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GIORGIA MELONI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
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Banche, Meloni promette credito più facile per le pmi. Sul risiko ribadisce: dovrà essere garantita la prossimità territoriale

10 giugno 2026, 14:07 Ultimo aggiornamento: 14:08

Alla conferenza di Confcommercio la premier annuncia misure per facilitare l'accesso al credito per le piccole e medie imprese e ribadisce l'impegno del governo a ridurre il carico fiscale senza introdurre nuove patrimoniali

??????Il governo intende «abbassare i costi, dare nuove garanzie, introdurre strumenti concreti affinché l'accesso al credito soprattutto per le piccole e medie imprese non sia più un percorso a ostacoli».

Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo all’Assemblea di Confcommercio e sottolineando che da 10 anni «un presidente del Consiglio dei Ministri non partecipava all'appuntamento annuale di Confcommercio». Prima di aggiungere che sul sistema bancario: «sottoscrivo quello che il presidente Sangalli diceva sul futuro del nostro sistema bancario». Il presidente di Confcommercio nel suo intervento aveva detto: «Sulle recenti operazioni di consolidamento bancario: l’assetto che ne verrà dovrà preservare il risparmio delle famiglie e garantire la prossimità territoriale per rafforzare il credito e i servizi finanziari alle imprese».

L’esecutivo sta inoltre lavorando, ha sottolineato la premier, per estendere la Zes a tutto il territorio nazionale, almeno per la semplificazione. Visto che l'ultima legge di bilancio «ha garantito stabilità e continuità alla Zona economica speciale unica per il Sud, che sta dando ottimi risultati», «oggi valutiamo di estendere a tutto il territorio nazionale, almeno per la parte di semplificazione che è fondamentale».

Nessuna patrimoniale ma meno tasse

Al contrario Meloni ha assicurato: nessuna patrimoniale ma ancor meno tasse. In questi anni «abbiamo lavorato molto anche per rafforzare il potere d'acquisto degli italiani. Abbiamo agito su più fronti, il primo dei quali è stato il taglio delle tasse sul costo del lavoro. Siamo partiti ovviamente dai redditi più bassi, via via abbiamo allargato il raggio d'azione, non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più, particolarmente per alleggerire il carico fiscale sul ceto medio perché il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo governo». Per intenderci, ha voluto precisare la premier «altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad averlo, un patrimonio dopo decenni di lavoro e di sacrificio».

Allo stesso tempo la presidente del Consiglio ha evidenziato che «quello che devono fare le leggi, i decreti e la politica è cercare di accompagnare, sostenere ed evitare di disturbare e di creare problemi a chi vuole creare ricchezza e posti di lavoro in questa nazione perché la ricchezza non la fanno i governi, non la fanno le leggi, non la fanno i decreti, la ricchezza la fanno gli imprenditori con i loro lavoratori».

In particolare, secondo Meloni, «sostenere le imprese del terziario significa difendere noi stessi, custodire quello che ci identifica e caratterizza, che racconta al mondo cosa vuol dire essere italiani». I negozi rappresentano infatti «quel tessuto che tiene vivo il nostro territorio, i nostri borghi, le nostre città dalle più piccole. Ogni serranda alzata è una luce, è un punto di riferimento, è una certezza ma è anche segno di energia, di saper fare, è presidio di sicurezza, di socialità, di comunità, è qualcosa che nessuna piattaforma online potrà mai sostituire».

E «farò mia l'espressione sense of Italy usata dal presidente Sangalli - ha continuato la premier - perché i nostri prodotti raccontano e portano con loro una identità, uno \, un fascino, un patrimonio immateriale che ha solo quello che è prodotto in Italia da italiani, che nessuno può replicare, che nessuna piattaforma può delocalizzare e portare a basso costo: esiste solo da noi, esiste solo con noi. È il senso del nostro successo». Ecco perché «difendere il commercio di vicinato significa difendere più di un settore economico: relazioni, identità, qualità della vita».

Le sfide della demografia e dell’AI

Il programma di governo, mentre si va verso la scadenza naturale della diciannovesima legislatura, punta anche a contrastare due enormi sfide. Una più nazionale, l’altra globale. L’Italia «ha un'emergenza che si chiama giovani generazioni, la capacità di offrire maggiori e ulteriori opportunità alle energie migliori che abbiamo, e dall'altra parte la necessità di ribaltare l'emergenza demografica, una dei più grandi problemi economici».

