Nel bel mezzo della stagione del risiko bancario più intensa e affascinante degli ultimi decenni, analisti e mercati puntano ora l’attenzione sulla capacità del settore di tenere ancora alti i profitti con i tassi in calo e di remunerare bene gli azionisti. Il Ftse Mib è salito del 18% da inizio anno, trainato proprio dai gruppi finanziari, con rialzi fino a quasi il 50% da gennaio per titoli come Unicredit. Un rally che ha alzato le valutazioni delle banche italiane, un tempo a forte sconto rispetto a quelle europee e statunitensi.
E’ proprio il gruppo guidato dall’ad Andrea Orcel che pubblicherà i conti per primo il 23 luglio. Il 30 sarà la volta di Intesa Sanpaolo, il 31 di Mediobanca, mentre Banco Bpm e Credem escono con la trimestrale il 5 agosto, Mps e Bper Banca il giorno successivo, il 6.
Che cosa si aspetta il mercato? In linea generale, è positivo sul settore. Una recente indagine di BofA fra 220 gestori mette in evidenza che per oltre la metà il settore bancario europeo resta interessante, nonostante la corsa degli ultimi mesi. Questo grazie senza dubbio alla stagione dell’M&A, ma di fondo gli istituti di credito dovrebbero confermare un secondo trimestre solido grazie ai volumi dei prestiti attesi in crescita che dovrebbero bilanciare in parte i margini di interesse in contrazione per il taglio dei tassi da parte della Bce.
Gli analisti di Equita Sim si aspettano profitti per 6,6 miliardi da Intesa Sanpaolo (2,4 miliardi), Unicredit (2,5 miliardi), Banco Bpm (659 milioni), Mps (392 milioni), Bper Banca (388 milioni), Popolare di Sondrio (152 milioni) e Credem (117 milioni). Gli analisti di Barclays, invece, si attendono 374 milioni di utili da Mps, arrivando quindi a toccare i 7 miliardi di euro per le maggiori banche italiane quotate. In linea generale, le attese degli esperti sono di un calo del 4% medio dell’utile nel secondo trimestre 2025 rispetto ad un anno prima. Dati che dovrebbero scontare, è l’opinione di Kbw, la riduzione più importante dei tassi in Eurozona. Da qui in poi, infatti, i mercati ipotizzano una limatura del -0,25% del costo del denaro a settembre e forse un’altra a dicembre, a seconda della solidità dell’economia.
Un punto importante per valutare un possibile investimento nel settore bancario italiano è sapere a che punto sono arrivati i multipli dopo il rally, ricordando che il settore ha sofferto almeno vent’anni di valutazioni rasoterra, con un rapporto fra prezzo e valore contabile passato da 0,4-0,5 volte (in Europa e negli Usa era mediamente il doppio) alle quasi 2 volte di Intesa Sanpaolo oggi (1,88 volte) grazie ad una storica operazione di pulizia in bilancio del settore dei crediti in sofferenza. Fino ad arrivare ad un rapporto fra costi e ricavi del 38%-39% per Unicredit e Intesa, per esempio, un livello piuttosto basso a livello europeo. E se il gruppo guidato dall’ad Carlo Messina ha un multiplo di 1,88 volte, Unicredit è a 1,83 volte, Banco Bpm a 1,78 volte, per scendere alle 0,82 volte di Mps.
Le stesse banche italiane sono famose fra i gestori per essere grandi distributrici di dividendi. Un dato interessante emerge da un report di Barclays: Mps risulta essere l’istituto europeo con il maggior dividend yield (il rapporto fra la cedola e il prezzo del titolo), collocandosi al 12,5% contro una media dell’area geografica del 5,8%. Il Monte, come si è visto, è anche la banca italiana più a sconto, oltre che quella al centro del risiko. Il gruppo guidato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio ha lanciato un’offerta di scambio su Mediobanca. E il mercato ora scommette su una possibile integrazione con Banco Bpm, se Unicredit dovesse ritirare la sua proposta sul gruppo milanese guidato dall’ad Giuseppe Castagna.
Mps ha staccato a fine maggio un dividendo pari a tutto l’utile netto 2024 con un payout ratio quindi del 100% e un rendimento (dividend yield) decisamente alto, come si è visto. Ma sono diverse le banche italiane che remunerano bene gli azionisti: Bper Banca ha un dividend yield del 10,8%, la Popolare di Sondrio del 10,7%, Banco Bpm del 10,4%. A seguire, Intesa Sanpaolo col 7,7% e Unicredit col 5,7%.
