Il titolo Azimut ha strappato a Piazza Affari fino a un massimo intraday a 27,24 euro all’indomani dell’annuncio dell’accordo vincolante con Fsi Sgr per la creazione di Tnb, nuova wealth management bank. L’azione era diretta verso i massimi dell’anno a quota 27,76 euro (16 maggio) prima di essere investita dall’ondata di vendite causata dalle minacce di Donald Trump all’Ue (dazi al 50% da giugno) e chiudere la seduta con un -0,23% a 25,81 euro.
In sintesi, l’accordo prevede che Azimut acquisisca una banca, già individuata con Fsi e con la quale le trattative sarebbero in fase avanzata; il conferimento attraverso la scissione parziale a Tnb di un perimetro selezionato delle attività distributive italiane e altri asset del gruppo (25,6 miliardi di masse totali, 234 miloni di ricavi, 52 milioni di utile), la vendita dell’80,01% di Tnb a Fsi affiancata da un pool di co-investitori per un valore complessivo potenziale fino a 1,2 miliardi di euro.
Il capitale Cet1 atteso per Tnb è fino a 120 milioni. Il 100% della nuova società è stato valutato a 13,4 volte il multiplo p/e 2024, a premio rispetto alle 10 a cui attualmente tratta Azimut. Al netto del capital gain iniziale, che Equita stima intorno a 600 milioni, con una nuova guidance di utile netto 2025 rivista a 1 miliardo rispetto agli oltre 400 milioni precedenti, l’operazione comporterà il deconsolidamento di 40 milioni di utile netto.
«A prima vista, il prezzo dell’operazione sembra collocarsi nella parte bassa della forchetta precedentemente comunicata (1,2-1,5 miliardi di euro post tasse), anche alla luce delle nuove stime di utile netto per il 2025 di Azimut», sottolinea Banca Akros. Detto ciò, «considerando l’impatto di deconsolidamento di 52 milioni sull’utile netto pro forma 2024 e applicando il multiplo p/e medio 2025 dei competitor (16 secondo il consenso; Azimut tratta a 9), si arriva a una valutazione teorica di circa 800 milioni di euro, che appare coerente con il corrispettivo potenziale totale dichiarato, cioè circa 1,2 miliardi di euro per il 100% di Tnb», precisa Banca Akros (accumulate e target price a 28,10 euro confermati), rimarcando che l’accordo rafforza la capacità di Azimut di investire nella crescita e di remunerare gli azionisti.
Il closing dell’operazione è previsto entro il quarto trimestre del 2025. Azimut manterrà il 19,99% in Tnb e avrà un’opzione call a partire dal settimo anno. Inoltre, firmerà un accordo distributivo con la nuova banca per un minimo di 20 anni con un meccanismo di garanzia che prevede un flusso commissionale garantito di almeno 2,4 miliardi in un periodo di almeno 12 anni da Tnb, cioè 200 milioni di commissioni nette all’anno, subordinato ad alcune condizioni. In caso di mancato raggiungimento di tale ammontare, ogni anno Tnb potrà scegliere se corrispondere la differenza tra l’ammontare garantito e quanto realizzato o estendere l’accordo distributivo fino a un massimo di 30 anni (o 40 anni a certe condizioni).
«Ci aspettiamo dei risvolti positivi dall’annuncio, in quanto, in primo luogo, l’operazione permette di valorizzare una parte dell’attività a multipli superiori rispetto a quelli a cui tratta Azimut», spiega Equita. In secondo luogo, «rafforza la posizione di capitale: oltre 1 miliardo di cassa netta, superiore del 25% alla capitalizzazione di mercato. In terzo luogo, contnua la Sim, garantisce flussi ricorrenti per almeno 2,4 miliardi.
Quarto, consente ad Azimut di mantenere una partecipazione del 20% in Tnb, con la possibilità di beneficiare dei potenziali upside futuri legati agli earn-out. Quinti, ma non meno importante, dimostra la capacità di esecuzione di Azimut. «Il controvalore totale potenziale per la società nel tempo, derivante dall’operazione, dipende dal raggiungimento di diversi obiettivi e sfide ambiziose per la nuova piattaforma. Stimiamo che il net present value possa oscillare tra circa 0,4-0,45 miliardi e lo scenario migliore di 0,7-0,8 miliardi», calcola Equita, ribadendo il rating hold e il target price a 27,20 euro sull’azione.
Azimut deciderà come utilizzare i proventi dell’operazione entro il terzo trimestre del 2025, valutando un mix tra crescita organica e inorganica (sia in Italia sia all’estero) e dividendo/buyback. «A seguito di quest’operazione e della distribuzione dei dividendi 2024, Azimut dovrebbe detenere circa 1 miliardo di euro di cassa e restare priva di debiti. A nostro avviso, ciò apre la strada a un importante programma di riacquisto di azioni proprie, una mossa interessante per premiare gli azionisti», prevede Mediobanca Research. Detto ciò, «con un nuovo piano strategico e una politica di capitale previsti per settembre 2025, riteniamo improbabile qualsiasi annuncio in tal senso prima di allora. In attesa confermiamo il rating outperform e il target price a 30 euro sul titolo Azimut». (riproduzione riservata)