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Giuseppe Castagna
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Banco Bpm, Mps prende tempo sulla proposta di fusione del ceo Giuseppe Castagna. Che potrebbe avere un asso nella manica

08 giugno 2026, 20:00 Ultimo aggiornamento: 21:21

Il cda di Mps inizia a valutare la fusione alla pari con Bpm e l’opas di Intesa Sanpaolo. Castagna ha ancora margini di manovra, ma rischia di tornare nel mirino di Unicredit e Agricole

Una fusione alla pari, che rischia di non vedere la luce dopo la discesa in campo del duo Intesa Sanpaolo-Unipol, ma che Mps comunque valuterà. La proposta di Banco Bpm è arrivata un giorno prima dell’offerta da 30,6 miliardi lanciata dal ceo Carlo Messina per mettere le mani su Rocca Salimbeni.

E l’8 giugno il board senese guidato dal presidente Cesare Bisoni ha iniziato ad analizzarla con gli advisor finanziari Ubs e BofA e gli studi legali BonelliErede e White & Case. Stesso modus operandi per l’opas di Ca’ de Sass, mentre tutte le attività per l’integrazione di Mediobanca «procedono in linea con quanto annunciato».

Il progetto di Castagna

La palla insomma è in mano a Mps, anche se il ceo Luigi Lovaglio sembra essersi limitato a prendere tempo nella riunione convocata per valutare i documenti da inviare alla Bce, quelli necessari per cooptare nel cda Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone al posto di Carlo Vivaldi e Fabrizio Palermo. I pesi in campo sono diversi e la potenza finanziaria di Intesa Sanpaolo di certo è maggiore di quella di Piazza Meda.

Quali sono allora le chance dell’istituto milanese di creare quel terzo polo tanto caro alla Lega? La sua è una proposta di fusione alla pari, questo anche se Mps capitalizza 30 miliardi dopo l’opas di Intesa Sanpaolo (prima 27), quindi più dei 20 miliardi di Bpm. Il progetto del ceo Giuseppe Castagna prevede inoltre 1,1 miliardi di sinergie, oltre 650 milioni da risparmi sui costi e più di 450 milioni da maggiori ricavi.

Il parere di Equita

Ne nascerebbe un gruppo con una «capitalizzazione superiore a 50 miliardi», ed Equita «condivide il razionale strategico dell’eventuale operazione, che darebbe vita al secondo gruppo bancario in Italia per quote di mercato (primo per filiali in Lombardia, Veneto e Toscana), con un’offerta completa sul fronte delle fabbriche prodotto e che potrebbe garantire un ulteriore sviluppo di Mediobanca».

Certo, è la stessa Equita a ricordare che «rimane da valutare la risposta di Mps anche alla luce della proposta concorrente di Intesa Sanpaolo-Unipol». Ma sul mercato c’è chi fa notare che Castagna non può essere dato per sconfitto a priori. A differenza di Mps, Bpm non è sotto passivity rule, normativa che limita i margini di manovra (cioè di difesa) di chi è sotto opa. L’istituto milanese, quindi, potrebbe avere ancora qualche asso nella manica e a farlo pensare è anche l’andamento del titolo (+0,8%) in borsa l’8 giugno.

I rischi per Banco Bpm

Per Castagna, poi, si tratterebbe dell’ultima partita visto che non restano altre possibili grandi banche con cui aggregarsi. L’anno scorso Bper ha conquistato la Popolare di Sondrio mentre Mediobanca è finita in pancia a Mps. C’è da scommettere allora che il ceo di Bpm proverà a giocare tutte le carte a sua disposizione. Piazza Meda rischierebbe altrimenti di ritrovarsi di nuovo preda dopo esser riuscita a liberarsi dall’assedio di Unicredit anche grazie al golden power imposto dal governo.

Un ritorno di Andrea Orcel sul dossier Banco Bpm non è da escludere, soprattutto se vedrà la strada su Mps sbarrata da Intesa Sanpaolo. Così come è possibile una discesa in campo dei francesi di Crédit Agricole, già primi azionisti con il 22,9% e l’autorizzazione della Bce per salire al 29,9%. (riproduzione riservata)



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