Che cosa succederebbe se il metodo che il governo ha adottato per annunciare una extratassazione sui bilanci delle banche venisse esteso anche alle maggiori società italiane quotate in borsa?
Nel suo calcolo il governo ha indicato una soglia minima, a suo dire non ingiusta, di incremento del margine di interesse, pari al +5% nel bilancio 2022 rispetto all’anno precedente. Tutto ciò che eccede quella soglia è, nelle parole della premier Giorgia Meloni, un margine ingiusto e quindi va tassato in modo straordinario.
Dopo il primo annuncio, facendo due rapidi calcoli, si è visto che il balzello per alcuni istituti sarebbe stato insostenibile, per cui dal ministero dell’Economia è stato comunicato un nuovo tetto massimo: la tassa non potrà eccedere lo 0,1% del totale dell’attivo della banca.
Se il concetto di profitto giusto e ingiusto venisse allargato anche alle società non finanziarie e non assicurative quotate alla borsa di Milano e comprese nell’indice Ftse-Mib o a grandi gruppi come, per esempio, EssilorLuxottica (che per fortuna sua è una società francese), quali possibilità di nuovo gettito si aprirebbero per il governo? L’ufficio studi di Milano Finanza, in collaborazione con la società specializzata Leanus, ha elaborato i dati di bilancio 2022 e 2021 delle società del Ftse-Mib indicando il margine operativo netto (ebit) che, con qualche generosa approssimazione, potrebbe assomigliare al margine di interesse delle banche. Ha poi calcolato l’extraprofitto, ovvero ciò che eccede il 5% di incremento dell’ebitda.
Per il governo nel caso delle banche questo extraprofitto è stato causato dall’abnorme aumento dei tassi attivi non traslato su quelli passivi: nel caso di questa simulazione, andando a vedere bilancio per bilancio, qualche elemento di ingiustizia in miglioramenti dell’ebitda superiori al 30-40-50% con un po’ di buona volontà politica lo si trova anche nelle società non finanziarie del Ftse-Mib riportate nella tabella qui sotto…
A quali conclusioni arriva questo divertissement? L’extra-imposizione teorica, basata sul 40% dell’extraprofitto che eccede il 5%, porterebbe nelle casse dello Stato 5,8 miliardi, che riferiti a sole 25 società è un’enormità. Interverrebbe allora l’emendamento Giorgetti, ovvero la fissazione di un tetto massimo tassabile pari allo 0,1% dell’attivo di bilancio. E in tutti casi della tabella (tranne uno: A2A) l’imposizione teorica finale sarebbe quella del tetto.
Quindi lo Stato incasserebbe 1,12 miliardi di euro, con particolari sacrifici per una società dello Stato, ossia Poste Italiane (ma in fondo anche il Mps è statale), con 261 milioni di extra imposta, seguita da Stellantis con 186 milioni e da Tenaris con 175 milioni (queste ultime sono estere, quindi c’è qualche dubbio sulla piena incassabilità). Le società energetiche, per la verità, sono state già oggetto di una misura analoga, voluta dal governo Draghi, per ragioni legate alle conseguenze di un atto bellico non certo prevedibile, per cui potrebbero essere risparmiate: ne bis in idem. Ma anche non considerandole l’incasso erariale giusto per profitti ingiusti sarebbe 870 milioni. Non male di questi tempi.
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