La questione dell’AI «è tra le più complesse del nostro tempo», ha sottolineato Meloni. Da una parte, «abbiamo tra le mani uno strumento dal potenziale straordinario, certo, dall'altra abbiamo tra le mani uno strumento dal potenziale così impattante che la sua potenza nel complesso potremmo scoprirla davvero molto tardi. E allora non è facile trovare l'equilibrio tra valorizzare questo strumento e dare a questo strumento delle regole che consentano di coglierne il potenziale e di limitarne i rischi». Questi sono «fondamentalmente due». In primis l'impatto sul mercato del lavoro. «L'impatto che la tecnologia può avere sul nostro mercato del lavoro è imponderabile. Noi rischiamo oggettivamente un mondo nel quale sempre più persone non saranno necessarie, un mondo nel quale la ricchezza si concentra e si verticalizza ancora di più, qualcosa che abbiamo già visto accadere con la globalizzazione. Va governato». E poi, «attenzione a non governare questo fenomeno per tempo e per l'impatto che può avere sulle nostre democrazie. Anche qui noi andiamo verso un mondo nel quale diventa difficile distinguere quello che è vero da quello che non lo è. È qualcosa con cui dobbiamo confrontarci, anche qui va governato a livello globale», le parole di Meloni.

Si aggiunge poi la sfida dello shock energetico legata alla guerra in Iran e le strozzature nello stretto di Hormuz. La premier ha spiegato che «non abbiamo smesso di sostenere l'acquisto del carburante per l'autotrasporto sia in via ordinaria sia reagendo all'aumento dei prezzi causato dalla crisi dello stretto di Hormuz» questo perché «se vogliamo contenere l'effetto inflazionistico della crisi energetica sui cittadini e allo stesso tempo salvare un settore che fa muovere e vivere la nazione, come un'altra crisi quella del covid ci ha ampiamente dimostrato, non bisogna avere paura di fare quello che è giusto fare».

Nondimeno «dall'inizio del nostro mandato» il governo sostiene «un approccio pragmatico e non ideologico alla transizione ecologica, il lavoro che stiamo facendo in Europa sui tanti dossier è lì a dimostrarlo». Ad esempio, ha riportato Meloni, «la richiesta pressante che stiamo portando avanti per rivedere il sistema Ets, per diminuire l'impatto sul trasporto pesante, per rivedere l'Ets marittimo che rischia di penalizzare enormemente i nostri porti a vantaggio dei porti del Nord Africa senza alcun beneficio, tra l'altro, in termini di riduzione delle emissioni inquinanti nel Mediterraneo».

Le opportunità del salario giusto e il Piano Casa

Il governo, intanto, ha anche messo le fondamenta per due cambiamenti epocali. «Con il decreto lavoro abbiamo scelto di puntare, come mai era stato fatto in passato, sulla contrattazione di qualità perché è nella contrattazione di qualità che si tutelano i lavoratori settore per settore». Sottolineando che «col salario giusto noi diamo attuazione a un principio rimasto per anni sulla carta che sarà decisivo per rafforzare le retribuzioni ma anche per contrastare quel dumping contrattuale, cioè quella odiosa forma di concorrenza sleale che come veniva ricordato riduce la qualità dell'occupazione e frena la crescita».

Il Piano casa, inoltre, è «un'opportunità importante non solo per garantire una casa a un prezzo giusto a chi non riesce a sostenere i costi di mercato ma anche per provare a rigenerare le nostre città, a renderle spazi più accoglienti e più a misura pubblica». Il governo immagina «un nuovo modello di sviluppo urbano che sappia rimettere al centro le persone, l'economia di prossimità, i luoghi aggregativi, gli spazi per le famiglie, le strutture per chi è più fragile, che dia un centro a ciascuna periferia, che consideri i luoghi fondamentali della vita e dell'aggregazione importanti tanto quanto la casa stessa e abbiamo uno strumento a portata di mano per farlo insieme che è il Piano casa», ha aggiunto Meloni. (riproduzione riservata)



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