A fronte quindi di queste attese da parte del mercato, come si sta muovendo il consenso degli analisti raccolto da Bloomberg sui titoli? I prezzi obiettivo delle banche sono più alti di quelli attuali e quindi il mercato si aspetta un’ulteriore crescita? Il consenso su Intesa Sanpaolo esprime 19 raccomandazioni buy (comprare), 6 hold (tenere) e 1 sell (vendere) con un target price medio sui prossimi 12 mesi di 5,41 euro che corrisponde ad un potenziale rialzo del titolo del 9,5%.
Per quanto riguarda invece Unicredit, il titolo ha 13 buy, 6 hold e 2 sell, con un target price a 12 mesi di 61,47 euro e un potenziale rialzo del 5,9%. Mps è caratterizzata da 4 buy, 4 hold e 1 sell, il prezzo obiettivo medio degli analisti è di 8,19 euro. Il rialzo potenziale, in questo caso, è del 17%.
Banco Bpm ha 5 rating buy, 10 hold e 0 sell, un target price medio di 10,77 euro che corrisponde ad un incremento potenziale del 4%. Bper Banca è caratterizzata da 9 rating buy, 1 hold e 0 sell e da un target price di 9,1 euro, con un incremento potenziale del 19,1%. Mediobanca, invece, da 1 buy, 7 hold e 2 sell, un prezzo obiettivo medio di 20,51 euro che corrisponde ad un rialzo atteso possibile dell’11,8%.
Secondo gli analisti di Equita Sim, la guidance delle banche (le attese su ricavi e margini 2025) dovrebbe essere confermata, con la possibilità di vedere qualche miglioramento. Gli esperti se lo attendono per Unicredit e Intesa Sanpaolo, forse anche per Bper Banca, nonostante l’integrazione con la Popolare di Sondrio, ragiona Equita, potrebbe rendere prematuro un aggiornamento del prezzo obiettivo dei due istituti combinati. A livello macro, alcuni fattori saranno favorevoli ad un aumento dei volumi dei prestiti, come le nuove spese militari e infrastrutturali in Europa.
Le previsioni di Equita restano nel complesso invariate, fatta eccezione per Unicredit, la cui stima di utile netto (adjusted) nel biennio 2026-27 è stata rivista al rialzo del +9%, includendo il consolidamento delle partecipazioni in Alpha Bank e Commerzbank.
Equita fa poi il punto sul consolidamento bancario. Nella combinazione Bper Banca con Popolare di Sondrio, l’adesione all’offerta ha superato il 58%, consentendo a Bper di controllare le assemblee straordinarie. Gli analisti della sim milanese si attendono una fusione accelerata e sinergie veloci. Di conseguenza, il target price del gruppo combinato è sopra i 9 euro, con un potenziale rialzo di oltre il 20% (atteso un dividend yield dell’11%).
Quanto a Unicredit-Banco Bpm, l’offerta è in scadenza il 23 luglio, salvo proroghe. Dopo la sentenza favorevole del Tar sul Golden Power, Unicredit potrebbe rafforzare la posizione e magari ritoccare l’offerta. In questo caso, il prezzo obiettivo di Equita sale da 60 a 67,5 euro, con raccomandazione buy confermata. Su Mps-Mediobanca, offerta lanciata il 14 luglio, la chiusura è prevista l’8 settembre. Il ceo del Monte, Luigi Lovaglio, confida di arrivare al 66% delle adesioni, andando quindi a controllare l’assemblea straordinaria.
Equita preferisce due titoli fuori dal radar dell’M&A bancario: Intesa e Credem. Gli analisti di Kbw, invece, preferiscono fra le banche europee Intesa e Bper Banca e ammettono che vorrebbero esprimere giudizi più positivi, ma preferiscono restare cauti a causa dell’incertezza sui dazi Usa verso l’Unione Europea (la data ultima per le contrattazioni fra le parti è quella del primo agosto).
Quanto agli analisti di Barclays, anche nel loro caso il titolo preferito in vista dei risultati del secondo trimestre è Intesa Sanpaolo. Gli esperti apprezzano poi Banco Bpm perché ritengono che la valutazione sia interessante anche su base stand-alone (senza quindi contare l’effetto dell’M&A).
Gli esperti di Mediobanca Resarch, invece, puntano su Unicredit per la sua flessibilità strategica e capacità di offrire il miglior ritorno di capitale del settore, pari al 15% della capitalizzazione del titolo. Gli esperti di Piazzetta Cuccia hanno un giudizio neutrale su Intesa, perché da un lato apprezzano il buon andamento delle commissioni e il rigoroso controllo dei costi, ma tratta già a multipli piuttosto elevati. (riproduzione riservata)