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Jerome Powell, Fed
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Azioni, 30 titoli che possono correre oltre il 40% con i tagli Fed. E 5 bond di qualità per difendere il portafoglio

di Elena Dal Maso e Andrea Pauri
19 settembre 2025, 20:00

Gli Usa hanno ridotto i tassi e segnalato altri due tagli entro dicembre, un fatto che storicamente rilancia i mercati, Europa compresa. Ecco quali titoli e settori fra Wall Street, Ue e Piazza Affari possono scattare ora

Dopo un anno e molte attese, la Fed ha finalmente tagliato i tassi. Mercoledì 17 settembre la Banca centrale Usa ha portato il costo del denaro dal 4,25% al 4% e ha segnalato due ulteriori riduzioni entro dicembre per lo 0,5% complessivo. Ha poi rivisto al rialzo le proiezioni di crescita del pil Usa nel 2025 e 2026 nonostante un mercato del lavoro in raffreddamento.

Questo è un fatto importante, perché la Federal Reserve non sta tagliando i tassi per paura di una recessione dietro l’angolo. I mercati, un po’ tentennanti all’inizio, hanno preso a salire, Wall Street in primis che ha segnato nuovi record e trainato anche le borse europee.

Di primo acchito, gli analisti di Ubs hanno commentato: «Nessuna recessione questa volta. Non vediamo le classiche condizioni per una recessione come lo shock delle materie prime, un eccesso di leva nel settore privato o bancario o di investimento». Specificando che l’unica volta in cui la Fed ha «riavviato dopo una pausa un ciclo di allentamento senza che fosse accompagnato da una recessione è stata a giugno 2002, quindi la situazione attuale è insolita». E lo è sicuramente, i mercati lo sanno bene: siamo nel mezzo di una guerra commerciale avviata dagli Usa, con il presidente Donald Trump che sta premendo da mesi per un taglio dei tassi.

Il rally storico dopo i tagli

Sotto il profilo storico, ricorda Ubs, se la Fed taglia e di fatto l’economia tiene, dopo 12 mesi i mercati salgono in media del 17%. E questo fatto rafforza il trend dell’intelligenza artificiale perché il settore tecnologico ha sovraperformato nel 75% dei casi nei 12 mesi successivi al primo taglio dei tassi. In tal senso i titoli preferiti dalla banca d’affari sono Meta (target price del consenso Bloomberg a 868 dollari, con un potenziale di crescita dell’11,3%), Amazon (263,4 dollari il prezzo obiettivo, upside del 14%), e Tsmc (1393 dollari di Taiwan, +10% circa).

Intanto, in Europa la Bce è in pausa per ora dopo aver abbassato il costo del denaro al 2% (tasso sui depositi). E qui Ubs nota che nel Vecchio Continente il settore finanziario sovraperforma nel 75% dei casi nei 12 mesi successivi all’avvio o alla ripresa di un ciclo di tagli dei tassi da parte della Fed. Gli analisti continuano a puntare sulle banche nel lungo periodo che, nonostante la corsa dell’ultimo anno, scambiano ancora a multipli (prezzo/utili) inferiori alla media storica. E che beneficiano della forza dell’euro.

Gli analisti di Citi concordano: quando la Fed taglia, storicamente le azioni globali salgono bene entro 12-18 mesi. Fino ad ora, i titoli del Vecchio Continente sono cresciuti di più rispetto a Wall Street e potrebbero continuare a farlo (a patto che gli Usa non vadano in recessione), soprattutto i titoli ciclici (auto, lusso, viaggi, costruzioni), seguiti dai difensivi (beni di consumo di base, pharma, utilities).

Big Tech

I due prossimi potenziali tagli della Fed dovrebbero agevolare gli acquisti soprattutto sul settore tecnologico, molto sensibile all’andamento del costo del denaro e favorito in questi giorni da tante notizie positive (Oracle, Nvidia, Intel), ragiona Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia.

