Dopo il selloff di inizio settimana, l’Asia rimbalza assieme all’oro, martedì 3 febbraio, complice l’accordo sui dazi fra Usa e India dopo che la rupia era caduta ai minimi storici. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei balza del 3,9%, Hong Kong sale dello 0,3% e Shanghai dell’1,2% mentre i futureres sul Nasdaq sono positivi per lo 0,55%.
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La Reserve Bank of Australia ha aumentato il costo del denaro di 25 punti base, portandolo al 3,85%, nel primo meeting di politica monetaria del 2026, in linea con le attese del mercato. Si tratta del primo rialzo dei tassi da novembre 2023, dopo che le pressioni sui costi sono tornate ad aumentare nella seconda metà del 2025. Il board ha ritenuto che l’inflazione resterà probabilmente al di sopra dell’obiettivo ancora per un certo periodo e che le decisioni future saranno guidate dai dati in arrivo e dall’evoluzione dei rischi.
La rupia indiana si è rafforzata fino a circa 90,5 per dollaro, rimbalzando dal minimo storico di 92 toccato il 28 gennaio, dopo che gli Stati Uniti hanno ridotto i dazi nei confronti dell’India.E il Sesex, il maggiore indice azionario del Paese, è salito del 3% circa, martedì.
Il presidente Usa Donald Trump e il premier indiano Narendra Modi hanno raggiunto un accordo che prevede il taglio dei dazi sui beni indiani al 18% dal 50%, oltre alla rimozione di un ulteriore dazio del 25% introdotto in precedenza in risposta agli acquisti di petrolio russo da parte dell’India, dopo l’impegno di Modi a interrompere tali importazioni.
Le misure dovrebbero migliorare le prospettive dell’export indiano verso gli Stati Uniti — in particolare per tessile, macchinari e materie prime — attenuando gli squilibri nei flussi valutari che avevano pesato sulla rupia negli ultimi trimestri. La valuta aveva toccato un minimo record la scorsa settimana, quando il rialzo dei prezzi del petrolio aveva aumentato la domanda di dollari da parte dei principali importatori energetici. Il movimento era stato ulteriormente amplificato dal piano record di emissioni per 17,2 trilioni di rupie previsto nel nuovo bilancio federale.
L’oro è salito di oltre il 5%, portandosi sopra i 4.895 dollari l’oncia, grazie a ricoperture e acquisti a sconto dopo due sedute consecutive di forti vendite. Il metallo prezioso aveva perso quasi il 5% nella giornata precedente, proseguendo il crollo di venerdì, il più marcato in oltre un decennio.
Il violento selloff è stato innescato dalla notizia della nomina di Kevin Warsh da parte del presidente Trump a prossimo presidente della Federal Reserve, considerato più «falco» rispetto agli altri candidati. Sul fronte commerciale, Trump ha ridotto i dazi sull’India al 18% dopo che il premier Modi ha accettato di porre fine agli acquisti di petrolio russo, allentando mesi di tensioni tra i due Paesi. Inoltre, alti funzionari di Stati Uniti e Iran dovrebbero incontrarsi venerdì per colloqui su una de-escalation delle tensioni.
Resta tuttavia elevata l’incertezza, poiché i principali dati sul mercato del lavoro statunitense, compresi i molto attesi non-farm payrolls, non saranno pubblicati questa settimana a causa del parziale shutdown del governo federale. (riproduzione riservata)