È ora di cambiare la posizione di sottopeso sulle azioni dei mercati emergenti rispetto a quelle sui mercati sviluppati? Se lo chiedono gli strategist di JP Morgan, notando che le azioni dei mercati emergenti hanno registrato nel 2024 un altro anno di sottoperformance, il quarto consecutivo, portando il divario cumulativo dal 2019 con i mercati sviluppati al 45% (in termini di dollari). In termini assoluti, l'indice Msci dei mercati emergenti ha invertito tutto il rimbalzo indotto dagli stimoli in Cina a settembre e ha raggiunto nuovi minimi relativi.
Di conseguenza, le azioni dei mercati emergenti restano molto convenienti sulla maggior parte dei parametri di valutazione con potenziali upside rappresentati dalla possibilità di annunci più favorevoli sui dazi, nonché da stimoli più aggressivi da parte della Cina. «Da parte nostra, pur riconoscendo il potenziale di un upside se le notizie su questi due temi dovessero diventare favorevoli, non crediamo che sia il momento di chiudere gli occhi e comprare azioni dei mercati emergenti, indipendentemente dalle notizie», suggeriscono gli esperti di JP Morgan che avevano già consigliato nel quarto trimestre del 2024 di sfruttare il rimbalzo delle azioni dei mercati emergenti e di rimanere sottopesati (underweight) rispetto alle azioni dei mercati sviluppati, nonostante il raggiungimento dei nuovi minimi.
Affinché le performance dei mercati emergenti rispetto a quelli sviluppati inizino a cambiare in modo più sostenibile, c’è bisogno almeno di maggior chiarezza sui dazi: «gli annunci iniziali devono essere pubblici», spiegano gli strategist di JP Morgan, convinti che la divergenza nella fiducia delle imprese tra gli Stati Uniti e i Paesi non Usa probabilmente continuerà ad ampliarsi, dato che il rischio di un'escalation è concreto.
È d’altra parte probabile che Trump si concentrerà su azioni esecutive, il che significa che la politica inizierà a essere dominata dal commercio, dalla geopolitica e dall'immigrazione, piuttosto che dall'agenda interna. Sarà, dunque, l'opposto di Trump 1.0, quando nel 2017 le azioni dei mercati emergenti sono aumentate grazie a una reflazione globale, con l'incertezza commerciale che è arrivata solo nel 2018. Inoltre, Trump potrebbe essere più incline a partire in modo deciso e potenzialmente ammorbidire la sua posizione in caso di concessioni, piuttosto che il contrario.
«Abbiamo anche bisogno di maggior fiducia, ovvero che venga attuato uno stimolo importante da parte della Cina, ma riteniamo che ciò sia improbabile prima che arrivi il flusso di notizie sui dazi, poiché la Cina probabilmente vuole tenere qualche riserva per contrastare eventuali impatti negativi», precisano gli strategist di JP Morgan. Per ora, l'attività dei consumatori e del mercato immobiliare rimane debole, e i rendimenti obbligazionari cinesi stanno raggiungendo nuovi minimi storici, il che è un segnale preoccupante.
Al contempo, c’è bisogno che il dollaro raggiunga il picco, poiché le fortune dei mercati emergenti restano legate al biglietto verde. Nel 2017 è successo, ma la domanda è se lo stesso schema si ripeterà. Nel 2017, nonostante la forte performance assoluta degli Stati Uniti, l'eccezionalismo degli Stati Uniti stava, in realtà, diminuendo, poiché gli stimoli cinesi attuati nel 2016, prima dell'elezione di Trump, stavano guadagnando slancio, ricordano a JP Morgan.
L'Eurozona è cresciuta di quasi il 3% in termini reali nel 2017 contro il probabile 1% di quest'anno, consentendo la riduzione del differenziale dei tassi d'interesse regionali, che a sua volta ha portato al deprezzamento del dollaro. Infine, nel 2017 non c'è stata incertezza commerciale. Ebbene, «questa volta lo scenario potrebbe essere molto diverso», avvertono gli esperti della banca d’affari Usa. Infine, «è necessario che il divario tra industria manifatturiera e servizi inizi a ridursi. Questo obiettivo è ancora irraggiungibile. Nel complesso», concludono, «continuiamo a puntare sui mercati emergenti in un portafoglio regionale, nonostante i minimi relativi dei prezzi, in attesa di maggior chiarezza su alcuni dei driver sopra evidenziati». (riproduzione riservata)