Jefferies promuove Banca Generali a buy in quanto vede un potenziale upside del 20% rispetto alla quotazione attuale (a 63,80 euro il 15 giugno in chiusura in borsa, +4,76%). Non solo. La crescita degli asset gestiti sta migliorando e la visibilità sta aumentando, con la dinamica di aprile-maggio che rafforza l’aspettativa di una svolta più evidente nella seconda metà del 2026.
La partnership con Alleanza, che dovrebbe migliorare i margini sui flussi di asset under management, depositi e asset in custodia, e l’acquisizione di Intermonte (completata nel 2025), che dovrebbe generare sinergie a livello di ricavi, aumentare le entrate da commissioni e rafforzare la capacità del gruppo di intercettare il business legato agli imprenditori sia nel corporate & investment banking sia nel private banking, dovrebbero incrementare margini e commissioni della società, tuttavia Jefferies ritiene che il loro impatto e il potenziale aumento dei tassi non siano completamente riflessi nel consenso degli analisti sugli utili per azione (eps) della società di risparmio gestito guidata da Gian Maria Mossa.
Banca Generali è stata oggetto di un interesse crescente da parte dei clienti dalla fine del 2025, principalmente grazie alla partnership con Alleanza e all’acquisizione di Intermonte. «Siamo rimasti con un rating neutral fino ad ora, poiché i risultati del business erano più deboli rispetto a quelli dei concorrenti diretti. Tuttavia, sia i flussi di aprile che quelli di maggio hanno mostrato un chiaro momentum del business e ci aspettiamo che la realizzazione dei due progetti sostenga tale dinamica nella seconda metà dell’anno», precisa Jefferies.
«Riteniamo che il consenso non stia incorporando pienamente il potenziale di questi progetti né quello derivante dai tassi più elevati; pertanto vediamo un rischio al rialzo sulla stima di eps del consenso: mid single digit nel 2026 e 2027 e high single digit nel 2028. Al contempo, la presentazione del nuovo piano industriale, attesa nella seconda metà del 2026, potrebbe essere un fattore catalizzatore», aggiunge Jefferies che, quindi, ha aumentato le stime di eps in media del 5% (a 3,83 euro nel 2026 e a 3,99 euro nel 2027), principalmente a seguito di ipotesi più elevate sui tassi (Euribor a 3 mesi a 250 punti base entro il terzo trimestre del 2026 rispetto ai precedenti 200 punti base). L’aumento dell’eps spiega l’innalzamento del target price da 61 a 70 euro, insieme a un costo del capitale più basso per Banca Generali.
Dal punto di vista della valutazione, Banca Generali tratta a 13,3x gli utili attesi nel 2028 con un rendimento del dividendo e del buyback atteso al 5% nel 2026, «il nostro prezzo obiettivo a 70 euro implica un potenziale upside del 20%», precisa Jefferies, ricordando che il tentativo di acquisizione di Mediobanca nel 2025 ha temporaneamente ridotto la visibilità del business, pesando su flussi e recruiting; tuttavia, con la normalizzazione della situazione, la visibilità è migliorata, gli afflussi netti hanno iniziato a recuperare, supportando l’aspettativa di un rimbalzo nella seconda metà di quest’anno.
All’interno del settore italiano del risparmio gestito Jefferies ha ribadito il rating buy su FinecoBank (tratta a 14,4x gli utili 2028 con un rendimento del dividendo e del buyback atteso al 4,1% nel 2026) con un target price rivisto da 26 a 26,10 euro: «vediamo upside dai vari progetti nella pipeline di Fineco, ossia il lancio del business di securities lending nella seconda metà del 2026, il rollout della piattaforma in altre aree geografiche sempre nella seconda metà dell’anno, il lancio della nuova app Fineco basata su intelligenza artificiale nel 2027 e il lancio del trading sulle criptovalute, non appena saranno ottenute le approvazioni. Ci concentriamo sull’upside dell’eps derivante dal securities lending e stimiamo un effetto positivo a singola cifra, che ora includiamo nelle nostre stime», afferma Jefferies. «Vediamo upside rispetto al consenso: low single digits nel 2026 e 2027 e high single digits nel 2028 grazie ai ricavi più elevati».
Invece, su Banca Mediolanum (tratta a 12,1x gli utili 2028 con un rendimento del dividendo e del buyback atteso al 4,4% nel 2026) il rating resta hold (il target price sale da 20,40 a 21,50 euro). Il business del gruppo ha avuto un andamento molto positivo nel 2025 e nel 2026 in termini di flussi di asset under management; tuttavia il broker vede meno upside sugli utili rispetto al consenso e rispetto ai competitor. (riproduzione riservata)