Il governatore Fabio Panetta ha affrontato temi strutturali e di prospettiva, come il rilancio dell’azione pubblica in Italia e in Europa per la produttività e la crescita, anche come terapia per il debito, per il quale ha sollecitato un piano nazionale credibile che realizzi un progressivo miglioramento dei conti pubblici e, in Europa, l’avanzamento verso un’unione di bilancio mettendo in condivisione progetti e rischi nel settore dei beni comuni.
In tale contesto si colloca il paragrafo sul sistema finanziario sul quale i giudizi espressi costituiscono una sicura novità. Il 2023 è stato un anno molto favorevole per le banche, dice il governatore. Anche gli istituti meno significativi registrano un miglioramento. Si può sostenere, secondo Panetta, che la condizione solida degli intermediari ne fa un un punto di forza per l’intera economia. Non bisogna dimenticare, tuttavia, i rischi che pur sempre incombono, anche se in misura diversa dal passato, per la qualità del credito e per la liquidità.
Naturalmente, si deve approfondire più analiticamente come il netto miglioramento si riverbera su imprese e famiglie dal lato, sia dei prestiti sia della tutela del risparmio. L’impiego delle nuove tecnologie ha impatti in diverse direzioni, a cominciare dalla riduzione del numero degli sportelli bancari - la cosiddetta desertificazione bancaria - a proposito della quale la Banca d’Italia collabora alla definizione di misure legislative per consentire il prelievo del contante negli esercizi commerciali.
Altri sono gli impatti, da governare, delle applicazioni dell’intelligenza artificiale generativa. Vi è poi la necessità di rafforzare i sistemi di governo aziendali. Ma occorre anche agire sui processi di esternalizzazione perché siano adeguatamente governati pure con riferimento alle capacità di prevenire e contrastare i rischi cibernetici.
La faccia europea di questa trattazione riguarda l’esigenza, data l’enorme massa di risparmio convogliabile verso gli investimenti se esistono valide infrastrutture, di promuovere l’unione dei mercati dei capitali e di completare l’unione bancaria.
In questo quadro, il governatore ritiene necessario anche un testo unico della finanza europeo, nonché il rafforzamento dell’attività di supervisione. Ma un testo unico - bisogna osservare - sarebbe quanto mai opportuno anche per la legislazione bancaria comunitaria, per razionalizzarla, snellirla, meglio finalizzarla alla ragion d’essere di una banca, così come sarebbe doveroso superare le differenze di metodologie e criteri all’interno dell’area.
La stessa Vigilanza accentrata avrebbe bisogno di una seria revisione, non simile, però, a quella della politica monetaria che a marzo, come ricorda Panetta, ha stabilito che i tassi di interesse sui depositi detenuti dall’Eurosistema sono alla base dell’azione monetaria della Bce. Una revisione più ampia, invece, si imporrebbe, innanzitutto con riferimento al criterio, ormai stracco e stantio, dell’agire ‘in base ai dati, riunione per riunione’, rinunciando a qualsiasi azione d’anticipo con le conseguenze non esaltanti che abbiamo potuto riscontrare negli ultimi due anni almeno. In un testo delle considerazioni finali in cui si sottolinea che la nostra economia soffre ancora di problemi gravi, alcuni radicati e di difficile soluzione - ma Demostene diceva che dichiarare l’esistenza del problema significa comunque che esso viene o sarà risolto - ascoltare un giudizio sulle banche, come quello dato dal Governatore, certamente rassicura, almeno in parte.
Naturalmente, tutto ciò che Panetta sollecita sia fatto in Europa è, per alcune materie, attuabile con i poteri attuali dell’Unione e dell’Eurosistema, per altre e fondamentali tematiche - l’unione di bilancio, la messa in comune di debiti e di rischi, soprattutto - occorre una non facile riforma istituzionale dell’Unione e, in particolare, della sua governance. Il collegamento è stretto tra debiti e assetto istituzionale. Alexander Hamilton che unificò i debiti degli Stati americani e avviò il passaggio da confederazione a federazione insegna.
Produttività, competitività, innovazione possono trovare un buon supporto nel settore bancario. Ma ciò ovviamente non è sufficiente. Vi è la parte che spetta all’azione pubblica europea e italiana, ‘rebus sic stantibus’, e con le riforme di sè medesima, nonché la parte propria dell’impresa, quella della politica monetaria e quella del settore bancario.
Per tutti i problemi e le esigenze in campo occorrerebbe un grande patto tra politica economica, politica monetaria, politica dei redditi. Parti politiche, parti economico-sociali e parti istituzionali. Ma appare oggi complicato realizzare un tale schema. Il governatore, con un testo dalla forma innovativa - più che un discorso un report tecnico, con grafici e tabelle - ha posto sul tappeto comunque una serie di temi che susciteranno verosimilmente consensi e differenziazioni. Ma la dialettica è ancor più essenziale in una fase difficile come quella attuale. (riproduzione riservata)