Le borse asiatiche viaggiano per lo più in rialzo mercoledì 22 luglio, seguendo i guadagni di Wall Street, dove i titoli dei semiconduttori sono saliti grazie all’ottimismo sulla domanda legata all'intelligenza artificiale. Alle ore 7:30 italiane il Nikkei sale dello 0,2%, Hong Kong cede l’1%, Shanghai è sulla parità, mentre il Kospi guadagna quasi il 3%. I futures sul Nasdaq si muovono in calo dello 0,5%.
Gli investitori ignorano per ora l'aumento del prezzo del petrolio (Wti a 85, Brent a 92 dollari il barile), nonostante gli Stati Uniti abbiano condotto per l'undicesima notte consecutiva attacchi contro obiettivi iraniani e il presidente Donald Trump abbia ridimensionato la possibilità di negoziati a breve con Teheran.
A guidare i rialzi sono stati i listini tecnologici di Giappone e Corea del Sud. Sul fronte societario, la cinese Moonshot AI dovrebbe avviare ad agosto l'ultimo round di raccolta di capitali prima della prevista quotazione a Hong Kong, con una valutazione che potrebbe arrivare fino a 50 miliardi di dollari.
A giugno il Giappone ha registrato un deficit commerciale di 406,9 miliardi di yen, peggiore delle attese degli analisti che stimavano un disavanzo di 120 miliardi. Le importazioni sono aumentate del 25,4%, il ritmo più elevato dal novembre 2022, trainate soprattutto dagli acquisti di petrolio. Le esportazioni sono invece cresciute del 19,3%, ai massimi da quattro anni, grazie alle forti vendite di semiconduttori.
Lo yen è sceso oltre quota 163 per dollaro, toccando il livello più basso dall'ottobre 1986 e riaccendendo le aspettative di un possibile intervento delle autorità giapponesi a sostegno della valuta.
A pesare sono stati il rialzo del petrolio, che aumenta i costi per un Paese fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, il rafforzamento del dollaro e l'aumento dei rendimenti dei Treasury, che continuano ad alimentare le operazioni di carry trade. Hanno inoltre inciso le preoccupazioni per i nuovi piani di spesa pubblica annunciati dal governo e l'approccio prudente della Bank of Japan nella normalizzazione della politica monetaria.
Il greggio Wti americano è salito oltre gli 85 dollari al barile, ai massimi da quasi sei settimane, per i crescenti timori sull'offerta globale. Trump ha escluso negoziati imminenti con l'Iran, avvertendo che potrebbero esserci nuovi attacchi e promettendo una risposta nel caso in cui i ribelli Houthi, sostenuti da Teheran, dovessero colpire il traffico marittimo nel Mar Rosso.
Il Mar Rosso è diventato un corridoio strategico per le esportazioni di greggio dell'Arabia Saudita, consentendo al Regno di ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz. Intanto una petroliera kuwaitiana che trasportava prodotti petroliferi è stata colpita nello Stretto di Hormuz, a conferma delle tensioni che continuano a minacciare le rotte marittime. Gli operatori monitorano inoltre gli attacchi contro il terminal del Caspian Pipeline Consortium sul Mar Nero, snodo fondamentale per l'export della maggior parte del petrolio kazako. (riproduzione riservata)