A 48 ore dalla presentazione dell’ops di Unicredit il ceo di Banco Bpm Giuseppe Castagna ribadisce la scelta dell’autonomia per l’istituto di piazza Meda. Mercoledì 27 il banchiere si è rivolto ai dipendenti con un messaggio che commenta l’operazione: «Care colleghe, cari colleghe. Ci troviamo in un momento di grande rilevanza per il nostro gruppo, un passaggio storico che ci vede protagonisti attivi sul mercato, come dimostrano i recenti accadimenti che riguardano la nostra banca».
Secondo Castagna «il 2024 è stato per noi un anno straordinario, che ha segnato un importante capitolo della nostra storia. Gli obiettivi raggiunti (i risultati del terzo trimestre, l’opa sulla totalità delle azioni di Anima promossa dalla nostra controllata Banco Bpm Vita e l'acquisizione di una partecipazione azionaria del 5% del capitale sociale di Mps) hanno rafforzato il nostro posizionamento, ponendo le basi per un futuro di ulteriore crescita», prosegue il testo.
«Forse, scrive Castagna, anche per questi motivi, ci troviamo oggi a dover commentare un’operazione non concordata con la banca e a condizioni di prezzo inusuali per questo tipo di operazioni». L’ad poi aggiunge: «Il 25 novembre, come noto, UniCredit ha lanciato un’ops sulle azioni Banco Bpm. Un’offerta che, come rilevato dal cda della nostra banca, non riflette in alcun modo la redditività e l'ulteriore potenziale di creazione di valore per gli azionisti di Banco Bpm; tale potenziale è ulteriormente rafforzato dalle operazioni straordinarie recentemente annunciate dalla nostra banca, che si aggiungono alle azioni già contenute nel piano strategico 2023-2026». «Avere raggiunto e, anzi, anticipato gli obiettivi di piano, così come la nostra capacità di estrarre valore dalle fabbriche prodotto, hanno rafforzato il posizionamento competitivo della banca».
Nella missiva Castagna si dice molto preoccupato per le sinergie di costo stimate da Unicredit nell’ambito dell’ops lanciata sulle azioni di piazza Meda. Tali sinergie, «pari a oltre un terzo della base costi di Banco Bpm», secondo le stime dei vertici significherebbero tagli al personale di «oltre 6 mila colleghe e colleghi».
A questo, prosegue l’ad nella lettera, si aggiunge il fatto che, per effetto della passivity rule, «l’offerta rischia di limitare l'autonomia strategica del management anche con riferimento alle condizioni dell'operazione su Anima H».
Il Banco ha poi «il vantaggio di essere presente in aree tra le più dinamiche del Paese e dell'Eurozona e l'ops esporrebbe gli stakeholder della nostra banca a una significativa diluizione di tale presenza a favore di aree caratterizzate da una minore crescita e da un maggiore rischio geopolitico», come per esempio la Russia in cui UniCredit è ancora presente, anche se sta drasticamente riducendo la propria esposizione dopo l’invasione dell'Ucraina. (riproduzione riservata)