Sarà pronto entro il 31 marzo il decreto attuativo per il calcolo degli indennizzi ai balneari. Lo ha confermato il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, agli Stati Generali del Turismo balneare, organizzati da Sib, a Roma.
«Abbiamo già la bozza di decreto, attendiamo i riscontri del Mef, ma abbiamo tre settimane di tempo per presentare una testo su cui lavorare insieme», ha detto il ministro, annunciando anche che la prossima settimana incontrerà gli operatori del settore. Tra i punti del decreto, ci sarà il «riconoscimento del valore degli investimenti effettuati e non ancora ammortizzati», con criteri di «equa remunerazione aggiornati al 2025» e una «rivalutazione degli investimenti».
Il ministro ha anche svelato che la proposta al momento prevede di corrispondere «l’indennizzo, inclusa l’equa remunerazione, al concessionario uscente, in misura non inferiore al 20% all’atto dell’aggiudicazione della concessione demaniale e per la restante non oltre il termine di sei mesi dall’aggiudicazione». «L’impegno è dare certezze e a chi vorrà cedere attività il giusto compenso per quello che è stato fatto», ha sottolineato. Per questo Salvini ha spiegato che «il decreto non deve essere interpretabile». «Bisogna lasciare il minimo spazio di interpretazione alla giustizia amministrativa o all’ente locale altrimenti è il caos», ha aggiunto. Del pacchetto, ha concluso il ministro, «farà parte anche una rideterminazione dei canoni».
«Un regalo ai balneari inaccettabile e contrario a quanto richiede l’Ue», ha replicato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. «Il ministro Salvini, non solo vuole far recuperare agli uscenti la quota non ammortizzata degli investimenti, cosa giusta, ma vuole costringere il nuovo concessionario a pagare quello precedente pur di farlo sloggiare, come se fosse un negoziante che ha diritto all'avviamento. Un abuso bello e buono. Chi ha in concessione la spiaggia, infatti, non è il suo proprietario. Le spiagge sono dello Stato».
Con 175 milioni di presenze turistiche, pari al 39,2% del totale, il turismo balneare è uno degli asset strategici della nostra economia. «Un settore che», ha detto Antonio Capacchione, presidente del sindacato italiano balneari, «in questo momento storico può fornire un importante contributo per la tenuta economica del Paese. Distruggerlo o terremotarlo con una errata applicazione del diritto europeo non solo non è giusto, ma sarebbe un grave errore storico».
«La nostra categoria è da tempo al centro del dibattito pubblico del Paese, che ha dato luogo a un confronto serrato fra l’Italia e la Commissione europea, tanto che la questione balneare è identificata con il nome di una direttiva europea, la Bolkestein. Ben otto governi in quattro legislature hanno prorogato le concessioni demaniali vigenti in vista di una riforma, sempre annunciata e mai effettuata». (riproduzione riservata)