Nuova mossa inaspettata nel risiko bancario italiano e, dopo Illimity, un’altra challenger bank finisce nel mirino di un compratore. Banca CF+ ha annunciato il lancio di un’offerta pubblica di acquisto e scambio sulla totalità (100%) delle azioni ordinarie (80.421.052) di Banca Sistema, con l’obiettivo di dar vita a un nuovo operatore di riferimento nel settore delle banche specializzate.
L’operazione, sostenuta da fondi gestiti da Elliott Investment Management, prevede un corrispettivo complessivo di 1,8 euro per azione (sconto dell’8,3% rispetto al prezzo di chiusura di venerdì 27 giugno a 1,964 euro; -11,3% a 1,742 euro il 30 giugno), così composto: 1,382 euro in contanti e 0,418 euro attraverso l’attribuzione di 21 azioni Kruso Kapital, controllata da Banca Sistema e quotata all’Egm (+1,55% a 1,96 euro), previo frazionamento delle stesse: ogni azione Kruso attualmente esistente verrà cioè divisa in 98 nuovi titoli.
In tutto il costo per il compratore sarà di 144,8 milioni di euro, cifra che includerà sia l’esborso in contanti che il corrispettivo in azioni Kruso. Per Banca Akros, sponsor di Banca Sistema, l’istituto vale leggermente di più: 1,90 euro per azione (rating buy). Mentre l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo, rimarcando lo sconto con cui è avvenuta l’operazione, ha messo rating e target price in revisione.
Ipotizzando adesioni al 100%, Elliott diventerà azionista unico della nuova Banca Sistema (che avrà incorporato CF+). Gli attuali azionisti di Sistema, invece, diventeranno soci di maggioranza di Kruso Capital. Tra questi ci sono il fondatore Gianluca Garbi (con quasi il 24% detenuto attraverso i veicoli Sgbs srl e Garbifin srl) e le fondazioni Cr Cuneo (5,01%), Cr Alessandria (7,39%) e Sicilia (7,39%), più un flottante del 56,5% e azioni proprie per lo 0,064%.
Banca Sistema è nata dalla ex Banca Sintesi, l’istituto ceduto nel 2011 dalla Cassa di Risparmio di San Miniato al private equity Rbs Special Opportunities Fund, alle fondazioni Cassa di Risparmio di Alessandria, Pisa e Sicilia e ai manager.
Quattro anni dopo l’istituto è sbarcato in borsa al prezzo di 3,75 euro con una capitalizzazione complessiva di circa 300 milioni e una domanda di azioni più che doppia rispetto all’offerta. Ad alimentare l’appetito degli investitori è stato il profittevole business dell’istituto, cioè l’acquisto di crediti verso la pubblica amministrazione, e la credibilità del numero uno Garbi, che, con il suo passato di amministratore delegato di Mts e di banchiere in Commerzbank, ha un profilo molto noto a livello internazionale e in particolare nella City di Londra.
Per quasi dieci anni Banca Sistema è cresciuta. Dal 2015 al 2020 i crediti verso clientela sono raddoppiati da 1,5 a oltre tre miliardi, i ricavi solo saliti da 72 a 101 milioni e i profitti da 17 a 26 milioni. Nel frattempo si sono consolidate le tre linee di business su cui si è basato l’ultimo piano industriale, cioè il factoring, la cessione del quinto e il credito su pegno. Poi è arrivato il 2022, con il brusco cambio di rotta della Bce sulla politica monetaria.
Nella cessione del quinto i finanziamenti sono a tasso fisso e a medio-lungo termine, con durate superiori ai due anni. L’intermediario non può quindi riprezzare subito il portafoglio ma deve aspettare, mentre il flusso di nuovi prestiti tende fisiologicamente a diminuire per il maggiore costo del debito. Questo è accaduto a Banca Sistema. L’istituto ha risposto spingendo sul credito su pegno, in cui negli ultimi anni ha assunto una posizione di rilievo nel mercato italiano. Ma lo scorso anno è arrivata un’altra doccia fredda.
Dopo Bff Bank, anche l’istituto di Garbi è finito sotto la lente di Bankitalia per colpa della stretta europea sulla nuova definizione default. La Vigilanza ha infatti costretto gli istituti specializzati nel factoring a riclassificare in scaduti parte dei crediti in bonis verso la pubblica amministrazione. Dopo questa nuova battuta d’arresto, negli ultimi mesi l’istituto è riuscito a risollevarsi ma i record borsistici pre-2022 sono lontani. Ecco perché gli azionisti potrebbero guardare con interesse a un m&a.
Il piano di integrazione prevede la fusione per incorporazione di Banca CF+ in Banca Sistema, a seguito dell’esito positivo dell’opas e subordinatamente alle autorizzazioni regolamentari. Nessun delisting in vista. La nuova società manterrà la quotazione in Borsa, offrendo così flessibilità finanziaria e ulteriori opportunità di crescita esterna.
«Il settore bancario italiano sta vivendo una nuova fase di consolidamento», ha sottolineato Iacopo De Francisco, amministratore delegato e direttore generale di Banca CF+. «Nel segmento delle banche specializzate, emerge la necessità di operatori più grandi, patrimonialmente solidi e tecnologicamente evoluti, in grado di cogliere appieno le opportunità del mercato».
L’opas parte con un consenso rilevante. Infatti lo scorso 29 giugno, l’offerente ha raggiunto un accordo con l’azionista di controllo, Garbi, Sgbs e Garbifin per il conferimento complessivo di quasi 20 milioni di azioni (19.995.371), pari al 24,86% del capitale di Banca Sistema. Secondo quanto comunicato, al completamento dell’operazione il nuovo gruppo bancario potrà contare su un totale attivo superiore a 6,5 miliardi di euro e crediti verso la clientela oltre i 4,3 miliardi.
L’integrazione tra Banca CF+ e Banca Sistema mira a combinare competenze complementari, infrastrutture tecnologiche e visione strategica comune. L’obiettivo è quello di consolidare le posizioni nei mercati di riferimento: credito alla pubblica amministrazione, factoring, prestiti personali garantiti e, al contempo, esplorare nuove vie di sviluppo.
«Rimarremo una realtà quotata, pronti ad attrarre nuove aggregazioni con operatori capaci di apportare valore, competenze distintive e asset strategici», ha previsto De Francisco. Questa iniziativa, ha concluso l’ad, «rappresenta un’opportunità concreta di generazione di valore per tutti gli stakeholder coinvolti: azionisti, clienti, dipendenti e partner finanziari». Banca CF+ è assistita nell'operazione da Unicredit quale advisor finanziario e da Chiomenti quale advisor legale. (riproduzione riservata)