Sull’azionario Diodovich è ancora positivo sul tech Usa, «nonostante le tensioni geopolitiche che hanno portato la Cina a limitare le importazioni di chip Nvidia. Occhio quindi ai segmenti cloud e AI (Nvidia, Amd, Microsoft, Meta, Oracle), che possono evidenziare ancora crescita». Il consenso degli analisti vede Nvidia a 213 dollari (+21% rispetto a valori attuali), Amd a 187,7 dollari (+19%), Microsoft a 624 dollari (+22%), Oracle a 340 dollari (+14,7%). Certo, il rischio sottostante a Big Tech sono le valutazioni elevate. Eppure, ragiona Gabriel Debach, market analyst di eToro, «nonostante la concentrazione record negli indici e le tensioni geopolitiche con la Cina, non vedo motivi per uscite di panico dalla tecnologia americana. Se la Cina spaventa, dall’altra il Tech Prosperity Deal firmato da Usa e Uk introduce un elemento nuovo nel dibattito sulle Big Tech in portafoglio. Parliamo di 42 miliardi di dollari di investimenti privati promessi da colossi come Microsoft, Google e Nvidia su AI, quantum e data center britannici». Certo, le tensioni Usa-Cina pesano su nomi come Nvidia o Broadcom, molto esposti a Pechino. «Esempio diverso il discorso per Microsoft, che con il cloud e l’AI ha una catena del valore meno dipendente dalla Cina, o per Alphabet, dove pubblicità e servizi digitali hanno un rischio geopolitico contenuto», riprende Debach.

Le banche d’affari

IG Italia è rialzista anche sul settore delle grandi banche d’affari. «Trump spinge per un’ulteriore deregolamentazione e ad agevolare un clima più business friendly. Il ribasso dei tassi che dovrebbe ridurre i margini di interesse delle banche non spaventa particolarmente le grandi banche d’investimento più attrezzate rispetto ai tradizionali istituti europei nei segmenti di private banking, wealth management e trading», nota Diodovich. I titoli preferiti sono: Goldman Sachs, storicamente vicina all’establishment repubblicano; JP Morgan, «con bilanci solidissimi e buyback generosi»; Morgan Stanley, più esposta al wealth management, beneficia indirettamente della fiducia crescente di investitori privati e family office.

Immobiliare e pmi

Con i tassi in calo, il settore immobiliare commerciale statunitense torna interessante, soprattutto nei segmenti Real Estate Investment Trust e data center (Prologis nel primo ed Equinix per il secondo). Si può investire anche attraverso fondi come l’Spdr dow jones global real estate ucits etf o l’iShares Us property yield ucits etf che riunisce le società immobiliari quotate negli Usa con un rendimento da dividendo pari o superiore al 2%. Entrambi i fondi sono quotati a piazza Affari. Sul ritorno del mattone Usa concorda Filippo Garbarino, portfolio manager di Lemanik Asset Management, «un segmento rimasto stagnante negli ultimi due-tre anni a causa dei mutui troppo elevati. Con tassi ipotecari attorno al 7-7,5% le transazioni si erano bloccate». Anche i Reits potrebbero quindi beneficiare della svolta, pur con una precisazione: «È da mesi che il mercato sconta un taglio, quindi parte del movimento è già avvenuta».

A Garbarino piacciono anche le società che potrebbero beneficiare della congiuntura, come «le agenzie di rating Moody's e S&P Global, perché con tassi in discesa aumentano le emissioni obbligazionarie e quindi anche la domanda di analisi». Tassi bassi ed economia in tenuta favoriscono anche le società a piccola e media capitalizzazione. E non a caso lo storico indice Russell 2000 che le comprende ha toccato i massimi storici dopo il taglio della Fed. Un modo per esporsi al comparto è acquistare un etf come l’Xtrackers Russell 2000 ucits.

Più consumi?

Garbarino individua nel comparto consumer discretionary uno dei principali beneficiari della nuova fase: «Soprattutto nei segmenti dove c’è alto utilizzo di credito al consumo: con i tassi elevati i consumatori tendono a rinviare acquisti importanti. Penso a Home Depot, che vende anche progetti per ristrutturazioni ad alto costo come rifare una cucina da 10 mila dollari. Se i tassi scendono, le famiglie sono più propense a finanziarsi per spese discrezionali». Il gestore ricorda poi che «tassi bassi aiutano il settore dei consumer staples, considerati simili ai bond dagli investitori. In particolare aziende stabili come Procter & Gamble e Unilever».

