Fumata grigia sulla nuova Covisoc. Al termine del faccia a faccia di giovedì 9 maggio tra il ministro dello Sport Andrea Abodi e i vertici, tra gli altri, di Coni, Figc, Lega Serie A, B e C, Federbasket e Legabasket le posizioni sulla proposta di un’Authority indipendente sui bilanci delle società professionistiche restano distanti. Un incontro durato circa 90 minuti, come un match di calcio destinato a prolungarsi fino ai supplementari. Con squadre, peraltro, sempre più sfilacciate.
Da un lato la Figc, con il presidente Gabriele Gravina che chiede aiuto al governo per stabilire «principi ai quali possiamo attenerci» nell’ottica di una «maggiore stabilità nella gestione economico finanziaria» che tuttavia non può passare dalla soluzione paventata dal governo: sì a regole più stringenti, dunque, ma niente interferenza politiche nello sport. Anche perché, sottolinea Gravina, «negli ultimi vent’anni la Covisoc ha lavorato benissimo e abbiamo avuto solo due ricorsi accolti al Tar e due al Consiglio di Stato su circa 200 società escluse». Niente interferenze politiche significa due cose: le nomine non possono passare dal governo, come previsto dalla bozza; le modifiche al sistema non possono avvenire con decreto legge ma con altro strumento normativo.
Nella stessa metà campo (tecnicamente) le leghe con in testa quella di Serie A, che conferma la contrarietà al progetto stigmatizzando «i rischi delle ingerenze» politiche, pur presentandosi sempre più spaccata dopo la lettera di distinguo inviata al presidente Lorenzo Casini da Inter, Milan, Juventus e Roma.
Maggior armonia e apertura si registra nella Lega cadetta, con il numero uno Mauro Balata che dice: «Ho un mandato unanime della mia assemblea per cercare di supportare un’iniziativa che, senza nulla togliere al lavoro di Covisoc, tende a separare il soggetto che oggi regola e gestisce il calcio da quelle che sono le funzioni di controllo come succede in tutto il mondo civile, non solo nello sport». Posizione non dissimile da quella dei club di A, che vorrebbero sì un’agenzia indipendente, ma sotto l’egida della Lega o del Coni.
Dall’altro lato del rettangolo di gioco la squadra di governo (non si sa quanto compatta), fermamente intenzionata a difendere la riforma.
Quali le prossime tappe? La prima data da cerchiare in rosso è il 13 maggio, deadline entro la quale Gravina ha chiesto ad Abodi di far pervenire tutte le «spiegazioni urgenti» del caso. Il giorno dopo, Gravina riunirà il consiglio federale, in concomitanza con l’assemblea di Lega Serie A, per decidere la postura da assumere alla luce dei correttivi del governo. Correttivi che Abodi porterà al vaglio del cdm il 20 maggio.
L’unica certezza in questa mischia a centro area è che Abodi vuole a ogni costo andare in rete. Per farlo, potrebbe concedere ai club alcune agevolazioni come il ripristino dei benefici fiscali previsti nel decreto Crescita. Chi vincerà il match lo si saprà solo dopo il triplice fischio, che difficilmente arriverà prima di settembre. (riproduzione riservata)