L’Asia si muove con cautela sopra la parità, giovedì 29 gennaio, dopo che la Fed ha lasciato i tassi fermi. Il Nikkei sale dello 0,03%, Hong Kong dello 0,3%, Shanghai dello 0,2%. L’oro continua a correre a 5.551 dollari l’oncia (+4,7%), così il petrolio Wti americano (64,2 dollari il barile, +1,55%). Intanto i futures su Wall Street viaggiano positivi per lo 0,3% grazie ai conti di Meta (+6% nel pre market), mentre Microsoft è in netto calo (-6%).
L’indice Idx Composite dell’Indonesia è crollato di 666 punti (-8%) a 7.654 nelle contrattazioni mattutine di giovedì, estendendo la caduta della seduta precedente e facendo scattare un nuovo stop alle contrattazioni. Le vendite si sono intensificate dopo che Goldman Sachs ha declassato le azioni indonesiane, avvertendo del rischio di deflussi per diversi miliardi di dollari in seguito alla decisione dell’MSCI impegnato a controllare questioni di trasparenza della struttura proprietaria e segnalando che il mercato potrebbe essere declassato a «frontier market».
Questo campanello d’allarme ha alimentato l’ansia degli investitori, mentre la maggiore economia del Sudest asiatico deve fare i conti con persistenti deflussi di capitali esteri, una valuta in indebolimento, un deficit fiscale in aumento e preoccupazioni sull’autonomia della banca centrale. La pressione alle vendite è stata generalizzata, con finanziari, trasporti, industria e sanità in testa ai ribassi. Tra i titoli peggiori si segnalano Darma Henwa (-15%), Archi Indonesia (-14,4%), Aneka Tambang (-13,6%), Bank Central Asia (-7,1%) e Bank Rakyat Indonesia (-5,9%), a conferma delle difficoltà anche per le blue chip e i settori ciclici.
L’indice Kospi è salito giovedì dello 0,5% a circa 5.197 punti, proseguendo il recente rialzo grazie ai risultati delle grandi società dei semiconduttori che hanno sostenuto il sentiment. Samsung Electronics ha registrato un utile operativo nel quarto trimestre di 20,07 trilioni di won, oltre tre volte superiore a quello dell’anno precedente, mentre SK Hynix ha riportato profitti record nel quarto trimestre, trainati dalla domanda di memorie legata all’intelligenza artificiale.
L’indice ha beneficiato anche della corsa mondiale di semiconduttori per auto e batterie che ha mantenuto flussi positivi su cambi e azioni. Tra i titoli in evidenza: Hyundai Motor (+2,9%), Kia (+2,3%), SK Square (+4,6%) e Doosan Enerbility (+2,6%). Sullo sfondo, i negoziati commerciali tra Stati Uniti e Corea del Sud restano in stallo: Washington ha dichiarato che non procederà finché il parlamento sudcoreano non ratificherà l’accordo, mantenendo un clima di cautela sui mercati.
I futures sul rame sono balzati giovedì di quasi il 7% superando i 6,3 dollari per libbra, toccando nuovi massimi storici grazie alla crescente domanda di asset reali, in un contesto di incertezze geopolitiche e commerciali e di improvviso indebolimento del dollaro, che ha innervosito gli investitori.
Tra gli ultimi sviluppi, il presidente Usa, Donald Trump, ha minacciato l’Iran con attacchi militari molto più duri di quelli ordinati a giugno se il Paese non accetta un accordo commerciale con Washington. Le minacce di nuovi dazi contro altri Paesi, unite alla sua apparente indifferenza verso la debolezza del dollaro, hanno ulteriormente alimentato la corsa verso i metalli. Il rame beneficia anche di ricorrenti tensioni sul lato dell’offerta e di una robusta domanda industriale, in particolare legata alla transizione verso le energie rinnovabili e all’intelligenza artificiale. Nel frattempo, le scorte di rame a Shanghai, Londra e New York sono aumentate nelle ultime settimane, portando le giacenze complessive sopra le 900.000 tonnellate. (riproduzione riservata)