Europa più generosa

Più che sul tech Usa, Fabio Caldato, portfolio manager del fondo AcomeA Strategia Dinamica Globale, preferisce puntare su biotech e pharma, perché «la Fed sembra tagliare in un contesto di inflazione resiliente e borse ai massimi, citando un mercato del lavoro che inizia a deteriorarsi. Su queste basi, crediamo sia opportuno essere prudenti.

Due settori che apprezziamo in questo contesto sono il biotech (che nei tre mesi precedenti ha già mostrato segnali di forza relativa) e il pharma». A Caldato piace il titolo «McDonald's, che in fase di economia debole risulta resiliente; Intel, con la sua credibile storia di ristrutturazione prospettica supportata dal governo Usa; Teck Resources, nel settore minerario legato all'estrazione del rame, perché sta per divenire leader mondiale attraverso la fusione con Anglo American».

Anche se l’Europa ha viaggiato laterale in estate, il gestore ritiene appetibile ancora il pharma (Sanofi, Roche, Diasorin), il med tech (Philips, Siemens Health) e le infrastrutture (Cellnex, Getlink). Di questi titoli, quelli che hanno un potenziale elevato di rialzo rispetto al consenso sul prezzo obiettivo degli analisti sono: Cellnex (42 euro, +42,5%), Diasorin (105 euro, +34%), Sanofi (105 euro, +31,3%), Siemens Health (60, euro, +29%). L’esperto resta poi in attesa di trovare un momento più favorevole per inserire in portafoglio aziende esposte all’aumento di spesa pubblica in Germania come Vinci e Kion. «Infine, continuiamo a credere al processo di ristrutturazione di Telecom Italia», conclude.

Torna il lusso

Lo Eurostoxx 600 poi, tratta a 13 volte gli utili contro le 23 dello S&P 500, ragiona Debach, il mercato si conferma più appetibile. La tecnologia europea, prosegue, è stata la prima a reagire al taglio dei tassi Fed. Il comparto, «spinto dall’accordo Nvidia-Intel, si conferma il principale beneficiario: titoli come Asml, Asm, Sap e StM cavalcano il tema AI e semiconduttori, rafforzando il loro ruolo di alternativa strategica alla Cina», riprende Debach. Di questi, il potenziale maggiore emerge dalla tedesca Sap (software per la gestione dei processi aziendali): 290 euro il consenso sul target price, con un potenziale di rialzo del 27,5% circa. A Debach piace anche il lusso, che ha sofferto nell’ultimo anno e punta sulla fascia più alta con Brunello Cucinelli, Ferrari e Moncler grazie ad un cambio euro-dollaro più favorevole e ad una crescita americana rivista al rialzo, che alimenta la domanda extra-europea.

Bond, 5 idee

I futures sui tassi di interesse americani suggeriscono almeno due tagli fino a fine anno e un tasso al 3% nel giro di un anno, ovvero circa 4 tagli, interviene Giacomo Alessi, analista obbligazionario indipendente. In questo contesto «ha senso acquistare bond americani anche se gran parte del movimento è già prezzato nel rendimento del decennale che ha subito un piccolo rialzo al 4,12% dovuto al rallentamento dei tagli. Resta un rendimento alto soprattutto per gli investitori europei che devono far fronte al rischio cambio, ora a 1,17 rispetto al picco di 1,18». Oltre ai titoli in dollari, il taglio dei tassi favorisce gli asset piú rischiosi che nel panorama obbligazionario «sono titoli High Yield e Additional Tier 1, accessibili al retail attraverso etf tematici come Invesco At1 Capital Bond Ucits Etf Acc e Invesco Euro Corp Hybrid Bond Ucits Etf». Infine il Btp è il titolo in euro governativo «con maggiore rendimento e il decennale resta l’opzione migliore per cavalcare un ribasso dei tassi (rende il 3,53%)», conclude Alessi. (riproduzione riservata)



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