa Anima anche senza il Danish Compromise. Ecco cosa ha deciso il cda
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Banco Bpm va avanti sull’opa Anima anche senza il Danish Compromise. Ecco cosa ha deciso il cda

27 marzo 2025, 19:00 Ultimo aggiornamento: 19:03

Gli stop della Bce e dell’Eba non bloccano l’operazione sulla sgr milanese. Il board conferma la strategia e gli obiettivi del piano industriale, con 6 miliardi di dividendi. Avviate misure per raggiungere da giugno un Cet1 del 13%

Lo stop che Bce ed Eba hanno impresso a Banco Bpm sul Danish Compromise non frenano l’opa su Anima. Giovedì 27 il cda dell’istituto di Piazza Meda ha esaminato la posizione espressa dalle due istituzioni finanziarie europee e, dopo un lunga riunione, ha scelto di confermare la strategia e gli obiettivi del piano industriale con sei miliardi di dividendi.

La decisione del cda

Esercitando una delega conferita dall’assemblea di febbraio, il board del Banco ha scelto di escludere il via libera al Danish Compromise dalle condizioni di efficacia dell’opa, comunicate nel documento di offerta di novembre. Tradotto: l’offerta andrà avanti anche senza la luce verde di Francoforte.

ll consiglio «è convinto della forte valenza strategica dell’operazione, anche in assenza di applicazione del Danish Compromise, alla luce del ruolo che Anima avrà come tassello fondamentale del piano strategico 2024-2027 e dell’elevato ritorno finanziario associato alla sgr, con un roi pari ad almeno il 13% e un accretion di utile per azione di oltre il 10%», spiega una nota.

«In particolare – aggiunge il Banco - nel caso di successo dell’offerta, si realizzerà, con l’ingresso di Anima nel gruppo, un fattore abilitante chiave per posizionare la Banca su una traiettoria di performance significativamente migliorata rispetto alla situazione antecedente al lancio dell’opa».

«Il cda ha espresso oggi, all’unanimità, il proprio motivato convincimento sulla forte valenza strategica e finanziaria dell’operazione Anima e ciò a prescindere dal trattamento prudenziale legato al Danish Compromise», hanno dichiarato il presidente Massimo Tononi e il ceo Giuseppe Castagna. «L’integrazione di Anima, leader italiano nell'asset management, all'interno del gruppo ci consentirà di completare l'articolazione delle nostre fabbriche prodotto, aggiungendo al credito al consumo, alla monetica e alla bancassicurazione il tassello fondamentale del risparmio gestito».

E ancora: «Questa operazione – hanno proseguito Tononi e Castagna – amplierà in misura rilevante il contributo dei ricavi commissionali,  aumentando le possibilità del nostro gruppo di generare stabilmente valore a favore dei nostri azionisti e di tutti gli stakeholder della banca grazie alla nostra vocazione di banca vicina al territorio, alle famiglie e alle pmi: forte del contributo di Anima, questo gruppo è ben posizionato per raggiungere il target di utile al 2027 di 2.150 milioni di euro, con un patrimonio che, su tutto l’arco piano, permette di mantenere margini ampiamente superiori ai requisiti patrimoniali minimi e in linea con gli obiettivi dei peers, e con una remunerazione agli azionisti superiore a 6 miliardi nel periodo 2024/27, un livello che ci pone ai vertici di settore in Europa».

La banca ha confermato anche il mantenimento di «una solida posizione di capitale» con un Cet1 ratio che «traguarda adesso un obiettivo minimo pari al 13%, senza risentire, se non in misura contenuta, della decisione di aumentare di euro 2 miliardi complessivi la remunerazione agli azionisti». L’istituto «ha già attivato le prime misure di ottimizzazione finalizzate a raggiungere, già dal mese di giugno 2025, il livello minimo del 13% senza applicazione del Danish Compromise».

Il piano, ha ricordato il Banco, prevede inoltre «l’aumento del 50% della remunerazione agli azionisti: il payout ratio è stato portato all’80% già a partire dall’esercizio 2024, mentre il totale delle risorse da distribuire agli azionisti tra il 2024 e il 2027 si attesta a oltre euro 6 miliardi, pari a circa 1 euro per azione su base annua (il piano precedente prevedeva euro 4 miliardi nel 2023/26)».

Il responso di Bce ed Eba

Piazza Meda avrebbe voluto applicare il Danish Compromise all'operazione Anima (condotta attraverso la controllata assicurativa Banco Bpm Vita) e ha perciò chiesto un'interpretazione del regolamento Crr alla Bce.

Francoforte però ha espresso un parere diverso rispetto a quello della banca: dal punto di vista dei supervisori, quando un gruppo acquista una società di asset management, la partecipazione deve essere consolidata e il goodwill deve essere dedotto dal capitale, quindi senza beneficio del Danish Compromise.

A stretto giro è intervenuta appunto l’Eba che nelle scorse settimane era stata interpellata dal Banco sulla vicenda. L’autorità bancaria europea ha rigettato la richiesta dell’istituto italiano «perché il tema sollevato va oltre l'ambito di applicazione del questionario (Q&A)» ricevuto, toccando profili ed elementi «che richiedono una valutazione più ampia e approfondita», spiega una nota diffusa sempre giovedì 27. (riproduzione riservata)



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