Fondazione Musica per Roma archivia il 2025 con il miglior bilancio della sua storia. I conti, approvati dal consiglio di amministrazione presieduto da Claudia Mazzola, hanno fatto segnare ricavi record per 34 milioni di euro e un utile netto di 469.654 euro, ribaltando la perdita di 1,48 milioni registrata nell’esercizio precedente. A trainare la crescita sono soprattutto i ricavi da biglietteria, saliti a quasi 16 milioni di euro (+32,9%). Dietro questi numeri c’è il primo anno pieno della gestione dell’amministratore delegato Raffaele Ranucci, arrivato nell’ottobre del 2024. Una crescita che, come racconta a MF-Milano Finanza, è nata prima di tutto da «un cambio di approccio. La prima cosa che ho cercato di fare è stata superare le contrapposizioni tra chi sosteneva che si dovesse puntare più sulla musica e chi invece sugli eventi. Io ho detto subito: noi facciamo tantissima musica e facciamo anche gli eventi. Non sono due cose in contrapposizione».
L’altro intervento importante «è stato la razionalizzazione della struttura: interrompere manifestazioni che ci facevano perdere tra i 50 e i 200mila euro e recuperare date che eravamo costretti a cedere ad altre produzioni. Riprendendoci quegli spazi abbiamo potuto aumentare la nostra produzione» spiega l’ad.
Il cambio di passo emerge anche dai dati sul pubblico. Nel 2025 l’Auditorium ha superato i 516mila spettatori, oltre 82mila in più rispetto al 2024. La stagione estiva ha registrato il miglior risultato di sempre, con oltre 234mila presenze tra Roma Summer Fest e Summertime. In crescita anche gli eventi, le mostre e i festival. Parallelamente sono aumentati gli sponsor. Per Ranucci, il risultato economico è la conseguenza di una precisa strategia di posizionamento. «La comunicazione e il posizionamento dell’Auditorium sono stati una forma di marketing. Abbiamo costruito una programmazione che va dall’elettronica al pop, fino al rock e a tutti gli altri generi. Questo ci ha permesso di attrarre un pubblico giovane e, di conseguenza, anche nuovi sponsor. Il nostro miglior marketing è stata la programmazione». E per quanto riguarda l’autofinanziamento? «È stato un risultato fondamentale. Credo che il 74,5% sia tra i livelli più alti in Europa, non solo in Italia».
Per il futuro la linea è quella della continuità, con il completamento del boulevard davanti all’Auditorium e il reinvestimento delle risorse nella produzione culturale. «Stiamo già lavorando ai risultati del 2026. Vogliamo attrarre nuovi sponsor, continuare a migliorare i servizi e valorizzare tutto il complesso dell’Auditorium. L’obiettivo è reinvestire tutto nella musica, puntando sempre più sulla qualità.» Ranucci, del resto, di grandi organizzazioni ne ha attraversate molte. La sua carriera da dirigente sportivo lo ha portato prima alla vicepresidenza della Roma ai tempi di Franco Sensi, poi ai vertici del calcio italiano come direttore generale della Figc e capodelegazione della Nazionale. Un’esperienza che gli consente di osservare con uno sguardo privilegiato anche l’evoluzione del sistema calcio. E alla domanda scontata sulla nuova sfida di Giovanni Malagò risponde senza esitazioni: «Giovanni è bravissimo. Dovrà confrontarsi con un mondo del calcio che oggi è sempre più finanza e sempre meno sport». (riproduzione riservata)