Borse asiatiche contrastate in scia alla debolezza registrata il 29 dicembre da Wall Street a causa delle nuove perdite nel settore tecnologico, mentre la liquidità scarsa di fine anno e le festività di Capodanno imminenti hanno mantenuto gli scambi contenuti in tutta l’area. I futures sugli indici di Wall Street sono fermi sulla parità.
Gli investitori preferiscono rimanere alla finestra, riluttanti ad aumentare il rischio in presenza di valutazioni elevate a fine anno, con diverse borse che chiuderanno o opereranno con orari ridotti nel corso della settimana.
L’indice Nikkei giapponese e l’indice più ampio Topix hanno ceduto, rispettivamente, lo 0,37% e lo 0,42%. Il Kospi della Corea del Sud ha perso lo 0,15%, il Nifty 50 indiano lo 0,21%, sostanzialmente piatto, invece, l’Asx 200 australiano come lo Shanghai Composite cinese, mentre l’indice Straits Times di Singapore è salito contro corrente dello 0,56% insieme all’indice Hang Seng di Hong Kong che ha guadagnato l’1%.
Lo yuan si è rafforzato oltre la soglia chiave di 7 per dollaro (7,0068) nel mercato onshore, più regolamentato, per la prima volta dal 2023. La valuta sale dello 0,20%, in un contesto di lieve indebolimento del biglietto verde e di vendite di valuta estera di fine anno da parte di aziende ed esportatori cinesi. Il movimento è arrivato dopo che lo yuan offshore aveva superato il livello di 7 per dollaro già alla fine di dicembre.
Secondo alcuni trader, le principali banche cinesi hanno aumentato gli acquisti di dollari dopo che lo yuan onshore è avanzato oltre quota 7. «Potrebbero esserci ulteriori margini di apprezzamento per lo yuan, sostenuti dagli afflussi di capitali esteri, dalle aspettative di una ripresa della crescita e dall’ottimismo sul settore tecnologico», ha affermato a Bloomberg Wee Khoon Chong, strategist presso Bny. «Abbiamo un’elevata fiducia che lo yuan continuerà a rafforzarsi fino al 2026, sostenuto dai flussi e dalla ripresa economica».
Il superamento di questa soglia nel mercato domestico è spesso considerato più significativo rispetto ai movimenti nel mercato offshore, in gran parte non regolamentato.
Le autorità mantengono, inoltre, un controllo più stretto sull’onshore, dove a dicembre le banche statali hanno sostenuto gli sforzi ufficiali per rallentare l’ascesa della moneta cinese che si avvia verso la performance annuale migliore degli ultimi cinque anni, poiché l’ottimismo in aumento sugli asset e sull’economia del Paese supera le preoccupazioni legate alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti.
Uno yuan più forte rende le importazioni meno costose e contribuisce anche all’obiettivo di lungo termine delle autorità di internazionalizzare la valuta. Tuttavia, a dimostrazione del delicato equilibrio che i responsabili politici devono mantenere, la Banca Popolare Cinese (PBoC) ha dichiarato in un rapporto pubblicato a fine dicembre che continuerà a mantenere la flessibilità del tasso di cambio, proteggendosi dai «rischi di eccessivi scostamenti».
A detta degli strategist di Bloomberg, guardando ai movimenti degli ultimi anni, non vi è nulla che suggerisca che il livello di 7 rivesta una particolare importanza per la PBoC. Sebbene quest’anno lo yuan si sia rafforzato del 4% contro il dollaro, si è indebolito nei confronti delle valute di molti altri partner commerciali di Pechino. «Se dovessimo assistere a movimenti bruschi al di sotto di 7, questo probabilmente indurrebbe la PBoC a intervenire; se invece il calo fosse graduale, forse no», ha dichiarato Mingze Wu, trader presso StoneX a Singapore. «Ci sono buone ragioni per cui la PBoC sia soddisfatta di uno yuan leggermente più forte, purché il movimento non sia drastico».
Mentre proseguono per il secondo giorno le esercitazioni cinesi al largo di Taiwan con Pechino che ha lanciato razzi verso Taiwan e ha schierato nuove navi d'assalto anfibie insieme a bombardieri e navi da guerra per circondare l'isola, gli investitori sono cauti anche in vista della pubblicazione, prevista in giornata, dei verbali della riunione di politica monetaria di dicembre della Federal Reserve statunitense.
Dovrebbero fornire maggior chiarezza sul prossimo taglio dei tassi di interesse da parte della banca centrale americana, man mano che le pressioni inflazionistiche si attenuano. Permane, infatti, incertezza sui tempi e sul ritmo di eventuali futuri tagli del costo del denaro, in particolare se i dati macroeconomici statunitensi dovessero rimanere solidi.
Nel frattempo, il governo statunitense ha concesso alle sudcoreane Samsung Electronics (+0,38%) e a SK Hynix (+1%) una licenza annuale per l'introduzione di attrezzature per la produzione di chip nei loro impianti in Cina per il 2026, come hanno detto alcuno fonti vicine alla vicenda a Reuters.
Samsung, SK Hynix e Tsmc (-0,65% alla borsa di Taiwan) avevano in precedenza beneficiato dello status di cosiddetto «utente finale convalidato», che li esentava dalla richiesta di licenze individuali. Tale status scade il 31 dicembre, il che significa che le spedizioni future di apparecchiature statunitensi per chip verso i loro impianti in Cina richiederanno un’approvazione esplicita. Samsung e SK Hynix dipendono fortemente dalla Cina per la produzione di chip di memoria utilizzati nei data center per l’intelligenza artificiale. (riproduzione riservata)