Quali sono i settori vincenti e quali i titoli che possono correre con un secondo mandato di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti? E’ quello che si chiedono gli analisti di Goldman Sachs all’indomani del voto negli Usa che vede Kamala Harris dietro al tycoon repubblicano.
Capital Goods: i vincitori, secondo la banca d’affari, saranno probabilmente le società più esposte alle vendite negli Usa, i titoli considerati beneficiari del re-shoring (rientro negli Usa della produzione industriale; ABB, Atlas Copco) e i titoli positivamente orientati a un'inflazione più elevata (Rexel). I rischi saranno invece concentrati sull’esposizione della catena di fornitura alla Cina.
Settore chimico: nessun vincitore chiaro nei prodotti chimici industriali (gli analisti vedono «troppa Cina e troppa Europa») e a causa dei «multipli complessi, è probabile che le società siano sotto pressione a causa di tassi più elevati». Gli analisti vedono Air Liquide «beneficiaria dell'ottimismo di capex e reshoring negli Usa (anche se il tema è piuttosto dibattuto a causa dell'esposizione a progetti finanziati da Ira e Chips Act)».
L’impatto poi di dazi più elevati costituisce un problema per i multipli, ma il settore «dovrebbe essere relativamente poco influenzato. Nel complesso, il comparto chimico sarà più debole a causa dei timori di crescita della Cina».
Auto: nessun vincitore assoluto, anche perché le esposizioni alle vendite focalizzate negli Usa come nel caso di Stellantis «dipendono molto dalla produzione in Messico e Canada». In linea generale, il consenso vede Stellantis e Renault posizionati meglio rispetto ai produttori tedeschi. Il lato doloroso sono le imposizioni fiscali. Al momento, gli Stati Uniti applicano dazi del 2,5% alle auto finite importate dall'Europa, mentre l'Europa applica dazi del 10% sulle auto importate dagli Stati Uniti. Se gli Usa dovessero aumentare le imposte al 17,5%, gli effetti si vedrebbero soprattutto sull’Ebit di Volvo, seguita da Mercedes, Porsche, BMW e VW. Nel frattempo, le modifiche all'USMCA (accordo Stati Uniti-Messico-Canada) comportano il rischio maggiore per Stellantis.
Aerospazio: un dollaro più forte sarà utile per l'aeronautica civile. Emerge qualche timore per alcune specifiche misure commerciali, ma l'analisi condotta da Goldman Sachs in precedenti controversie commerciali (ad esempio Wto con Boeing) suggerisce che Airbus ha «molto spazio per mitigare gli effetti».
Difesa: il settore più dibattuto. Gli analisti pensano che gli acquisti importanti arriveranno più avanti.
Metalli: saranno probabilmente i beneficiari degli stimoli della Cina. Perché, spiegano gli esperti della banca d’affari americana, con Trump di nuovo presidente, verranno alzati i dazi come promesso. A quel punto probabilmente la Cina avvierà finalmente lo stimolo massiccio sull’economia tanto atteso e varrà la pena comprare i titoli più depressi (buy the dip, scrive Goldman Sachs)
Utilities: il caso base è che «sono i grandi perdenti». I mercati non si aspettano un'abrogazione dell'Ira o una rimozione del credito d'imposta, ma le due misure potrebbero essere contenute. La vittoria di Trump alle elezioni presidenziali farebbe perdere 1 miliardo di dollari di spesa complessiva nel settore energetico, attualmente stimata in 7,7 trilioni di dollari al 2050. Gli analisti di WoodMac prevedono che le politiche di Trump pongano meno l’accento sulle fonti e tecnologie green rispetto all’Inflation Reduction Act di Biden. Un trend che contribuirebbe all’aumento della domanda di gas naturale del 6% al 2030. Trump non potrebbe abrogare unilateralmente l’Inflation Reduction Act, ma potrebbe apportare modifiche alle norme che potrebbero diluire l’impatto della dell’Ira, secondo la società di analisi.
Petrolio: greggio in calo anche a causa di un super dollaro, emerge l’interesse del mercato per Shell, un titolo «di elevata qualità (davvero eccellente il terzo trimestre), disco verde per gli Stati Uniti e soprattutto per gli investitori europei, mentre «British Petroleum è un segnale di spunta per essere semplicemente cattiva (BP gets a tick for simply being bad.....)». TotalEnergies ed Eni «si trovano invece dove il mercato apprezza di più i veicoli di raccolta fondi», scrive Goldman Sachs, indicando forse le cessioni importanti che Eni ha fatto di recente e lo stacco dividendo collegato al prezzo del petrolio, in modo da remunerare gli azionisti senza intaccare troppo la cassa. Repsol viene poi citata per la sua «discreta esposizione agli Stati Uniti, che rappresentano il 27% della produzione di idrocarburi Repsol (petrolio + gas) nel 2024-26». (riproduzione riservata)