Il maggiore costruttore mondiale di auto elettriche continua a rafforzare il proprio management internazionale e questa voglia lo fa scegliendo un politico che ha fatto parte per anni dei governi Orbán occupando una posizione chiave. Byd ha assunto Péter Szijjártó, ex ministro degli Esteri e del Commercio dell’Ungheria, che lascia il Parlamento di Budapest per entrare nel gruppo cinese con un incarico ai vertici delle relazioni esterne e dello sviluppo di nuove attività.
L’annuncio è arrivato dallo stesso Szijjártó attraverso un messaggio pubblicato sui social, nel quale ha spiegato di aver accettato «un’offerta di altissimo prestigio» da parte del costruttore cinese.
«Byd è una delle più grandi storie di successo dell’industria automobilistica degli ultimi vent’anni», ha scritto l’ex ministro. «Da oggi lavorerò come dirigente responsabile delle relazioni esterne del gruppo e dello sviluppo di nuove linee di business».
Szijjártó ha ricoperto la carica di ministro degli Esteri per quasi dodici anni nei governi guidati da Viktor Orbán, fino alla sconfitta elettorale del partito Fidesz nelle elezioni dello scorso aprile, vinte dal partito filo-europeo Tisza guidato dal nuovo primo ministro Péter Magyar. Deputato dal 2002, nelle ultime settimane era già apparso sempre meno attivo nella vita parlamentare.
La nomina assume un particolare significato perché proprio Szijjártó fu uno dei principali artefici dell’investimento di Byd in Ungheria. Nel 2023 annunciò la costruzione del primo stabilimento europeo del gruppo cinese nel Paese, progetto destinato a consentire al costruttore di produrre direttamente nell’Unione Europea ed evitare l’impatto dei dazi europei sulle auto elettriche importate dalla Cina. La fabbrica nata a Szeged inizierà la produzione entro fine anno.
All’epoca il ministro rivelò che la decisione era arrivata dopo addirittura 224 round negoziali tra il governo ungherese e Byd e definì il progetto «uno dei maggiori investimenti nella storia economica dell’Ungheria». Budapest si impegnò anche a sostenere l’iniziativa con incentivi pubblici.
Durante il suo mandato, Szijjártó è stato uno dei principali promotori della strategia di apertura dell’Ungheria verso la Cina, sostenendo gli investimenti di Pechino nel Paese e opponendosi ai dazi europei sui veicoli elettrici cinesi. Sotto il governo Orbán sono stati avviati anche numerosi investimenti cinesi nel settore delle batterie per auto elettriche, oltre allo sviluppo della linea ferroviaria tra Ungheria e Serbia inserita nella Nuova Via della Seta.
Il politico ungherese ha anche mantenuto stretti rapporti con la Russia anche dopo l’invasione dell’Ucraina, distinguendosi rispetto alla maggior parte dei ministri degli Esteri europei per le frequenti missioni a Mosca e i contatti con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Nel 2021 aveva ricevuto dal presidente Vladimir Putin l’Ordine dell'Amicizia, una delle più alte onorificenze russe conferite a cittadini stranieri. (riproduzione riservata)