L'indice Ftse delle banche italiane resta a ridosso dei massimi di aprile 2011. Da inizio anno il rialzo è stato del +39%. Il tema caldo riguarda sempre la valanga dei crediti del Superbonus 110%. Il governo ha presentato venerdì 10 maggio l'emendamento che rende obbligatoriamente detraibili in 10 anni i crediti fiscali in ambito Superbonus con retroattività a partire da gennaio 2024. Le banche che hanno acquistato crediti dovranno detrarli in sei rate annuali dal 2025, se il prezzo d'acquisto è inferiore al 75% dell'importo delle corrispondenti detrazioni. Sempre dal 2025, banche e società finanziarie non potranno più compensare crediti d'imposta derivanti da bonus fiscali con contributi previdenziali, pena sanzioni.
«L’emendamento, qualora venisse approvato in questa forma, non prevederebbe la retroattività dell’allungamento delle scadenze dei crediti fiscali legati al Superbonus per gli anni precedenti al 2024, scenario che avrebbe comportato un impatto negativo sul margine di interesse delle banche italiane oltre che la probabile registrazione di un one-off negativo data la maggior durata del credito», sottolinea Equita. Comunque oggi, 13 maggio, alle 13 scadono i termini per presentare gli emendamenti ed è attesa la mossa di Forza Italia, critica verso la misura proposta soprattutto per bocca del suo segretario e vicepremier, Antonio Tajani, in particolare per quanto riguarda il tema della retroattività. «Non abbiamo mai litigato, voglio solo vederci chiaro: nella nostra civiltà giuridica non esistono norme retroattive, mentre queste proposte del Mef sono retroattive, siamo a metà anno e non era stato deciso così», ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un'intervista a Il Corriere della Sera, rispondendo alla domanda se abbia fatto pace con il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, sul superbonus. La parte più critica dell'emendamento è quella che non consente più di compensare dal 2025 i crediti del Superbonus con i debiti verso l'Inps o l’Inail. Le banche italiane avrebbero circa 35 miliardi di crediti interessati dalla misura.
Sulla base di assunzioni ancora da verificare, gli analisti di Intermonte sono arrivati a queste conclusioni provvisorie: Bper Banca dovrebbe detenere 6,3 miliardi di crediti da Superbonus 110%, gli effetti della svalutazione, in termini di net present value, sono pari a 504 milioni di euro, ovvero, poco più del 7% della capitalizzazione.
Nel caso di Poste italiane dovrebbero essere intorno a 4,5 miliardi, traducibile in un effetto negativo di 360 milioni di euro, il 2,2% della capitalizzazione.
Lo stesso Mps, che accuserebbe su 1,6 miliardi di crediti, una perdita di valore di 128 milioni di euro, il 2% della capitalizzazione.
Poco sotto la Banca Popolare di Sondrio : 900 milioni di crediti e 72 milioni di effetto negativo sul net present value, pari al 2% della capitalizzazione.
Intesa Sanpaolo, con 4,5 miliardi di crediti da Superbonus 110% ha una penalizzazione a livello di net present value di 1,04 miliardi, l’1,6% della capitalizzazione.
Banco Bpm è a 1,5 miliardi di crediti e un effetto negativo di 120 milioni, 1,3% della capitalizzazione.
Per Unicredit, gli effetti sulla market cap sono sotto l’1%.
Nel frattempo, dopo i buoni conti del primo trimestre del 2024, Hsbc ha rivisto al rialzo i target price sulle banche e sulle società di risparmio gestito italiane, sottolineando che la traiettoria degli utili rimane positiva per le banche italiane, considerando le guidance sopra le attese sul margine di interesse per il 2024, l'espansione delle commissioni e la qualità del credito ancora resiliente nei primi tre mesi dell’anno, complice anche un contesto macro favorevole. Questi trend sono simili a quelli delle banche spagnole con la differenza che c'è una performance più forte per quanto riguarda le commissioni, che è correlata alla loro maggior esposizione al risparmio gestito. Ciò implica una copertura naturale dei ricavi quando i tassi si normalizzano, ma richiede anche un premio sulla valutazione visto l'alto RoRWAs per queste banche.
Pertanto, «vediamo ancora un profilo rischio-rendimento interessante per le banche italiane, nonostante le azioni abbiano avuto una buona performance nel 2024. Incrementiamo i nostri target price e gli utili per azione. Unicredit rimane sottovalutata, a nostro avviso, data la generazione di capitale della banca, che fornisce la base per superare le aspettative sulla remunerazione degli azionisti, infatti stimiamo un totale di 26 miliardi di euro nel periodo 2024-2026, circa il 43% della sua capitalizzazione di mercato. La storia sta passando dalla ristrutturazione alla crescita dei ricavi/M&A, ma riteniamo che il trade-off rischio/rendimento sia ancora interessante, con un multiplo prezzo/book value tangibile 2024 di 1 volta rispetto a un Rote stimato per il 2025/2026 di oltre il 14%».
Hsbc vede valore anche in Intesa Sanpaolo. Con circa il 31% della capitalizzazione di mercato che ritornerà agli azionisti nel periodo 2024-2026, le azioni sono negoziate a un multiplo prezzo/book value tangibile 2024 di 1,3 volte rispetto a un Rote 2025/2026 di circa il 17%. Crediamo che l'esposizione al risparmio gestito sia ancora sottovalutata nella sua valutazione il che secondo noi emergerà più chiaramente una volta che i tassi cominceranno a scendere e le vendite di azioni miglioreranno. Consigliamo l’acquisto anche di Bper Banca la cui profilazione degli utili/dividendi è profondamente fraintesa. Con un multiplo prezzo/book value tangibile 2024 di 0,7 volte e un multiplo prezzo/utile di circa 5 volte per il 2025 rispetto a un Rote al 2025/2026 del 13,7%/13,2%, riteniamo che il mercato stia valutando erroneamente il suo forte capitale, lasciando una serie di opzioni come il taglio dei costi, la remunerazione degli azionisti con uno yield di circa il 12% e il de-risking delle esposizioni deteriorate, oltre alla sua esposizione al risparmio gestito. Anche nel caso di Banco Bpm rimaniamo positivi data la prospettiva di ritorno del capitale».
Più in dettaglio, nel caso di Unicredit il prezzo obiettivo passa da 39 a 43,5 euro (rating buy; dividendo atteso a valere sul bilancio 2024 di 2,42 euro per azione, yield del 6,7%), di Intesa Sanpaolo da 3,70 a 4,2 euro (rating buy; dividendo atteso a valere sul bilancio 2024 di 0,34 euro per azione, yield del 9,5%), di Banco Bpm da 6,1 a 7,3 euro (rating buy; dividendo atteso a valere sul bilancio 2024 di 0,74 euro per azione, yield del 12%), di Mediobanca da 12,20 a 14,50 euro (rating hold; dividendo atteso a valere sul bilancio 2024 di 1,06 euro per azione, yield del 7,5%), di Bper Banca da 5,20 a 6,50 euro (rating buy; dividendo atteso a valere sul bilancio 2024 di 0,55 euro per azione, yield dell’11,6%), di Banca Generali da 35 a 40 euro, di FinecoBank da 15,60 a 17 euro, di Banca Mediolanum da 11 a 12 euro, di Anima da 5 a 5,60 euro.