Se l’America dei mercati è ammaliata dai prodigi di borsa delle magnifiche 7, il Gotha dell’hi-tech Usa che corre a tutto spiano in borsa, anche l’Europa ha i suoi campioni di performance.
Ma mentre il clamore anche mediatico parla spesso e sovente solo delle varie Apple, Microsoft e oggi più che mai di Nvidia & c., le performance altrettanto significative delle regine d’Europa sono passate finora sottotono sui media.
Già, ma quali sono i campioni dei listini al di qua dell’Atlantico? Si tratta di 11 titoli selezionati già a partire dal 2020 da Goldman Sachs, che ha costruito un paniere denominato con l’acronimo ‘Granolas’ che si contrappone idealmente alle 7 Stelle Usa.
I titoli sono in ordine di apparizione: la britannica Glaxo Smithkline, la svizzera Roche, il produttore di semiconduttori olandese Asml, l’alimentare Nestlè, la farmaceutica Novartis, la danese Novo Nordisk. E il lusso con L’Oreal e il colosso Lvmh per proseguire con altri due big pharma, AstraZeneca e la francese Sanofi e infine il big tech tedesco Sap.
Ebbene, secondo un recente rapporto degli analisti di Goldman Sachs che hanno costruito il paniere ormai 4 anni fa, le performance dello squadrone delle 11 stelle europee non hanno nulla da invidiare alle magnifiche 7 americane.
Di fatto pesano per un quarto dell’intera capitalizzazione dell’indice Stoxx600, in linea con il peso assunto dalle magnifiche 7 sullo S&P 500. E come per le stelle Usa hanno assicurato un guadagno simile negli ultimi tre anni. Le Granolas sono salite del 63% da gennaio 2021, in linea con l’analoga performance stabilita dal paniere americano composto da Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Nvidia, Meta e Tesla.
Tra l’altro con una volatilità assai più contenuta dei sette big tech Usa. E mentre lo squadrone Usa è di fatto composto solo da titoli dell’universo della tecnologia, in Europa la squadra degli 11 è assai più diversificata. Spiccano infatti in prima linea i titoli farmaceutici. Sono ben sei, più della metà del campione. A Big pharma si aggiunge il lusso con L’Oreal e Lvmh, un solo protagonista dell’alimentare come la svizzera Nestlè e due colossi del tech europeo, l’olandese Asml nei semiconduttori e l’azienda tedesca di software Sap.
C’è più di un filo rosso che unisce questo gruppo diversificato di aziende. Intanto la grande solidità patrimoniale cui si affiancano la crescita costante nel tempo e infine l’elevata profittabilità. L’industria del farmaco in genere ha un passo solido nel tempo.È tipicamente un settore value, caratterizzato da un passo di marcia costante nel tempo e una marginalità elevata.
Ad esempio la britannica Glaxo ha chiuso il 2023 con una marginalità lorda del 34% e un utile operativo pari al 26% dei ricavi. Abitualmente negli ultimi 5 anni l’ebitda è sempre stato superiore al 30% dei ricavi, segno di profittabilità industriale alta e costante nel tempo.
Non sono da meno quanto a redditività industriale gli altri big pharma europei: AstraZeneca vanta un ebitda margin del 33%, Roche è al 34% e la svizzera Novartis supera il 37%.
Ma la vera sorpresa del settore e degli 11 campioni è nell’exploit della danese Novo Nordisk esplosa, sia nel valore di borsa che nei fondamentali di bilancio, grazie al farmaco innovativo per l’obesità, di cui è detentore assieme alla statunitense Eli Lilly e che sta vendendo in quantità massicce proprio sul mercato statunitense.
Il nuovo farmaco ha drasticamente cambiato volto alla piccola società danese che per anni è stata attiva solo su farmaci per l’insulina a basso costo. Ebbene dall’introduzione sul mercato del nuovo farmaco anti-obesità Novo Nordisk ha preso letteralmente a volare.
In Borsa la sua capitalizzazione è salita di oltre il 60% solo nell’ultimo anno ed è quasi triplicata a partire da inizio 2022. Oggi in Borsa Novo Nordisk vale 499 miliardi di euro e ha superato il colosso del lusso Lvmh che fattura però tre volte di più della farmaceutica di Copenhagen.
Il lusso è l’altro grande protagonista del club delle 11 stelle d’Europa.
Sia L’Oreal che Lvmh sono tra gli alfieri del settore luxury. Lvmh in particolare crea ricchezza costantemente in crescita: negli ultimi 5 anni il fatturato è passato da 53 miliardi a 86 miliardi e gli utili netti sono andati al raddoppio da poco più di 7 miliardi nel 2019 ai 15 miliardi con cui ha chiuso i conti del 2023. La marginalità industriale viaggia intorno al 30% da anni.
In Borsa il colosso controllato da Bernard Arnault ha quasi triplicato le quotazioni dallo scoppio della pandemia. L’Oreal, l’altro big quotato a Parigi, ha una marginalità più contenuta rispetto a quella di Lvmh, ma riesce comunque a realizzare profitti netti pari al 15% del suo giro d’affari. I ricavi sono saliti del 30% dalla situazione pre-Covid e in borsa ha realizzato un secco +90% nell’ultimo lustro.
Per l’hi-tech europeo spiccano nel paniere di Goldman Sachs due titoli, la tedesca Sap e l’olandese Asml.
Il produttore di chip olandese viaggia con un peso dell’ebitda sui ricavi salito al 35% dal 27% di cinque anni prima. Con ricavi balzati da 12 miliardi a 27 miliardi sempre negli ultimi cinque anni. Nel 2023 ha chiuso i conti con utili netti pari a 7,8 miliardi su poco più di 27 miliardi di fatturato, con un’incidenza del 28%. Grande profittabilità netta e una performance di borsa che è stata di oltre il 400% dalla situazione pre-Covid. Passo più lento e profittabilità più contenuta per la tedesca Sap attiva nel software evoluto.
Il margine industriale vale il 25% del fatturato che è cresciuto del 20% dal 2019. In borsa Sap si è rivalutata dell’80% nel quinquennio e del 60% nell’ultimo anno.
Gli 11 campioni d’Europa non hanno tradito quindi le attese degli analisti di Goldman.
Resta sullo sfondo un tema di valutazioni, dopo gli exploit borsistici. Titoli ormai divenuti cari, come del resto gli omologhi a stelle e strisce? Difficile come sempre capire se siamo in presenza di una bolla pronta a scoppiare. A giudicare dai multipli e dalle dinamiche di crescita attese emerge un dato. Di certo gli 11 campioni continentale hanno valutazioni relative più basse rispetto a quelle dei magnifici 7 d’Oltreoceano. Il p/e medio è di 19 contro le 33 volte dei corrispettivi Usa. Che però vantano, a giustificare il premio sui multipli dell’utile, aspettative di crescita di ricavi e profitti doppie rispetto allo squadrone europeo. Solo il prossimo futuro potrà dire se la corsa sul listino sarà sostenibile o meno. Nel frattempo c’è una sola garanzia: che comunque andrà in futuro, in borsa gli 11 campioni europei sono realtà solide e profittevoli. (riproduzione riservata)