La maggior parte delle borse asiatiche è salita, anche se con rialzi contenuti perché gli investitori restano prudenti in attesa di ulteriori segnali sui tassi d’interesse dall’intervento del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, al Simposio di Jackson Hole più tardi in giornata. Mentre aumentano i dubbi sul fatto che la banca centrale americana possa tagliare i tassi a settembre, soprattutto dopo che i verbali della riunione di luglio hanno mostrato toni da falco. La seduta a Wall Street è stata negativa a causa delle vendite sulle azioni tecnologiche e per i risultati contrastanti di Walmart. I futures sull’S&P 500 si limitano a un progresso dello 0,02%.
L’indice Nikkei 225 del Giappone è sceso dello 0,10%, mentre l’indice più ampio Topix è salito dello 0,46%. I dati macro hanno mostrato che il tasso di inflazione in Giappone è rimasto ben al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla Banca del Giappone, nonostante il rallentamento della crescita dei prezzi, alimentando le speculazioni secondo cui la BoJ alzerà nuovamente i tassi di interesse quest’anno.
I prezzi al consumo, a livello di indice core, sono aumentati a luglio del 3,1% dal +3,3% del mese precedente. La stima degli economisti era per un aumento del 3%. Il dato più ampio, che esclude anche l’energia, è salito del 3,4%, invariato rispetto al periodo precedente e in linea con le stime del consenso, segnalando una persistente pressione inflazionistica.
«È sbagliato concludere che l’inflazione si stia indebolendo solo perché il dato core è rallentato», ha dichiarato a Bloomberg Yoshiki Shinke, capo economista di Dai-Ichi Life Research Institute. «I prezzi degli alimentari continuano ad accelerare, riflettendo la volontà delle imprese di trasferire i costi sui consumatori e, rispetto alle aspettative di alcuni mesi fa, l’inflazione sta andando oltre le previsioni».
I dati sono arrivati dopo che il segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, ha compiuto un passo insolito suggerendo che la BoJ stia gestendo male la sua lotta contro l’inflazione, affermando in un’intervista a Bloomberg Tv che è in ritardo nella lotta contro la crescita dei prezzi. Le scommesse del mercato su un rialzo dei tassi da parte della BoJ sono aumentate nelle ultime settimane, contribuendo a spingere più in alto i rendimenti obbligazionari (i decennali hanno toccato il livello più alto dal 2008 all’1,63%). Mentre lo yen resta in calo nei confronti del dollaro che vale 148,611 (+0,18%).
Hanno contribuito al rallentamento di luglio i prezzi dell’energia, scesi dello 0,3%, il primo calo da marzo 2024. Un trend in gran parte atteso dopo l’impennata dei costi energetici di un anno fa, causata dalla fine del programma dei sussidi governativi. Inoltre, i prezzi del petrolio sono scesi di circa il 10% lo scorso mese rispetto ai livelli di un anno fa. A detta degli esperti di Bloomberg Economics questi dati supportano un percorso graduale di incremento dei tassi da parte della BoJ.
Nella riunione di luglio, il board guidato dal governatore della BoJ, Kazuo Ueda, ha alzato le previsioni sull’inflazione, citando l’impatto dell'aumento dei prezzi degli alimentari. Il prossimo 19 settembre dovrebbe lasciare fermi i tassi, mentre i trader vedono ora il 51% di probabilità di un rialzo entro fine ottobre dal 42% stimata un mese fa. Anche Ueda partecipa al Simposio di Jackson Hole. I trader cercheranno indizi sul possibile timing di un nuovo rialzo dei tassi da parte della BoJ.
I mercati cinesi hanno sovraperformato grazie alle aspettative di nuovi stimoli da parte di Pechino. Gli indici Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite sono cresciuti, rispettivamente, dell’1,3% e dello 0,77% venerdì, segnando rialzi settimanali compresi tra il 2% e il 3%. In particolare, l’indice CSI300 ha raggiunto il massimo da 10 mesi, mentre lo Shanghai Composite ha toccato il picco degli ultimi nove anni.
Anche l’indice Hang Seng di Hong Kong ha registrato un progresso dello 0,40%, ma il bilancio della settimana è negativo a causa della debolezza dei titoli tecnologici e dei risultati trimestrali contrastanti. La prossima settimana Alibaba è chiamato al test dei conti. Il colosso dell’e-commerce sarà osservato da vicino per ulteriori indicazioni sui consumi cinesi e per lo sviluppo della sua intelligenza artificiale. Al di fuori di Hong Kong, gli investitori seguiranno con interesse i risultati del gigante usa dell’AI, Nvidia, considerati un indicatore chiave per il settore dei semiconduttori.
L’indice Asx 200 australiano è sceso dello 0,51%, ma chiude la settimana con un lieve rialzo dopo aver superato per la prima volta la soglia dei 9.000 punti. Il Kospi sudcoreano ha spuntato un +0,90%, ma ha perso quasi il 2% in settimana a causa del calo delle azioni tecnologiche. Infine, l’indice Nifty 50 dell’India si è contratto dello 0,66%, ma ha segnato un +1,5% in settimana. I solidi dati sugli indici Pmi e le promesse di riforme da parte del governo hanno aiutato gli investitori a guardare oltre le preoccupazioni per i dazi commerciali più alti imposti dagli Stati Uniti contro l’India per i suoi acquisti di petrolio russo. (riproduzione riservata)