Come si può rimanere indifferenti di fronte a un Nasdaq in fase di correzione che ha perso il 10% dai massimi di dicembre scorso, a un rischio di recessione che il presidente Donald Trump non sta facendo niente per smentire e alla scure dei dazi che pende sulla tenuta economica del Paese più ricco del mondo? Impresa molto complessa, ma a quanto pare qualcuno ci sta riuscendo: sono i 45 titoli dell’indice Russell 1000 (rappresentativo del 93% della capitalizzazione di mercato americana) che Goldman Sachs include nel suo portafoglio «degli insensibili» (Insensitive Portfolio): un paniere di highlander del mercato azionario che resistono da mesi, stoici, di fronte alle montagne russe del mercato. E che da inizio anno ha un total return mediano (metrica che si usa per escludere i casi estremi) dell’1,7%, contro la perdita del 2,7% dell’indice di riferimento. Oltre 4 punti di scarto.
Tra le 45 società che gli analisti della banca d’affari includono nel portafoglio c’è un po’ di tutto: ci sono titoli che capitalizzano 4 miliardi (grosso modo come Fincantieri), che per il mercato americano possono essere considerati piccoli, ma anche colossi da 2.000 miliardi del calibro di Alphabet-Google. I parametri per essere inclusi nell’indice sono piuttosto rigorosi: Goldman ha infatti escluso le aziende con una crescita degli utili instabile negli ultimi 10 anni, quelli con previsioni sui profitti deboli per il 2025 e il 2026 (la crescita degli utili attesa va da un minimo del 5% a un massimo del 77%), le società che di recente hanno subito forti revisioni al ribasso dei fondamentali, e quelle con un’elevata volatilità delle opzioni.
Ma soprattutto, per far parte dell’indice bisogna avere un alto tasso di impermeabilità al mercato. In buona sostanza, Goldman ha inserito quelle società la cui performance da novembre (cioè dall’elezione di Trump) a oggi non è dipesa – o è dipesa solo in piccola parte – dalle prospettive di rallentamento economico degli Usa, dai rischi legati ai dazi, o da notizie relative all’intelligenza artificiale. Attenzione però: questa impermeabilità (più il numero è basso più il titolo è insensibile all’andamento del mercato) vale con le notizie negative, ma anche con quelle positive che fanno correre i listini. Il paniere è un buon cuscinetto quando il rischio di recessione fa scendere i mercati, ma non partecipa in pieno alla performance quando gli indici salgono: per esempio, quando una notizia positiva sull’intelligenza artificiale fa partire un’ondata di acquisti sul tech.
Le magnifiche 45 di Goldman hanno un indice di impermeabilità che va da un minimo dell’1% (è il caso della società tecnologica Amdocs) a un massimo del 25% di un terzetto di titoli che comprende il colosso farmaceutico Eli Lilly, la fintech Broadridge e la multi-utility CenterPoint. La correlazione mediana con il mercato (la sua impermeabilità, per l’appunto) è del 17%, contro il 36% dell’indice Russell 1000. Questo significa, tradotto in altri termini, che il portafoglio di Goldman ha più del doppio della resistenza di fronte al terremoto che sta scuotendo le borse.
Il paniere elaborato dalla banca d’affari è composto da società più grandi (capitalizzazione mediana di 36 miliardi contro i 14 dell’indice), e con una previsione di crescita degli utili per quest’anno più elevata: 11% contro 8% del Russell 1000. Al contrario, il portafoglio potrebbe pagare leggermente in termini di utili nel 2026 (11% l’incremento atteso, contro il 12% del benchmark) ed è anche un po’ più caro: tratta infatti a un rapporto prezzo/utili attesi per i prossimi 12 mesi di 20, due punti in più dei 18 del Russell 1000.
In totale la capitalizzazione dell’indice delle impermeabili è pari a 6.380 miliardi di dollari, anche se quasi un terzo lo racchiude da solo il titolo Alphabet. Per numero di titoli, però, il comparto più rappresentato non è la tecnologia (la capogruppo di Google è peraltro classificata da Goldman nella categoria dei servizi di comunicazione), ma l’healthcare, con 12 società: più di un quarto del totale. Segue, con 11 titoli, il settore finanziario. Il tech è solo terzo, con sette aziende nel paniere. Anche i consumi discrezionali, che dell’indice Russell 1000 costituiscono il secondo settore più grande (vi appartengono titoli come Amazon e Tesla), sono marginali nell’indice, con appena tre società: Valvoline, che fa oli motore per automobili, l’e-commerce eBay e la Garmin, punto di riferimento mondiale per gli smartwatch.
La spiegazione di questa composizione dell’indice è in realtà semplice: lato healthcare, di farmaci e cure c’è bisogno anche se ci sono i dazi e la recessione. Quanto ai servizi finanziari, quelli nel paniere di Goldman escludono le banche più esposte a un rallentamento dell’economia: ci sono infatti colossi del risparmio gestito come State Street e Bny Mellon, oppure società di rating e analisi finanziaria come Moody’s, S&P e Factset (che offrono i loro servizi sia se il mercato va bene sia se è in difficoltà). O ancora, il gigante del brokerage Charles Schwab. Settori come l’industria o i consumi fanno al contrario più fatica a trovare il loro spazio, perché sono influenzati da tutti e tre i rischi considerati da Goldman: dazi, recessione e impatto dell’AI. (riproduzione riservata)