Borse asiatiche contrastate. Mentre i titoli tecnologici hanno seguito le perdite di Wall Street del 18 maggio, in vista dei risultati trimestrali di Nvidia, attesi per mercoledì 20 maggio, gli investitori valutano i dati superiori alle attese sulla crescita economica giapponese e gli ultimi sviluppi in Medio Oriente dopo la decisione del presidente statunitense, Donald Trump, di annullare nuovi attacchi militari contro l’Iran, alimentando le speranze di un accordo di pace e della riapertura dello Stretto di Hormuz. Di riflesso i prezzi del petrolio stornano (future sul Brent -1,5% a 110,35 dollari al barile) ma i futures Usa flettono (-0,29% quello sull’S&P500) a causa delle preoccupazioni per l’inflazione.
L’indice Nikkei della borsa di Tokyio è sceso dello 0,5% a 60.508 punti anche se l’economia giapponese è cresciuta del 2,1% su base annualizzata nel primo trimestre del 2026 dallo 0,8% del trimestre precedente (dato rivisto al ribasso), superando le previsioni degli economisti di una crescita dell’1,7%, sostenuta da consumi privati più solidi e dalla domanda esterna, e rafforzando le argomentazioni a favore di ulteriori rialzi dei tassi di interesse da parte della Bank of Japan, anche se le prospettive restano incerte a causa del conflitto in Medio Oriente.
«Il governo potrebbe diventare più aperto ad accettare ulteriori rialzi dei tassi sulla base di questi dati», ha dichiarato a Bloomberg Takayuki Toji, economista senior di Japan Post Insurance. «Questo potrebbe lasciare spazio alla BoJ per aumentare i tassi anche prima della prossima pubblicazione del pil, già a giugno o luglio». Nonostante i dati positivi sulla crescita, lo yen si è leggermente indeebolito rispetto al dollaro. I contratti swap overnight sono rimasti sostanzialmente invariati, indicando una probabilità del 77% che la banca centrale aumenti i tassi a giugno.
«La solida crescita del pil giapponese nel primo trimestre rafforza le argomentazioni affinché la BoJ continui a ritirare gli stimoli attraverso ulteriori rialzi dei tassi. Continuiamo ad aspettarci che la BoJ porti il tasso di riferimento all’1% a giugno, anche se la previsione resta tutt’altro che certa», ha previsto Taro Kimura, economista di Bloomberg Economics.
Il risultato arriva in un momento particolarmente delicato per la premier, Sanae Takaichi, che ha richiesto un bilancio supplementare per finanziare misure di sostegno d’emergenza e nuovi sussidi energetici. Il rapporto ha mostrato che i consumi privati, che rappresentano oltre il 50% del pil giapponese, sono aumentati dello 0,3% su base trimestrale non annualizzata, superando le previsioni dello 0,1%. Questo risultato è stato probabilmente sostenuto dai sussidi governativi e dal fatto che la crescita salariale ha finalmente iniziato a superare l’inflazione. Tuttavia, la fiducia dei consumatori si è indebolita dall’inizio della guerra in Iran. Anche le esportazioni hanno sostenuto l’economia più del previsto grazie alla ripresa della domanda in Cina.
La contrazione dei prezzi del petrolio ha favorito altri mercati: l’Asx 200 australiano è balzato dello 0,94%, mentre lo Straits Times Index di Singapore dello 0,65% e l’Hang Seng di Hong Kong dello 0,31%. Ma la maggior parte dei principali mercati azionari asiatici è rimasta debole, con i titoli tecnologici a guidare le perdite. L’indice cinese Shanghai Shenzhen CSI 300 ha perso lo 0,32%, ha retto lo Shanghai Composite (+0,17%). La Russia e la Cina sono pronte a sostenersi a vicenda su più questioni, tra cui la tutela della sovranità e e l'unità nazionale, ha affermato il presidente, Vladimir Putin, in un discorso video mentre si preparava a incontrare il presidente cinese, Xi Jinping, per i colloqui di mercoledì 20 maggio. «Non ci stiamo alleando contro nessuno, ma stiamo lavorando per la causa della pace e della prosperità universale», ha precisato Putin.
In calo pure l’indice sudcoreano Kospi che ha perso il 3%, dopo essere arrivato a cedere fino al 5% all’inizio della seduta con Samsung Electronics in calo dell’1,4% mentre il più grande produttore mondiale di chip di memoria (rappresenta quasi un quarto delle esportazioni della Corea) e il sindacato dei lavoratori hanno ripreso i negoziati dopo che i colloqui del giorno precedente non hanno portato a un accordo per evitare il più grande sciopero nella storia del colosso tecnologico.
Lo sciopero di 45.000 lavoratori, che dovrebbe iniziare giovedì 21 maggio e durare 18 giorni, potrebbe danneggiare l'economia coreana e le catene di approvvigionamento globali interrompendo la produzione di chip. Tanto che nel fine settimana il primo ministro sudcoreano ha minacciato di intervenire con un arbitrato d'urgenza per risolvere la crisi. (riproduzione riservata)