L’auto riparte in borsa. È bastata una battuta del presidente Donald Trump (che nella serata di lunedì 14 ha detto: «Le case torneranno a produrre qui negli Usa, ma hanno bisogno di un po’ più di tempo») per far pensare all’ipotesi di una marcia indietro e allontanare così lo spauracchio dei dazi del 25% imposti al settore, anche se martedì 15 gli Usa hanno detto no alla proposta Ue di azzerare le tariffe sui beni industriali, incluse le auto.
Il rimbalzo martedì è partito già dall’Asia, dove ieri Toyota è salita del 3,7%, Honda del 3,6%, Suzuki del 4,7%, Nissan dell'1,4%, Hyundai del 4,3%, Kia del 3,4%. E i guadagni si sono estesi all’Europa, dove sono tornate positive Bmw (+2,1%), Mercedes (+1,8%) e Volkswagen (+2%), anche se il balzo più grande lo ha fatto Stellantis nel giorno dell’assemblea.
Il gruppo presieduto da John Elkann ha fatto segnare la miglior performance di tutto il settore, guadagnando il 6,5% a quota 8,32 euro. Secondo Banca Akros, «qualora l’esenzione» dalle tariffe «dovesse concretizzarsi, la notizia dovrebbe essere favorevole in particolare per Stellantis, per cui abbiamo stimato un impatto lordo dei dazi di circa 3,7 miliardi di dollari e un impatto netto di 1,7-1,5 miliardi di dollari nel 2025-2026, che abbiamo incluso nelle nostre stime».
A inizio settimana, proprio a causa dei dazi, diversi analisti, da Equita a Intermonte passando per Ubs, avevano tagliato stime e target price sul titolo della società, anche in scia alla flessione del 9% delle consegne globali nel primo trimestre 2025.
«Se confermata, la notizia» di un ripensamento sui dazi «sarebbe chiaramente positiva per il settore automobilistico in quanto dovrebbe fornire un certo sollievo (almeno nel breve termine) alle case», secondo Intesa Sanpaolo. Anche perché «qualsiasi misura di mitigazione, come modifiche alle catene di approvvigionamento e al mix produttivo, richiederebbe a nostro avviso tempi piuttosto lunghi e sarebbe costosa per i produttori di auto».
Il problema è anche l’incertezza: «Mancano ancora diversi dettagli sulla potenziale misura e non è ancora chiaro se le esenzioni si applicherebbero all’intero settore automobilistico e dei ricambi auto o solo ad alcune specifiche categorie di prodotti o componenti».
Anche Equita sottolinea che le parole di Trump sembrano indicare l’intenzione di «dare il tempo ai produttori di adattare le catene di approvvigionamento. E, dato che l’adeguamento della supply chain richiede parecchi semestri, se non anni, è difficile comprendere quali siano le reali intenzioni e la portate di queste modifiche. Quantomeno ci si è resi conto che lo shock di dazi al 25% nei confronti di Messico e Canada crea enormi scompensi all’intero settore».
L’uscita del presidente Usa «allevia le preoccupazioni di breve, facendo rimbalzare il settore partendo dai peggiori performer», ma, avverte Equita, «non rimuove l’incertezza che durerà finché non ci sarà un contesto chiaro e definitivo». (riproduzione riservata)