L’Italia è al centro dell’attenzione internazionale da un lato per gli investimenti nel settore immobiliare e dall’altro nel pieno dalla crisi abitativa. A due giorni dalla pronuncia di assoluzione del Tribunale di Milano nei confronti degli imputati nel primo filone dell’inchiesta sull’urbanistica, in occasione dell’Assemblea di Assoimmobiliare le istituzioni tracciano il quadro di come il settore real estate possa essere una leva strategica di sviluppo per il Paese.
Proprio in tema di crescita economica attraverso il comparto immobiliare, ha aperto i lavori il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso: «Il 60% del patrimonio delle famiglie italiane è investito nel settore immobiliare. Questo governo tende ad allineare i dati del bilancio pubblico con le esigenze del sistema economico». Il ministro sottolinea la crescita del settore, sostenuta dalle 776 mila compravendite e l’aumento nell’erogazione dei mutui.
Secondo Urso però esistono ancora criticità, il comparto «deve funzionare bene per tutti», in riferimento all’accessibilità alla casa, e sul settore sono attivi «ancora pochi investitori istituzionali».
Su questa scia si staglia il Piano Casa del governo con i suoi tre pilastri. Recuperare il patrimonio pubblico attraverso l’azione di un commissario straordinario «è la cosa più adeguata per da fare per non consumare suolo» e «riquailifcare immobili in condisioni di degrado».
Altra direttrice sarà la «costituzione di un fondo unico da 10 miliardi gestito da Invimit per l’housing sociale», una soluzione contro l’attuale «frammentazione in decine di strumenti dei capitali per l’edilizia sociale».
E infine nota il ministro «lo Stato da solo non può risolvere il problema, dati i limiti di bilancio», bisogna «attrarre il capitale privato, in particolare il risparmio degli italiani».
Il Piano Casa può rappresentare «l’inizio di una stagione nuova», commenta Davide Albertini Petroni, il presidente di Assoimmobiliare. Ma gli interventi da fare dal punto di vista normativo sono ancora molti e devono essere improntati alla «certezza dei tempi e dei titoli»: è questa la ricetta per l’Italia per essere competitiva agli occhi degli investitori. Il plauso del presidente di Assoimmobiliare al piano governativo riguarda soprattutto l’impegno a convogliare il capitale privato nel residenziale.
In questo comparto infatti «gli investimenti istituzionali sono sottodimensionati» (solo 8% contro media europea del 25%). Dipende anche da questo la penuria di immobili in affitto. Un fenomeno che ha una forte «incidenza sul mercato del lavoro, visto che diventa difficile sostenere il costo dell’affitto». La casa dunque secondo Albertini Petroni va pensata come «infrastruttura sociale e produttiva».
Il presidente di Assoimmobiliare ha salutato la sentenza del Tribunale di Milano sull’inchiesta in tema edilizio con la speranza che «rappresenti un passaggio per superare lo stallo urbanistico e la paura della firma».
Riguardo al futuro, «dopo le risorse straordinarie del Pnrr, serve una crescita strutturale e organica». E vengono espresse le proposte di Assoimmobiliare, già esposte in un’intervista a questo giornale, in tema di «trattamento iva, oneri fiscali e costi di manutenzione deducibili: iniziative volte a generare nuova offerta», continua il presidente, «oggi le norme son vecchie. Per trasformare il costruito serve maggior flessibiltà nel cambio di destinazione d’uso». Dopo anni a stimolare la domanda, è venuto il momento di pensare agli operatori che «assumono rischi e mobilitano capitale, e necessitano quindi di regole certe».
Il partenariato pubblico-privato «deve diventare la normalità».
Guardando al comparto nella sua totalità, «il settore immobiliare è una componente strategica sia per il legame con tutta la filiera produttiva ma anche per la rigenerazione urbana e per il fatto che i propri prodotti sono involucri di sviluppo umano e sociale: non dobbiamo guardare solo al rendimento degli immobili ma soprattutto alla loro funzione, quando ne giudichiamo il valore».
Un’industria che si evolve verso nuovi percorsi. In primis «l’innovazione tecnologica e digitale. Il settore opera su beni durevoli nel tempo, è fondamentale la misurazione delle performance degli edifici attraverso la raccolta dei dati (con il Bim e il difgital twins ad esempio). Dall’altro lato però serve una completa transizione digitale della PA».
La filiera produttiva è «ricca di competenze ma deve pensarsi come un sistema industriale integrato. Non significa standardizzare ciò che si fa ma renderlo efficiente con prefabbricazione e modularità. Oltre a un maggior coordinamento tra operatori». Secondo il numero uno di Assoimmobiliare bisogna quindi investire sulla «formazione del capitale umano, sia tecnica che manageriale». (riproduzione riservata)